Il nuovo Bernabeu va nella direzione giusta

Sport e sostenibilità

Il Qatar è il tredicesimo produttore mondiale di greggio, con una produzione di circa 1,5 milioni di barili al giorno, e nel 2022 ospiterà la prossima edizione della coppa del mondo di calcio, il torneo di calcio più prestigioso nonché l’evento sportivo più seguito in assoluto sulle televisioni del pianeta. Fa un po’ sorridere quindi che proprio il Quatar si sia impegnato a realizzare la prima edizione carbon neutral nella storia della manifestazione, infatti alcuni degli otto impianti che ospiteranno il mondiale hanno ricevuto una certificazione dal Global sustainability assessment system, un sistema di valutazione della sostenibilità delle strutture utilizzato in Medio Oriente e in Nord Africa. Anche alcuni impianti negli Stati Uniti si sono visti attribuire dei riconoscimenti nel segno della sostenibilità, ad esempio lo stadio di Atlanta e quello di San Francisco dove si esibiscono le squadre locali di football americano, così come l’arena del basket della città di Sacramento. In Europa al momento si distingue solo la Johan Cruijff Arena, la casa dell’Ajax di Amsterdam, dotata di 4200 pannelli solari e di una turbina eolica per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nient’altro di eclatante, la quasi totalità degli impianti sportivi andrebbe quindi ripensata o meglio ancora recuperata secondo dei nuovi criteri di funzionalità e sostenibilità.

Il nuovo volto del Santiago Bernabeu

Le notizie che arrivano dalla Spagna sono però molto incoraggianti in questo senso, è possibile cioè guardare al futuro con fiducia e un minimo di speranza. E infatti, mentre a Milano una seria discussione sul destino di San Siro fa fatica a prendere quota, a Madrid i lavori per il nuovo Santiago Bernabeu, la casa del Real Madrid, uno dei club più ricchi e titolati d’Europa, procedono spediti e vanno proprio nella direzione del recupero e della rifunzionalizzazione. Qualche giorno fa il nuovo Santiago Bernabeu è stato presentato con un filmato di 310 secondi, 5 minuti in grado di proiettarci in un futuro prossimo affascinante e ricco di effetti speciali. L’obiettivo del club madrileno, proprietario dell’impianto, è quello di utilizzare il nuovo stadio molto di più di quanto non si sia fatto con il vecchio. Basti pensare che attualmente il Bernabeu “lavora” solo 30 giorni all’anno e che l’obiettivo dei soci del club sarebbe di portarlo a 300. Come? Il segreto è nella creazione di un prato di gioco retrattile, che potrà essere letteralmente fatto a fette e nascosto sotto terra in una struttura collocata a 35 metri di profondità, dove verrà protetto e curato attraverso la migliore tecnologia disponibile, che prevede raggi ultravioletti, ossigenazione, camere di ventilazione, irrigazione automatica e illuminazione a led. Tutto ciò sarà possibile grazie ad una base artificiale sulla quale, in base alle necessità contingenti, sarà possibile posare diversi tipi di pavimentazioni alternative al prato di gioco. La conseguenza sarà la possibilità di poter organizzare una vasta gamma di eventi sportivi diversi dal calcio, passando dal basket al tennis, dalla pallavolo al football americano, nonché eventi di altro segno come concerti, spettacoli o congressi. Sarà possibile addirittura organizzare due eventi sportivi contemporaneamente con tribune dedicate, ad esempio un incontro di basket da una parte e una partita di tennis dall’altra. Il tetto sarà richiudibile, così da proteggere l’impianto dagli agenti atmosferici, e non mancheranno ristoranti e bar per mettere gli spettatori a loro agio aumentando ulteriormente gli introiti del complesso. Il principale stadio di Madrid, normalmente chiuso durante la stragrande maggioranza dei giorni dell’anno, così come tutti gli altri stadi, diventerebbe di colpo un luogo sempre frequentato e punto d’incontro e di svago per una umanità variegata.

Uno stadio ad emissioni zero

Il nuovo Santiago Bernabeu sarà soprattutto uno stadio a emissioni zero ed all’insegna della sostenibilità, grazie alla guida di Michael Sutherland che è chief transformation officer del progetto. Si tratta di un ingegnere neozelandese, esperto in settori come la realtà virtuale, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale. I lavori dovrebbero terminare per la fine del 2022, forse per l’inizio del 2023, e al momento l’accesso alla struttura è contingentato e permesso solo, si fa per dire vista la capienza dell’impianto, a 30000 spettatori per volta, approfittando di un rapido avanzamento dei lavori registrato nell’ultimo anno. I tempi si sono di fatto accorciati grazie alla saggia scelta del club di giocare, durante la lunga emergenza Covid e dunque in assenza dei tifosi dei blancos, presso il centro di allenamento di Valdebebas, vicino all’areoporto Barajas di Madrid, e non nel glorioso impianto cittadino. Questo ha evidentemente consentito un’accelerazione rispetto alle scadenze previste, senza intaccare tuttavia una precisa volontà che ruota in gran parte dietro la consapevolezza che i luoghi dello sport vanno sicuramente rinnovati e adattati alle nuove esigenze, ma preservati per quanto possibile, perché in certi casi non si tratta solo di stadi ma di veri e propri monumenti, depositari della storia e della cultura non solo di un’intera città ma di milioni di appassionati.

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