La transizione ecologica deve

Disuguaglianze sociali e sostenibilità

Raggiungere una sostenibilità vera e duratura richiederà di affrontare le disuguaglianze sociali in Europa e non solo”. Sono queste le parole che accompagnano la presentazione del briefing congiunto “Exploring the social challenges of low-carbon energy policies in Europe” redatto da Eurofound ed European Environment Agency (EEA).

I cittadini chiedono una politica climatica equa per tutti

L’Unione Europea, con la legge sul clima approvata lo scorso giugno, si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La legge impone il taglio del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Questi obiettivi sono parte dell’European Green Deal (EGD) che rientra nel più ampio impegno dell’UE per sostenere gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile.

Queste politiche implicano una trasformazione radicale del sistema energetico, con un impatto profondo sulle nostre economie, società, territori e sulla vita delle persone. L’European Green Deal punta ad affrontare le conseguenze economiche e sociali di questi cambiamenti, concentrandosi sul sostegno alle regioni, industrie e lavoratori che, più di altri, rischiamo di affrontare le maggiori sfide della transizione. Emerge dai cittadini una crescente domanda di equità nell’attuazione delle politiche climatiche. È necessario che l’European Green Deal sia equo, dovendo attuarsi in un contesto in cui le disuguaglianze economiche e sociali in Europa sono cresciute in modo significativo negli ultimi decenni e probabilmente si sono aggravate a causa della pandemia Covid-19.

Alcune politiche climatiche comportano benefici e maggior benessere, altre, come le carbon-taxes possono avere un impatto negativo sulle famiglie con reddito basso. La necessaria transizione ecologica dei processi produttivi, avverte il briefing, richiederà anche di affrontare le disuguaglianze sociali che la transizione può generare.

I numerosi strumenti economici promossi per favorire nuove abitudini e azioni ambientalmente sostenibili hanno implicazioni diverse sulle famiglie. Condizioni di partenza come l’età, il livello di reddito, l’ubicazione (centro/periferia) o la situazione occupazione sono da tenere in forte considerazione nel valutare vantaggi e svantaggi delle scelte normative da attuare. Il rischio di approfondire le disuguaglianze sociali diverrà alto se i costi e benefici delle politiche di mitigazione del clima non saranno distribuiti equamente fra tutti.

Gli effetti redistributivi generati dalla sola tassazione sulle energie da fonti inquinanti e sul carbone dimostrano che questa scelta non riesce da sola a far raggiungere simultaneamente gli obiettivi di mitigazione, senza generare risultati distributivi negativi. Tali scelte comportano un aumento dei prezzi dell’energia e questo genera una pressione maggiore sulle famiglie a basso reddito, poiché queste riservano una quota maggiore del loro budget proprio alle bollette energetiche. O anche si può citare il caso di chi vive in aree urbane periferiche, zone spesso non servite dai mezzi pubblici, e che deve fronteggiare l’aumento dei costi energetici.

I tre obiettivi fondamentali per realizzare una transizione giusta

La garanzia di una transizione equa verso la neutralità climatica, suggerisce il documento, risiede nel perseguire tre obiettivi fra loro complementari.

Il primo obiettivo è dare priorità a politiche di mitigazione socio-climatica vantaggiose per tutti e capaci di ridurre sia le emissioni di gas serra  sia le disuguaglianze sociali. Gli investimenti pubblici utili a garantire l’efficienza energetica delle abitazioni popolari e il sostegno al trasporto pubblico sostenibile sono azioni chiaramente “progressiste” e capaci di ridurre tanto le emissioni di gas serra quanto le disuguaglianze sociali. Le ristrutturazioni edilizie possono migliorare la qualità dell’ambiente e la salute dei più vulnerabili, come anziani, bambini, donne incinte e malati.

Il secondo obiettivo deve essere quello di minimizzare la disuguaglianza distributiva-monetaria della transizione verso economie carbon-neutral . Sarebbe utile investire le entrate generate dalle tasse sul carbone per sostenere i lavoratori maggiormente colpiti e dirottare investimenti verso posti di lavoro green. Risarcire i cittadini attraverso sconti diretti sulle bollette può prevenire impatti regressivi e problemi sociali, ma non aiuta a risolvere problemi sociali e sfide ambientali nel lungo periodo. In Danimarca, l’ “assegno verde” per compensare le famiglie a basso reddito per l’aumento delle tasse sull’energia è un esempio di misura di compensazione.

Perseguire i primi due obiettivi consente di ottenere quello che dovrebbe essere il terzo obiettivo per una transizione equa: massimizzare i benefici non monetari, come quelli legati alla salute. Il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo. Le famiglie che vivono in povertà energetica soffrono più di altre le forti ondate di calore o di freddo. Fra le conseguenze della povertà energetica sono incluse anche l’insicurezza alimentare, la scarsa qualità dell’aria interna, l’inquinamento acustico e l’ insicurezza abitativa.

Sostegno alle fasce di popolazione fragili e importante del dialogo sociale

Il documento lancia l’allarme sulla mancata fruizione delle prestazioni sociali. Questo accade quando le famiglie e gli individui non accedono ai benefici cui hanno diritto. Molto spesso le persone che rinunciano alle agevolazioni sono quelle che vivono in ambienti socio-economici fragili. Solo intervenendo su questa problematica si potranno realmente massimizzare i benefici ambientali e sanitari per tutti.

Il briefing valorizza il dialogo sociale per una politica climatica veramente inclusiva e giusta, sottolineando l’importanza del ruolo dei datori di lavori per una transizione equa. I datori di lavoro rispondono alle politiche climatiche adeguando i loro modelli di business, di produzione di beni e servizi, i sistemi di produzione o l’organizzazione del lavoro. Questo dialogo sociale è composto da momenti di discussione, consultazioni, negoziati e azioni congiunte con le parti sociali. Si tratta di pratiche, avverte la pubblicazione, che dovranno essere sempre più diffuse in futuro per ottenere il massimo coinvolgimento di tutti i protagonisti della transizione.

 

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