Il ritiro dei ghiacciai africani è il

Una questione di giustizia sociale

Mi chiamo Vanessa Nakate e vivo a Kampana, in Uganda, un Paese che è uno dei più esposti ai cambiamenti climatici. Negli ultimi anni ho assistito sempre di più all’impatto della crisi climatica sul continente. È assurdo perché l’Africa emette meno CO2 di tutti i continenti, escludendo l’Antartide.

Storicamente l’Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali, eppure subisce gli impatti più forti della crisi: uragani sempre più forti, inondazioni devastanti,siccità”.

Così l’attivista ugandese parlava dal palco della Pre-Cop26 di Milano appena poche settimane fa, evidenziando quanto quella climatica fosse non solo una questione legata in modo esclusivo alla salvaguardia dell’ambiente, ma fosse anche una questione di giustizia sociale, giustizia climatica, come giustappunto è stata definita.

Oggi, ce lo dicono numerosi studi, a risentire maggiormente degli effetti del surriscaldamento globale sono ovunque proprio coloro che meno possono esserne considerati i responsabili. Sono le minoranze, le fasce socio-economiche più deboli, che nelle grandi città vivono in quartieri dove le aree verdi sono scarse – se non assenti – e tra le quali l’inquinamento atmosferico miete più vittime; sono i Paesi – o i continenti, come nel caso di quello africano – che, come ricordava Vanessa Nakate, con le loro economie sono stati in minima parte responsabili delle emissioni inquinanti generate nel corso di questi decenni e che con maggiori difficoltà oggi si trovano costretti a fronteggiare effetti devastanti con strumenti e mezzi economici inadatti a farlo.

Addio ai ghiacciai del Kilimangiaro e del Monte Kenya entro il 2040

È quanto emerge ancora una volta dall’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, che ha analizzato lo stato di salute dei ghiacciai africani.

Lo studio ci dice chiaramente che, di questo passo, i ghiacciai sul Kilimangiaro e sul Monte Kenya sono destinati a scomparire entro il 2040. L’Africa, nonostante sia responsabile di meno del 4% delle emissioni di gas serra a livello globale, è tra le aree del mondo con il più alto tasso di riscaldamento e i suoi ghiacciai subiscono un tasso di ritiro superiore alla media globale; “se continua così”, ci dice il rapporto, “si arriverà alla totale deglaciazione nei prossimi due decenni”.

Le conseguenze socio-economiche

Le conseguenze sociali ed economiche determinate dallo scioglimento dei ghiacciai sarebbero devastanti: inondazioni, caldo estremo, siccità aumenterebbero, costringendo sempre più persone a migrare, riducendo sempre più persone alla fame; lo stiamo già vedendo in Madagascar, dove è in corso quella che è stata definita la prima carestia determinata dalla crisi climatica.

Da qui a un decennio circa 118 milioni di persone, che già vivono in condizioni di povertà estrema, potrebbero veder peggiorare ulteriormente la propria situazione, con l’Africa subsahariana che potrebbe veder ridurre il proprio Pil di un ulteriore 3% entro il 2050.

Un’ingiustizia sociale aggravata dal fatto che le istanze dei Paesi africani trovano ancora troppo poco spazio all’interno del dibattito scientifico mondiale; lo denuncia il programma di ricerca internazionale Future Climate for Africa, che ha definito “estremamente bassa” la partecipazione africana alla realizzazione dei rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change.

A pochi giorni dall’avvio della Cop26 di Glasgow, quello della giustizia climatica è un tema quanto mai caldo. I Paesi più ricchi, quelli che hanno portato la crisi climatica al punto in cui è ora, saranno in grado di prendersi finalmente le proprie responsabilità?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui