Cinque giovani denunciano il governo

Vivere in un ambiente pulito è un diritto umano

Appena qualche settimana fa, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha riconosciuto all’accesso ad un ambiente pulito, sano e sostenibile il titolo di diritto umano fondamentale.

Un passaggio importante, che riconosce valore alle tante battaglie legali portate avanti negli ultimi anni in nome della giustizia climatica e del diritto che tutti dovremmo avere, indipendentemente dal Paese in cui viviamo o da cui proveniamo e dalle nostre condizioni socio-economiche, a vivere in un contesto ambientale che non danneggi né la nostra salute psico-fisica né la nostra qualità di vita.

Le azioni legali 

La più celebre di queste azioni legali, probabilmente, è quella che ha visto coinvolta la Francia nel processo ribattezzato l’Affair du siècle, processo al termine del quale lo Stato francese si è visto condannare per inazione climatica per le iniziative intraprese sul fronte del taglio alle emissioni inquinanti; iniziative giudicate inadeguate e ben al di sotto degli impegni presi e in tal senso lesive dei diritti delle nuove generazioni, alle quali scelte politiche poco coraggiose stanno lasciando un mondo in fiamme.

I ragazzi australiani chiedono al governo azioni concrete per difendere il Pianeta

Oggi a muovere un’azione legale contro il proprio Paese è un gruppo di cinque adolescenti australiani, che si sono rivolti a tre enti delle Nazioni Unite per denunciare l’inazione climatica portata avanti dal governo Morrison e la conseguenza lesione dei diritti umani che essa comporta.

L’Australia è tra i maggiori esportatori di carbone al mondo e non è nuova a polemiche riguardo la propria indifferenza rispetto alla crisi climatica; non a caso figura infatti tra i Paesi che, secondo una recente inchiesta della BBC, avrebbero tentato di far modificare le conclusioni del sesto rapporto sul clima dell’IPCC.

Il gruppo di adolescenti australiani, che comprende anche membri della comunità indigena e portavoce delle persone con disabilità, è supportato in questa impresa da un gruppo di legali del gruppo Environmental Justice Australia, che volontariamente si sono uniti alla causa contro il governo. La tesi di fondo che muove i ragazzi e le ragazze impegnate in questa azione è che gli obiettivi fissati dall’Australia per il 2030 sono assolutamente insufficienti se si vuole contenere l’innalzamento della temperatura globale entro i limiti stabiliti dall’Accordo di Parigi.

Tali obiettivi stabiliscono infatti che l’Australia entro il 2030 debba tagliare le sue emissioni inquinanti del 26-28% rispetto al 2005, una cifra ritenuta troppo bassa rispetto alle indicazioni fornite dalla scienza; per questo i ragazzi e le ragazze che hanno deciso di denunciare l’inazione climatica australiana si sono rivolti ai relatori speciali dell’Onu, chiedendo loro di fare pressioni affinché gli obiettivi dell’Australia al 2030 si facciano più ambiziosi e si mettano dunque in linea con quanto indicato dagli studi sul tema, nel rispetto non solo del Pianeta ma anche dei diritti umani di chi lo abita.

Ancora bla, bla bla

È notizia di appena poche ore fa che, probabilmente anche a seguito del clamore destato dall’azione di questi ragazzi, ad appena pochi giorni dall’avvio dei lavori della Cop26 di Glasgow, il governo di Canberra ha annunciato di voler raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050. Una notizia che suona tuttavia come l’ennesimo bla, bla, bla, per dirlo alla Greta. A dispetto dell’ennesimo proclama, infatti, l’Australia continua a non modificare le indicazioni relativo al taglio delle emissioni da qui al 2030 né a mettere concretamente in discussione l’uso delle fonti fossili. Il tutto ad una manciata di giorni da quella che potrebbe essere davvero la nostra ultima occasione per salvare il Pianeta.

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