Black Friday: la festa del consumismo

Arriva il venerdì nero per l’ambiente

Ce lo ripetono in tutti i modi da giorni e giorni: messaggi, spot televisivi, cartelloni pubblicitari, volantini. No, non stiamo parlando del Natale ormai quasi alle porte, ma di quello che sembra esser diventato uno degli eventi più attesi dell’anno: il Black Friday.

Ricorrenza – se così la si può definire – di origine statunitense che è ormai stata adottata in gran parte del mondo, durante la quale negozi di ogni genere e tipo praticano sconti anche molto consistenti per invogliare i consumatori a fare acquisti a prezzi vantaggiosi.

Il principio del risparmio, che pure in sé per sé potrebbe essere considerato sacrosanto, si è trasformato tuttavia in una folle corsa all’acquisto sconsiderato, rendendo quella del Black Friday una giornata – che peraltro nel corso degli anni si sta trasformando in una settimana – di celebrazione del consumismo, con un impatto pesantissimo sull’ambiente, ma anche su lavoro di piccole e medie imprese.

La corsa al consumo che danneggia uomo e ambiente

Il problema è sostanziale e riguarda il nostro stesso concetto di crescita e di benessere. La comunicazione martellante alla base del Black Friday, ma potremmo dire genericamente della società del consumo, ci induce infatti a desiderare di possedere beni di cui, a conti fatti, spesso non abbiamo alcun bisogno o per i quali potremmo trovare soluzioni alternative all’acquisto; esistono, ad esempio, realtà come quella delle biblioteche della cose, luoghi che consentono di noleggiare oggetti di uso comune, di cui può capitarci di avere occasionalmente bisogno, evitando di acquistare, consumare e dunque inquinare laddove non ce n’è alcuna necessità. Così come esistono numerose soluzioni per poter acquistare prodotti di seconda mano, scegliendo dunque la via del riciclo piuttosto che quella insostenibile dell’acquista, consuma, smaltisci che sta uccidendo il Pianeta.

Appena pochi giorni fa, si è conclusa la Cop26 il cui risultato, come purtroppo sappiamo è stato fallimentare; i nostri leader non sono stati in grado di mettere in campo scelte coraggiose ma indispensabili per il nostro futuro e questo ha suscitato lo sdegno di molti. Tuttavia, è importante sottolinearlo, l’impegno nella lotta alla crisi climatica non passa soltanto attraverso le decisioni dei potenti del mondo, ma anche attraverso le nostre decisioni e occasioni come quella del Black Friday ci offrono la possibilità di riflettere su qual è la via da intraprendere per spezzare le catene di un sistema che non giova né al Pianeta né tanto meno a noi, ossessionati da una ricerca della felicità vincolata al possesso, schiavi di un beni che consumiamo in tempo record e che finiscono con l’ingombrare le nostre case e le nostre menti.

Quante emissioni?

Solo nel nostro Paese, secondo le stime fornite dall’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, verranno spesi circa 1,8 miliardi di euro, con il settore della moda e dell’elettronica a fare da padroni. Con l’86% degli italiani che prevede di fare acquisti e una spesa media che si aggirerà intorno ai 372 a testa, l’Italia non solo fa un balzo in avanti di circa il 20% rispetto allo scorso anno, ma diventa uno dei Paesi europei in cui il Black Friday ottiene più successo.

Ma qual è il prezzo che deve pagare l’ambiente per i nostri acquisti sfrenati? Anche quest’anno il britannico Money.co.uk ha cercato di stimare le emissioni di CO2 che il Black Friday causerà nel Regno Unito; le cifre dovrebbero quantomeno suscitare impressione: solo oltremanica, infatti, questo venerdì letteralmente nero comporterà l’emissione di circa 386.243 tonnellate di CO2, l’equivalente di 215.000 voli Londra-Sidney, per rendere meglio l’idea.

L’importanza della consapevolezza individuale

Cosa possiamo fare per frenare tutto questo? Essere consapevoli, innanzitutto. Avere dunque consapevolezza di cosa comportano i nostri acquisti, riflettere su ciò di cui abbiamo veramente bisogno, capire cosa possiamo evitare, capire se e come possiamo ricorrere a soluzioni alternative che riducano consumi e sprechi, informarci su quanto siano sostenibili le aziende che supportiamo con il nostro denaro. Perché è giusto pretendere azioni dai nostri leader, ma è altrettanto giusto essere parte attiva del cambiamento che auspichiamo.

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