Quanto è inquinata l'aria delle nostre città?

Per l’Italia tre procedimenti di infrazione per inquinamento da polveri sottili

Non ci sorprende più leggere notizie pessime sullo stato di salute dell’aria delle nostre città e non ci sorprende più neanche l’immobilismo che ne è la causa.

Il rapporto Mal’Aria 2021 di Legambiente ci ricorda quanto sia grave questa situazione e quanto sia necessario agire immediatamente, senza più perdite di tempo!

Nel 2018 l’esposizione al particolato ha causato 417.000 morti in tutta Europa e 50.000 solo in Italia. Questo spiega bene la situazione del paese che di conseguenza deve subire tre procedimenti di infrazione per inquinamento da polveri sottili PM10, PM 2,5 e per NO2 (Biossido di azoto). Per le PM10 l’Italia è già stata condannata e se non prenderà provvedimenti entro questo autunno dovrà pagare una cifra tra i 1,5 e 2,3 miliardi di euro che si tradurranno in taglio di fondi al Paese e alle regioni. Così il cittadino non solo si ammala, ma ne paga anche le conseguenze.

Si parla di interi territori dove la salute del cittadino è stata messa ripetutamente a rischio per l’elevata concentrazione degli inquinanti atmosferici.

Agire immediatamente 

A questo punto se l’Italia non vuole pagare una multa miliardaria, deve agire immediatamente ed efficacemente e significa già da Settembre 2021 per evitare il costante superamento dei limiti anche in autunno e in inverno.

Ma probabilmente già è tardi: 11 città hanno già superato il limite delle 35 giornate con una media giornaliera di valori superiori ai 50 microgrammi per metro cubo e altre 10 sono già sopra i 30 giorni.

A questo punto risulta necessario accantonare azioni emergenziali, scuse, piani e promesse mai mantenute:

  • Stop al carbone e gasolio da riscaldamento (promessa disattesa)
  • Stop spandimento di liquami in campo senza copertura immediata (promessa disattesa)
  • limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti (promessa disattesa)
  • Stop incentivi per l’acquisto di automobili a combustione (promessa disattesa)

Mobilità e riscaldamento domestico i due settori che incidono di più 

È giunto il momento di applicare azioni efficaci per cambiare il volto delle nostre città e le abitudini delle persone. In città i due settori che incidono maggiormente sull’inquinamento atmosferico sono la mobilità e il riscaldamento domestico e in alcuni territori contribuiscono in maniera significativa anche l’inquinamento industriale e l’agricoltura.

Sulla situazione delle nostre città e sulle infrazioni conseguenti, la consapevolezza dei cittadini sembrerebbe buona, infatti un’indagine IPSOS rivela che:

  • il 27,5% degli italiani sa dei provvedimenti dell’Europa
  • il 77% afferma che sono meritati (sale all’85,5% tra i più giovani)
  • L’80% ritiene che il governo sia il maggior responsabile, ma non risparmia i sindaci (21,5%) e i comportamenti dei cittadini stessi (29%)
  • Il 63% ritiene il traffico come maggior responsabile, perchè circolano un numero eccessivo di auto

Gli interventi necessari

I cittadini chiedono in grande percentuale, l’incremento e l’efficientamento del trasporto pubblico elettrico, l’aumento delle superfici verdi e alberate, estensione dei percorsi pedonali, più parcheggi per bici e monopattini.

Le soluzioni immediate ci sono, basterebbe mantenere le promesse e applicare i piani previsti per dimezzare nel prossimo decennio, entro il 2030, il 55% dei morti e delle emissioni atmosferiche rispetto al 2005 e rispettare così il Piano d’azione “Verso Emissioni Zero” adottato dalla Commissione Europea a Maggio 2020.

Il rapporto Mal’Aria 2021 di Legambiente suggerisce diversi provvedimenti divisi in urgenti e strutturali.

Quelli urgenti, da applicare già il prossimo autunno per evitare la multa, li abbiamo già citati, quelli strutturali, da intraprendere subito, ma da completare nei prossimi anni riguardano: l’eliminazione progressiva di tutti i “sussidi ambientalmente dannosi”, ridisegnare lo spazio pubblico a misura d’uomo e organizzare i servizi di prossimità, aumentare la dotazione di mezzi elettrici per il trasporto pubblico, istituire le strade a 30 km orari, le strade scolastiche, realizzare 5.000 km di ciclovie, incentivare la mobilità elettrica condivisa, stop alla commercializzazione di nuovi veicoli a combustione entro il 2030, programmare “ondate di ristrutturazione” per rendere le abitazioni ad emissioni zero, tagliare le emissioni di ammoniaca negli allevamenti e conseguente ridimensionamento degli stessi.

È necessaria, però, una svolta politica radicale, senza la quale torneremo alle promesse disattese e alle multe salate da pagare.

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