Alle Isole Faroe massacrati quasi

1.500 delfini uccisi in una delle Grindadráp più sanguinose di sempre

Una strage che ha insanguinato le acque delle Isole Faroe, destando sdegno e proteste da tutto il mondo: è quel che è accaduto quest’anno durante la Grindadráp, la tradizionale caccia ai cetacei che ogni anno conduce al massacro di centinaia di animali lungo le coste faroesi.

Quest’anno il numero di delfini uccisi ha raggiunto la cifra record di quasi 1.500, un numero superiore a quello dei cetacei uccisi in un’intera stagione di caccia nella Baia di Taiji, in Giappone – dove si pratica una mattanza simile a quella della Grindadráp – e una delle stragi peggiori che siano mai state compiute nella storia delle isole, secondo quanto dichiarato da Sea Shepherd, organizzazione che dal 1980 si batte per porre fine a questa barbara tradizione ormai priva di qualsiasi senso.

La mattanza si è compiuta di fronte alla spiaggia di Skálabotnur, sull’isola di Eysturoy, dove i cacciatori, dopo averli incanalati nella baia, hanno ucciso i delfini con coltelli, arpioni e persino trapani. Una violenza che non si era mai vista prima. Quest’anno a rendere, se possibile, la Grindadráp ancor più orribile è stata la durata della caccia: pochi partecipanti rispetto al solito, per un numero di animali invece particolarmente elevato. Il risultato è stato che migliaia di delfini si sono ritrovati ad essere spinti per oltre 40 chilometri, intrappolati in agonia per ore, in attesa di essere uccisi dai cacciatori.

Non ci sono parole per descrivere l’orrore di questa notte” ha denunciato Sea Sheperd attraverso i social, puntando in particolare il dito contro uno dei responsabili delle cacce dei distretti, che secondo l’organizzazione avrebbe dato il via libera a procedere senza essere stato autorizzato.

Considerando il periodo in cui viviamo, con una pandemia mondiale che ha fermato l’intero pianeta, è sconvolgente vedere la natura attaccata in questo modo”, ha dichiarato il Capitano Alex Cornelissen, Amministratore Delegato di Sea Sheperd.

Anche gli abitanti delle Isole Faroe si dividono

A scagliarsi contro la tradizionale caccia faroese tuttavia quest’anno non sono stati solo gli ambientalisti: la crudeltà – che le immagini hanno potuto mostrare al mondo intero – ha scosso gli stessi cittadini delle Isole Faroe, che attraverso segnalazioni sui social hanno messo in evidenza la violazione di molte delle norme che regolamentano la Grindadráp da parte dei cacciatori, arrivando a sottoporre la questione anche alla prima ministra danese, Mette Frederiksen.

Di fronte all’evidenza persino il Presidente dell’associazione locale di caccia Grind ha dovuto ammettere che il numero di delfini radunati all’interno della baia era esageratamente alto rispetto al numero di partecipanti e che in questo modo non si è fatto altro che rendere ulteriormente crudele la fine della vita di questi animali.

Una tradizione priva di senso

Un numero enorme di vittime uccise in nome di una tradizione che ad oggi non ha alcun senso di essere portata avanti. È bene ricordare, infatti, che quando nacque nel 1548 la Grindadráp aveva come scopo quello di garantire cibo per la sopravvivenza alla popolazione locale, oggi questa impellenza non esiste più e anzi, come fatto notare dal quotidiano danese Ekstra Bladet, il numero di delfini uccisi quest’anno – ben al di sopra della pur triste media di circa 600 delfini degli anni passati – è talmente alto che tanti non verranno neanche impiegati per ottenere carne, ma verranno gettati via come se si trattasse di un gioco ormai non più utile al divertimento dei cacciatori.

È dunque giunto il momento di riflettere su quante atrocità vengono commesse nascondendosi dietro al vessillo della tradizione. Da anni ambientalisti e associazioni chiedono che venga fatto qualcosa per porre fine a tutto questo, oggi sono gli stessi faroesi che iniziano a dire basta (secondo un sondaggio trasmesso dalla TV pubblica Kringvarp Foroya il 50% degli abitanti è ormai contrario alla caccia ai delfini).

Come pensiamo di proteggere non solo i diritti degli animali, ma anche la biodiversità – fondamentale per la salvaguardia del pianeta – se pratiche come questa continuano ad essere portate avanti?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui