La città che vorrei: idee per

Le città italiane al voto

Le città italiane, dal prossimo autunno, saranno chiamate ad affrontare la loro sfida col futuro, in una tornata elettorale che vedrà tanti capoluoghi di regione mettersi in gioco dovendo fare i conti con una rinascita ponderata dopo questi due anni di pandemia, che hanno certamente lasciato il segno. Per questo ho voluto chiedere ad alcune cittadine e cittadini conosciuti per il loro impegno, le prime tre cose che farebbero per un futuro migliore possibile.

Non grandi progetti o opere improbabili, ma risposte concrete, avendo come riferimento quel che diceva Italo Calvino, che “in una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”

Se fossi Sindaco

Maurizio Pallante, il fondatore del Movimento per la decrescita felice, se fosse sindaco di una grande città come prima cosa andrebbe “nella direzione della città di 15 minuti. Trasformando i suoi quartieri in paesi, come era Roma un tempo. Se tu vai a Parigi, a Montmartre ad esempio, trovi ancora questa dimensione a misura di persona, che ti consente di vivere pienamente la città ma senza lo stress della grandezza.”

E la seconda cosa?

Favorire al massimo il processo di socializzazione. Perché l’elemento di maggiore sofferenza nelle città è la solitudine. Intendo quella non voluta, perché se qualcuno la vuole non si può obbligare alla compagnia, i latini dicevano “beata solitudo sola beatitudo” ma quella costretta. A Londra nella prima ondata della pandemia sono morte in casa, da sole, 700 persone, perlopiù anziani o persone con difficoltà. La soluzione non è certo solo istituire il ministero della solitudine, come deciso da Inghilterra e Giappone, stabilendo che ogni tanto qualcuno fa visita una persona anziana per proporgli una passeggiata di una mezz’ora. La questione, al contrario, è come impostare i servizi della città e i quartieri a misura di tutte le categorie presenti e non solo quelle cosiddette ‘produttive’. Pensare anche al momento della quiescenza, il momento della pensione, che non può essere visto solo in termini di denaro ma ha bisogno di servizi adeguati.”

E l’ultima cosa da fare?

Sicuramente l’inquinamento. Bisogna intervenire in modo deciso e forte, ci sono delle situazioni veramente molto pericolose per la salute, con le malattie respiratorie che rappresentano la terza causa di decessi nel nostro Paese.”

Le medesime tre cose da fare per il futuro della città le abbiamo chieste anche a personalità del mondo della cultura e della società rispetto al futuro di Bologna, Milano, Roma e Napoli.

La Bologna di Syusy

Syusy Blady è una scrittrice, conduttrice televisiva e cabarettista italiana, da sempre impegnata nel mondo ecologista. Che dice “Bologna dovrebbe essere spiegata per quella che è: una delle città più belle d’Italia ma, come diceva Pasolini, la gente, e spesso anche i bolognesi, non lo sa e dà giudizi sbagliati perché ignora.” E poi mi indica i suoi tre temi:

Dobbiamo sostituire gli autobus che ancora girano per Bologna con gli quelli elettrici (meglio) e a metano. Bologna non è una città che può sopportare il traffico pubblico alimentato ancora a gasolio. La mia città dovrebbe essere sgombra dalle macchine e dare spazio alle biciclette. Ma non certo con le piste ciclabili che spesso finiscono nel nulla. Un altro aspetto è legato al verde: deve essere messo al riparo dalle speculazioni. A questo proposito, mi auguro che tutto lo spazio Staveco venga messo a disposizione dei cittadini che così potrebbero accedere direttamente alla collina e da qui, a piedi, arrivare dal centro della città. Bologna è una cittadina verde, ha le colline che rientrano all’interno del centro ma queste dovrebbero essere accessibili addirittura dai viali, dalla città stessa. Io tempo fa aprii un posto che si chiamava “Orto dei Giusti” che quest’anno verrà riattivato, da altri giovani che hanno raccolto il testimone.

Bologna è una città di cultura, l’università accoglie giovani da tutta Italia. Quindi spero che si dia più spazio alla cultura e alle tantissime attività che possono essere fatte con la partecipazione dei cittadini.

E quella di don Matteo

Don Matteo Prodi è nipote di Romano, sacerdote della diocesi di Bologna, insegna alla facoltà teologica sia di Bologna che di Napoli e si occupa di morale sociale e politica.

Premette che per lui “In una città come Bologna dire tre cose da fare vuol dire anche sapere cosa si sta già facendo. Non è che non c’è nulla di tutto questo. Diciamo però che l’idea è di spingere sull’acceleratore per progredire.” E poi passa alle sue proposte. La prima è sicuramente la mappatura di tutte le fragilità, umana, sociale e anche ambientale. E, quindi, provare a dare delle risposte, a partire dal welfare, dalla scuola, dalle abitazioni e dai temi ambientali.

