Quattro proposte per la transizione ecologica

La crisi climatica mette a rischio l’approvvigionamento alimentare

Coltivare le terre nei prossimi anni sarà sempre più difficile a causa dei cambiamenti climatici: temperature elevate, siccità ed eventi meteo estremi come le alluvioni stanno già condizionando negativamente le produzioni agricole mondiali. Questa estate il Canada, che produce grandi quantità di grano, a causa di una siccità ha ridotto l’esportazione di 3 milioni di tonnellate pari a quasi al 50% della produzione complessiva, gli Usa hanno subito una riduzione del 30-40%, forti perdite si sono registrate anche in Francia e in centro Europa a causa delle alluvioni di luglio con una riduzione di 2 milioni di tonnellate di grano.

Il prezzo del grano duro in due anni è passato da 200 a 550 euro la tonnellata e in Italia il costo del pane ora oscilla tra i 2,60 e 3 euro a chilo, mentre la farina è aumentata di 40 centesimi al chilo.

Lo scenario che abbiamo di fronte a noi nei prossimi anni è più che preoccupante e mette a rischio l’approvvigionamento alimentare se non si realizzeranno politiche vere di contrasto alla crisi climatica, anziché presentare la transizione ecologica come un bagno di sangue e incolpando dell’aumento della bolletta elettrica la transizione ecologica e non il rincaro del prezzo del gas come ha fatto il ministro Cingolani.

Con le attuali politiche sul clima l’Italia raggiungerà l’obiettivo di riduzione di CO2 con 29 anni di ritardo

Secondo lo studio del Forum Ambrosetti e della fondazione Enel le attuali politiche sul clima in Italia porteranno a raggiungere gli obiettivi europei fissati al 2030 di riduzione della CO2 e di produzione di energie rinnovabili rispettivamente con 29 e 24 anni di ritardo, perdendo 424 miliardi di euro di investimenti.

I due strumenti strategici per la lotta alla crisi climatica del governo italiano, il piano energia e clima e il Pnrr non rispettano gli obiettivi sul clima, perché il primo prevede ad oggi una riduzione delle emissioni di CO2 al 37% contro il 55% previsto dalla UE e il secondo non risponde alla richiesta di investimenti in settori strategici come nel trasporto pubblico per ridurre l’inquinamento delle città, della produzione di rinnovabili e sulla dispersione dell’acqua dalle reti idriche colabrodo per fare solo alcuni esempi.

Con i fondi del Pnrr, oltre 238 miliardi di euro, verrà sostituito solo il 10,8% degli autobus circolanti in Italia, il cui indice di vetustà è il più alto in Europa, mentre solo l’11,6% dei 456 treni regionali, di cui 256 sono ancora alimentati a diesel, verrà cambiato. La distanza tra l’Italia e gli altri paesi europei si misura anche qui: la Germania ha 23 km di rete di trasporto pubblico attrezzata per milione di abitanti e l’Italia 5, la sola città di Madrid ha 290 km di rete di metropolitane, tutta Italia ne solo 227. Lo smog, secondo l’agenzia europea per l’ambiente, provoca ogni anno nel nostro paese 56 mila decessi e rivoluzionare la mobilità pubblica urbana avrebbe dovuto essere una priorità del Pnrr.

Sulle energie rinnovabili si fa una previsione di 4,2GW di potenza installata entro il 2026 e con questo ritmo l’obiettivo al 2030 di avere 72 GW si raggiungerà nel 2090 considerato che in Italia si realizzano meno di un GW all’anno.

Nel sud la desertificazione, in particolare in Sicilia, ha raggiunto un indice del 65% secondo il Cnr, mentre sono oltre 600 mila ettari i terreni seminativi incolti e abbandonati in Italia. Recuperare terreni alle coltivazioni agricole sarà la sfida del futuro che potremo vincere solo se iniziamo ora a costruire le condizioni di una politica agricola che affronti la crisi climatica, iniziando dal risparmio idrico considerando che le nostre reti perdono il 41% di acqua e che sugli acquedotti colabrodo il Pnrr prevede un investimento di soli 900 milioni di euro.

Le proposte

Faccio quattro proposte al ministro per muovere i primi passi verso la transizione ecologica.

La prima: cambiare il piano energia e clima che non rispetta gli obiettivi sul clima e adeguarlo ai limiti europei.

La seconda: rimodulare il fondo complementare da 30,6 miliardi di euro che accompagna il Pnrr, e che non è soggetto ai vincoli del regolamento europeo, per destinarlo completamente al trasporto pubblico, alla mobilità elettrica, alla dispersione reti idriche e alla semplificazione delle procedure per le autorizzazioni degli impianti da energia rinnovabile.

La terza: eliminare i sussidi ambientalmente dannosi, pari a 18 miliardi di euro l’anno, per destinarli agli investimenti e al lavoro.

La quarta: costruire una governance per rendere socialmente giusta la transizione ecologica usando i fondi cospicui che la Ue ha messo a disposizione come il fondo sociale per il clima da 72 miliardi di euro.

Le trasformazioni industriali vanno governate, per prevenire le crisi occupazionali e sociali, a dover far paura è il cambiamento climatico e il suo impatto negativo sull’economia e sulla sicurezza sociale e sanitaria delle persone.

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