La silenziosa scomparsa del popolo dei Pigmei

Chi sono i Pigmei?

Il loro nome pare che derivi dal Greco pygmâios che significa “alto un cubito”, dove per cubito si intende una unità di misura della lunghezza utilizzata nell’antichità per indicare la distanza dal gomito alla punta delle dita, pari a circa 50 cm. Con il termine Pigmei i Greci si riferivano ad un leggendario popolo di nani stabiliti tra l’India e l’Egitto, in guerra perenne con le cicogne e le gru che distruggevano i loro campi. Identificati come “piccoli uomini” anche da altre culture, come quella Bantu, la parola Pigmeo, secondo diverse fonti tra cui Survival International, spesso è intesa in modo dispregiativo e per questo poco utilizzata. Inoltre, Pigmeo è un nome collettivo con il quale si indicano diversi gruppi di popoli presenti nella foresta tropico -equatoriale dell’Africa caratterizzati dalla bassa statura, per gli uomini circa 140 cm mentre per le donne circa 130 cm, accomunati da tratti somatici simili e da altre peculiarità che li rendono affini tra loro e differenti dagli altri popoli dell’Africa centrale.

I gruppi Aka, Bakoya, Bedzan, Bakola-Bagyeli e Baka appartengono tutti al popolo dei Pigmei. Essi vivono nella foresta in villaggi composti da 10-15 famiglie sistemate in case di paglia e fango, oppure nelle tipiche mongulu, capanne di foglie costruite dalle donne che avrebbero avuto questa dote in dono direttamente dal loro dio e che, ancora oggi, la trasmettono di madre in figlia. I Pigmei sono cacciatori -raccoglitori che vivono in condizioni di nomadismo stanziale e si spostano in cerca di cibo seguendo le stagioni, secondo la loro tradizione millenaria del molongo. Gli uomini cacciano e le donne raccolgono i frutti della foresta ma non è raro vederle pescare. La vita di questi popoli scorre scandita dai ritmi della natura, a stretto contatto con la foresta che per loro è sacra ed è anche fonte di sussistenza. Conoscono tutti i segreti di quel denso e lussureggiante polmone verde con il quale vivono in un rapporto di interdipendenza: il perfetto equilibrio dell’intero ecosistema permette ai Pigmei e alla foresta stessa di sopravvivere nel tempo. Nonostante il carattere schivo di queste popolazioni, non è difficile notare le tracce di una loro contaminazione con la modernità.

Il loro rapporto con l’esterno

Questa etnia ha subito nel tempo una graduale diminuzione anche a causa del contatto con il mondo esterno che minaccia profondamente la cultura pigmea. Inoltre l’emarginazione, il disprezzo e i pregiudizi relativi ai costumi e alle tradizioni di questo popolo rendono difficile la sopravvivenza della loro stessa cultura. Non solo questioni sociali, che hanno portato ad una conseguente esclusione dai servizi di base e dalla rappresentanza politica, ma anche questioni economiche ed ambientali legate ai cambiamenti climatici minacciano i “danzatori degli dei”, soprannome con cui vengono chiamati i Pigmei per le loro speciali abilità nella danza. Il popolo più vicino a loro è quello Bantu, con il quale intrattengono rapporti commerciali e sociali, secondo una relazione di subordinazione che risale al periodo pre -coloniale, quando i Bantu, più forti fisicamente, superiori numericamente e tecnologicamente, assoggettarono i Pigmei schiavizzandoli. Ora, a costringere ulteriormente queste popolazioni ad abbandonare il loro stile di vita, imponendo loro di fatto un’assimilazione forzata, incombono altre questioni che hanno costretto questi popoli della foresta a stabilirsi in modo sedentario ai margini dei villaggi Bantu, bloccati a metà strada tra l’integrazione completa e il ritorno alle origini.

Il limbo dei Pigmei e le minacce alla loro autoconservazione

La foresta è il fulcro della loro esistenza ma da essa e dalle sue preziose risorse non dipende solo la vita dei Pigmei, ma anche lo sviluppo economico dei Paesi nei quali essa sorge e rigogliosa vegeta. Il bacino del Congo ospita quella che è considerata l’Amazzonia africana, quella foresta pluviale che ricopre un’importanza vitale non solo per il Paese, ma anche per l’equilibrio climatico dell’intero Pianeta. Nonostante la zona sia ricchissima di materie prime le popolazioni che vi abitano soffrono di povertà estrema. Il legno pregiato, i minerali presenti nel sottosuolo, le oltre 10.000 specie di piante tropicali e migliaia di animali sono il tesoro della foresta che ospita nella sua vastità l’80% di tutte le specie di primati africani.