La seconda è il lavoro, che dovrebbe essere comunque il fine di qualsiasi politica. Lavoro per tutti, dignitoso, che dia dignità alle persone. E questo ovviamente deve mettere in relazione, tutti gli attori: la chiesa, l’università, gli imprenditori, le istituzioni. Certamente è una cosa su cui investire tutte le risorse che si hanno. E poi per Bologna vale molto il discorso di apertura, la più radicale possibile. Intendo l’apertura a chi arriva da fuori, l’integrazione. Ma anche l’apertura di tutti i collegamenti, che sono comunque uno degli snodi strategici per attività agro-locali. Di fatto accoglie tutto il Nord Italia e lo convoglia verso Sud. Collegamento e di solidarietà a tutti i livelli. Siamo una zona agricola ed una città ricca: possiamo e dobbiamo far del bene a tutti. La scommessa da giocare e vincere è che il collegamento genera benessere. Collegamento quindi di tutti i tipi, sia sociale che economico.

La Napoli di Gianni

Il centro storico di Napoli è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità, è la terza città più popolata in Italia e, secondo Gianni Simioli avrebbe “bisogno di persone messe al posto giusto, che lavorino con organizzazione e lungimiranza, senza affidarsi a gente improvvisata. Non abbiamo bisogno di volti moderni, volti giovani, volti antichi, abbiamo bisogno di gente che sappia fare il proprio lavoro.” Simioli con “La Radiazza”, in onda da dieci anni su Radio Marte, anche nei giorni della pandemia, offre un racconto quotidiano che diventa quasi servizio pubblico per chi si mette in ascolto. Anche lui ci espone i suoi tre temi per il futuro della sua città. “Innanzitutto, la prima cosa che vorrei fare per Napoli è scegliere un Sindaco adeguato, appena ce ne daranno l’occasione. Questa è la prima cosa che possiamo ottenere, senza bacchette magiche. Sarà molto difficile scegliere il nuovo sindaco. Richiederà tantissima attenzione e anche una certa serenità. La seconda cosa riguarda i problemi legati al trasporto pubblico. Sinceramente io sento la mancanza di una mobilità pubblica sostenibile che renda la città più vivibile e, in un certo senso, più civile. Non possiamo andare avanti così. Non posso amare la mia città se ogni mattina per andare al lavoro devo affrontare una via crucis con i mezzi pubblici. Infine, serve una grande attenzione al verde pubblico, che in questi ultimi anni è scomparso. La collina di Posillipo piange, un vero scempio. Basta fare un giro per vedere che è stato distrutto tutto da quelle parti, a parte il parco del Virgiliano”.

E di Luigi

L’altra personalità di Napoli che ci spiega le sue idee per il futuro della città è Luigi Merola, presbitero e scrittore italiano, noto per il suo impegno civico e in particolar modo per la sua opposizione alla camorra. “Un futuro sindaco, responsabile della cosa pubblica, dovrebbe occupare davvero gli spazi necessari, in mezzo alla gente. Per esempio, quando io scendo a Forcella, il parroco è incredibile perché tiene la parrocchia aperta da mattina a sera, non la chiude come un negozio. Sarebbe incredibile se il Comune, il Sindaco stesse in mezzo alla gente, con le persone.” Spiega con vigore e poi elenca le sue idee: “Innanzitutto i servizi. Nella raccolta differenziata, ad esempio: siamo nel 2021 e si continua a vedere troppa plastica in giro… manca una cultura ecologica. Ma anche il trasporto pubblico, non è accettabile che un cittadino per spostarsi in pullman da un posto all’altro della città ci metta ore ed ore. O che la metropolitana si blocchi. E dunque, Napoli deve tornare ad investire nei servizi. Per servizi intendo anche le strade, l’illuminazione. Abbiamo innumerevoli cantieri aperti e poi chiusi che non si sa quando riapriranno. È la città dei misteri. Napoli, inoltre, dopo la pandemia, deve tornare ad investire nel turismo, che è la sua risorsa principale. Ma noi siamo la città che ha più giovani che però non vengono avvicinati al mondo del lavoro. Questi ragazzi finiscono la scuola a 18 anni e stanno di nuovo in mezzo alla strada. Dobbiamo dare dignità, creando un reddito per le persone più fragili. Che devono essere integrate nel territorio. Non è possibile che proporsi politicamente alla città di Napoli e non farsi carico di tutti, soprattutto dei più fragili. Questo non è un compito solo della Chiesa, perché è proprio la Chiesa a fare questo, ma anche di chi governerà la città. Servono politiche per l’inclusione sociale.

Questa è una città che deve tornare ai cittadini napoletani. Perché la camorra purtroppo ne ha preso il possesso. Abbiamo lasciato troppo spazi liberi, qualcuno non ha fatto il suo dovere. Chi doveva fare lo Stato si è dimenticato di farlo.

