Rinnovabili: la direttiva RED II

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale con due anni di ritardo

Con due anni di ritardo, questo 30 novembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo che dà attuazione alla Direttiva europea 2018/2001, meglio nota come Direttiva RED II, che si pone come obiettivo la promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili.

La Direttiva stabilisce che, entro il 2030, a livello europeo le energie rinnovabili dovranno costituire almeno il 32% del consumo finale lordo di energia, percentuale ben lontana dalla situazione attuale, che vede l’Italia attestarsi soltanto al 18% (contro il 19,7% raggiunto dall’Unione Europea nel suo complesso), spesso a causa – come è stato più volte ribadito – dei complessi meccanismi burocratici che accompagnano iniziative e finanziamenti a favore delle fonti rinnovabili.

Obiettivi superati dal pacchetto “Fit for 55”

Il provvedimento, che entrerà in vigore a partire dal 15 dicembre, segnerebbe certamente un passo avanti rispetto all’attuale impiego delle rinnovabili nel nostro Paese, ma si tratta pur sempre di un obiettivo che nel frattempo è stato superato. Lo scorso 14 luglio, infatti, la Commissione Europea ha adottato il nuovo pacchetto per il clima, rinominato “Fit for 55”: tredici riforme legislative che mirano al raggiungimento di una riduzione delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030, per poi arrivare all’azzeramento delle emissioni entro il 2050. Per centrare questo obiettivo fondamentale, il nuovo pacchetto di leggi prevede un innalzamento della percentuale di energie rinnovabili al 40%, superando di fatto quanto indicato nella direttiva RED II.

Le novità

Certamente questo decreto legislativo porta con sé il merito di aver finalmente accolto una buona parte delle richieste avanzate dalle imprese del settore per agevolare la diffusione delle energie rinnovabili. Come commentato dal Presidente di Elettricità Furuta, Agostino Re Rebaudengo, “nel testo è chiara l’intenzione del Governo di proseguire lo snellimento della burocrazia avviata dal DL Semplificazioni con l’obiettivo di recuperare il forte ritardo accumulato nel percorso di decarbonizzazione e consentire l’installazione di 70 nuovi GW di impianti rinnovabili, un’opportunità che porterà al nostro Paese 90.000 nuovi posti di lavoro e 100 miliardi di investimenti privati nel solo settore elettrico”.

Diverse le novità introdotte in materia di incentivi, che per i grandi impianti di produzione elettrica verde – con potenza dunque uguale o maggiore a 1 MW – saranno attribuiti tramite procedure competitive basate su aste al ribasso che, come sempre, verranno condotte rispetto a contingenti di potenza, che potrebbero essere differenziati in base alle aree geografiche. Tra le proposte inserite figurano poi anche quella di consentire l’accesso alle aste del GSE (Gestore Servizi Energetici) per gli impianti fotovoltaici su aree agricole inutilizzate precedentemente indicate dalle Regioni come aree idonee e, aspetto fondamentale, un’ulteriore semplificazione delle procedure amministrative che regolano l’accesso ai sostegni.

Attenzione ai veti incrociati

Ora si deve passare alla parte attuativa, quella che sembra preoccupare di più anche le associazioni ambientaliste. Andrea Poggio, responsabile Mobilità sostenibile e Stili di vita di Legambiente, ha sottolineato come i tempi per la firma dei decreti attuativi siano molto dilatati – da tre mesi a un anno – il tutto, si rischia, ulteriormente allungato dall’obbligo di passare dal Ministero e dalle Regioni per l’identificazione delle aree ritenute idonee all’installazione di pannelli fotovoltaici o di pale eoliche.

Il rischio più grande è in sostanza quello di ritrovarsi ancora una volta invischiati in quel sistema di veti incrociati tra Regioni e Ministeri – senza contare poi gli effetti della sindrome di Nimby – che da ormai troppo tempo frenano la corsa delle rinnovabili nel nostro Paese e rallenta la transizione ecologica, con gli effetti – caro bollette in primis – che purtroppo conosciamo tutti molto bene.

Accelerare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica resta la via maestra da percorrere se si vuole contenere l’innalzamento della temperatura globale entro gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi e di questo sarebbe opportuno che tenesse conto anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, invece di continuare ad insistere con l’energia nucleare, questione su cui peraltro gli italiani hanno già espresso nettamente la propria posizione.

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