Sul polmone dell’Africa e sulle popolazioni che lo abitano gravano però diversi pericoli: la deforestazione, gli incendi, l’espansione dell’attività agricola di sussistenza, l’aumento dell’attività estrattiva del carbone, il land grabbing, l’accaparramento delle risorse, la costruzione di dighe sono solo alcune delle problematiche che hanno portato negli anni a distruzione e di conseguenza a disastri ambientali ed ecologici. All’interno di questa immensa foresta vergine, oltre ai Pigmei, vivono circa 150 gruppi etnici diversi che sono in perfetta simbiosi con la natura che li circonda, dalla quale traggono benessere e sostentamento.

I Pigmei della Repubblica del Congo

La Repubblica del Congo è immersa nel cuore della foresta tropicale ed è per questo uno dei Paesi che maggiormente cerca di sfruttare le risorse forestali per poter attrarre investimenti che permettano al Paese di crescere economicamente. Ma ha un problema. I Pigmei che vivono nella foresta rappresentano un ostacolo allo sviluppo e per questo sono continuamente vittime di uno sfratto organizzato su larga scala. Lo sfruttamento delle risorse è considerato dal governo un’azione strategica per permettere il progresso economico del Paese e, stando alle dichiarazioni rilasciate a Lifegate dal Responsabile della promozione dei popoli autoctoni al ministero della giustizia congolese, Justin Assomoyi, “il governo sta mettendo in atto politiche di inclusione per i popoli autoctoni, ma deve allo stesso tempo cercare di sfruttare le enormi risorse di cui è ricco il Paese per i bisogni di crescita della sua economia”. Nonostante il Congo abbia adottato già nel 2011 una legge per la tutela dei diritti di questi popoli delle foreste, seguita poi da un articolo costituzionale che permette l’attuazione di questo importante riconoscimento nel 2015, i Pigmei subiscono ancora profonde discriminazioni.

Al contrario di quanto si possa pensare, nonostante i massicci investimenti e lo sfruttamento indiscriminato, complice un governo che mantiene segreti i contratti di concessione delle terre senza interpellare le popolazioni locali, la vasta area della foresta che ricade nel territorio della Repubblica del Congo, versa in buone condizioni secondo il rapporto Global Forest Watch e proprio per la sua salute, una buona percentuale del territorio forestale è oggetto di progetti di conservazione da parte di alcuni enti e organizzazione come WWF, African Parks and Wildlife Conservation Society.

E i Pigmei hanno nuovi nemici. Il paradosso che si è generato nasce proprio dai progetti di protezione e salvaguardia della foresta tropicale portati avanti da queste grandi associazioni. Le misure adottate per la conservazione delle aree forestali e delle specie animali che in essa vivono escludono i Pigmei dalla foresta, impedendo loro l’accesso e di conseguenza la caccia e la raccolta, violando così i loro diritti e modificando le loro abitudini di vita. E se ciò non bastasse, le denunce di abusi e violenze perpetrate dai guardia-parco ai danni delle donne e degli uomini che vivono nella foresta sono centinaia e sono rese pubbliche e confermate da indagini e inchieste di diverse organizzazioni tra cui Survival International, Onu e Ue. Secondo un’indagine Onu i guardia -parco del WWF hanno commesso abusi sulle popolazioni native come riportato un anno fa anche dal The Guardian.

Sembra dunque non esserci pace per i Pigmei, costretti a sopravvivere tra violenze, distruzione del loro habitat e violazione dei loro diritti. Eppure sono proprio loro i custodi della ricca biodiversità che caratterizza la foresta pluviale africana. Lo sono stati da sempre, il loro stile di vita è perfettamente integrato nella foresta e contribuisce a mantenere l’equilibrio dell’ecosistema. Ma ai governi non interessa, per loro questi popoli sono solo un ostacolo alla crescita economica ed al progresso.

Che però è sinonimo di assimilazione e integrazione che spesso significa scomparsa e morte per i Pigmei e la loro cultura.

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