Sanità pubblica: quali sono i vantaggi?

Il dibattito sull’assistenza sanitaria pubblica

Durante il mese di settembre 2018 è apparso sull’autorevole British Medical Journal un interessantissimo articolo, dal titolo “Health systems should be publicly funded and publicly provided”. L’articolo era corredato da ben 46 citazioni bibliografiche e firmato da tre validissimi professionisti: Neena Modi e Jonathan Clarke dell’ Imperial College di Londra, Martin McKee ordinario alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Negli ultimi tempi lo scritto è stato preso spesso come riferimento, in relazione al dibattito generato dalla sempre più intensa deriva privatistica dei servizi sanitari nazionali, un dibattito reso ancora più acceso dalle evidenti incongruenze palesatesi durante la fase più acuta dell’epidemia scatenata dal Covid – 19, soprattutto nei sistemi dove la trazione del privato era più forte.

I tre autori fanno un bilancio delle conseguenze dell’Health and Social Care Act, siglato nel 2012 nel Regno Unito e approvato nel 2013 dal governo presieduto da Cameron, che ha riformato il sistema inglese assoggettando le prestazioni sanitarie ad una logica concorrenziale di mercato. La prima evidenza ha a che fare con le conclusioni del premio Nobel per l’Economia Kenneth Arrow, scomparso nel 2017: “Il mercato della sanità ha fallito poiché l’assistenza sanitaria non è un prodotto semplice, come una scatola di viti, ma è complesso e soggetto a rilevanti asimmetrie informative in quanto il professionista sanitario in genere ha maggiori conoscenze rispetto al paziente”. Il paziente è quindi di fatto nella totale impossibilità di poter scegliere, molto più che in altri ambiti, e trattandosi di un contesto che presuppone un pesante coinvolgimento emotivo, rischia di finire totalmente alla mercè di operatori non sempre trasparenti in un turbinio di ansia e preoccupazione. A tutto questo si accompagna poi l’iniquità di un sistema fondato sulla disponibilità di risorse individuali, che spinge i poveri sempre più ai margini. In sostanza mentre i ricchi rischiano di diventare un facile bancomat, saltando da un esame all’altro, da un intervento all’altro, finendo peraltro per ingolfare l’offerta e allungare le liste d’attesa nel cosiddetto “paradosso del paziente”, i poveri semplicemente non esistono.

Sanità pubblica o sanità privata?

Un’altra importante criticità riguarda l’impossibilità di misurare la qualità del servizio offerto, attraverso un’attenta valutazione degli esiti. Quest’operazione è divenuta ancora più difficile a causa di un sistema che nel suo complesso è estremamente frammentato e rende praticamente impossibile poter fare un bilancio attendibile e veritiero. Nello stesso tempo il settore pubblico è pesantemente destabilizzato dall’esistenza di un concorrente agguerritissimo, a cominciare dall’impatto sulla forza lavoro che viene drenata dal pubblico al privato grazie ad una retribuzione sistematicamente più allettante. Il privato però investe pochissimo sulla costosa formazione di base, limitandosi a scaricare questo costo sul pubblico, salvo poi portarsi via con un’offerta migliore il prodotto così faticosamente ottenuto, cioè una forza lavoro con un minimo di esperienza e debitamente formata. E’ lo stesso meccanismo vizioso, per certi aspetti, che si produce quando le cose vanno male e la sanità diventa prevalentemente un costo, vale per investimenti privati rivelatisi fallimentari così come per situazioni straordinarie come quelle appena vissute. La pandemia in questo senso ha lasciato il segno. Eppure proprio in Lombardia, la regione italiana più colpita, che ha registrato il maggior numero di decessi e che ha rischiato il collasso e il commissariamento sotto i colpi del Covid -19, dove il supposto principio di equivalenza pubblico privato ha mostrato tutte le sue contraddizioni, si sta accelerando verso un modello analogo anche sull’assistenza di base, forti delle ingenti risorse in arrivo con il PNRR e che prevedono la realizzazione di 1288 case della comunità in tutta Italia, di cui 216 proprio in Lombardia.

Tutto questo sebbene una revisione sistematica della performance ospedaliera nell’Unione Europea abbia dimostrato che gli ospedali pubblici sono almeno altrettanto efficienti, se non addirittura più efficienti degli ospedali privati. Talvolta sono anche più efficaci, soprattutto se si confrontano gli acquisti di servizi radiologici o di laboratorio tra un fornitore pubblico e uno privato. Quest’ultimo infatti, sovente slegato da un contesto più ampio e multidisciplinare, spesso è impossibilitato a una discussione clinica e finisce per produrre esiti la cui qualità è sempre più bassa e la cui interpretazione è sempre più generica. La separazione tra chi referta gli esami e chi eroga la prestazione può essere foriera quindi, nella migliore delle ipotesi, di ulteriori verifiche, di esami fotocopia e dunque di un aumento complessivo dei costi sia per il cittadino che per la collettività.

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