Massimo e Roma

L’intervista è stata realizzata prima che fosse diffusa la notizia sul passaggio di José Mourinho alla Roma altrimenti lo scudetto alla passione della sua vita, dopo il teatro, probabilmente sarebbe stato in cima alla lista dei suoi desideri per la Capitale. Massimo Wertmuller è un amico, oltre che un sincero ecologista e difensore dei diritti degli animali e, naturalmente, uno dei migliori attori in circolazione. Fondamentale è il verde, la botanica, il giardino. La cura degli alberi che continuano a morire per l’incuria e cadere sulla testa delle persone. Il verde, i giardini, le piante, andrebbero curate in un altro modo, meriterebbero un’altra attenzione. Roma era famosissima per il suo verde. Non a caso c’è un quartiere che si chiama “Prati”. Un’altra cosa per cui Roma è sempre stata famosa, attiva e viva, ma che si è spezzato, è il rapporto con la cultura.

C’è stata una Roma, ci sono stati degli assessori, e penso a Nicolini, a Borgia, alla Marinelli, che hanno reso Roma vivissima dal punto di vista culturale. Questa città è sempre stata piena di attività culturali sotto il cielo, magari stellato, perché spesso avveniva di notte. Le famose “Notti Bianche”. Le piazze e le vie di Roma erano piene di gente, che oggi magari starebbero alla distanza giusta, e che con un biglietto, meglio se simbolico, potrebbe godersi in strade e piazze chiuse al traffico per l’occasione, uno spettacolo dal vivo o magari la proiezione di un film importante. Io ricordo ancora con emozione il Napoléon di Abel Gance, a chiusura dell’Estate Romana del 1981. Ora, ma già da diversi anni, in questo senso Roma è una città morta.

Un elemento che dovrebbe identificare identifica Roma è il recupero, il restauro e la protezione di tutto quello che di bello ha da offrire come “museo a cielo aperto”. Parliamo quindi di bellezza archeologica, che è di tutta l’Italia, ma soprattutto di Roma. Invece vediamo degrado e mancanza di decoro. Invertire questa tendenza dovrebbe essere l’investimento prioritario da qui in avanti.

E poi se mi permetti un “punto bonus”, è il rapporto con gli animali. Magari inventando aree dedicate, supporti per aiutare ad allevarli e ad averli accanto nel modo più sano. Praticamente fare di Roma una Capitale del rapporto con gli animali.

Grazia e Roma

Grazia Francescato è storicamente l’anima dell’ambientalismo in Italia, ha rappresentato una parte molto importante della storia dei Verdi in Italia e in Europa ed è sempre attivissima e lungimirante, con una visione chiara sul futuro possibile. La sua casa a Trastevere, vicino all’Orto Botanico, è un osservatorio privilegiato dei mutamenti della capitale. “Allora, “I have a dream”, e il sogno è: un ecologo condotto. L’ecologo di vicinato. Chi è? Una persona, preferibilmente giovane perché dovrà girare parecchio, che si interessa di temi ambientali, abbia intorno a sé una rete di esperti di questi temi, e si ponga come punto di riferimento. Dovrebbe essere la stella polare: dando consigli alle amministrazioni locali, alle associazioni e ai cittadini riguardo ai vari problemi ambientali. Questo ecologo di vicinato dovrebbe lavorare molto con i medici di base, in nome di “one health” (il famoso discorso che nessuno può essere sano in un pianeta malato e nessuno può essere sano in una città malata). L’altra invece non è un’idea ma una cosa che c’è già e basta farla: c’è un dossier di Pinuccia Montanari, scritto quando era assessora, che è una vera e propria roadmap per combattere il cambiamento climatico a Roma. Quindi con tutta una serie di azioni che riguardano la capitale. Per esempio: le infrastrutture verdi e blu, quindi costruire, non soltanto piantare. Perché piantare non serve a nulla sul traffico, ma fare delle infrastrutture verdi collegate le une con le altre, che facciano da corridoi per gli animali. E delle infrastrutture blu, per mantenere e organizzare le risorse idriche. Terzo, ricordarsi che se Roma una volta era Caput Mundi ora comunque è una stella internazionale nel firmamento delle città del mondo. E viene invece trattata come una piccola cittadina di provincia.

La Milano di Nando

Lui è sempre stato un punto di riferimento, per me personalmente e per tutti noi, con il suo impegno civile e contro la criminalità organizzata. Scrittore e giornalista, Nando Della Chiesa ha le idee chiare per la “sua” Milano a partire dalla convinzione che “lo Stato deve mantenere i suoi impegni. C’è il nodo di San Siro da sciogliere. Un monumento che non si può distruggere, un pezzo della storia della città che è insensato voler distruggere sull’altare di interessi privati. Ci sono cose più utili che bisognerebbe fare per Milano. Un investimento sulle università, perché Milano ne ha tante ma ha un popolo universitario per il quale i costi della città sono insostenibili. La mia città ha tante opportunità di crescita civile, architettonica di cultura che dovrebbe fare un investimento complessivo sulla ricerca universitaria. C’è un patrimonio che non viene valorizzato. L’impegno contro la criminalità organizzata, che ha trovato qualche sbarramento in più rispetto a prima, ma continua a mettere le mani sulla città. La Lombardia è la Regione che ha pagato di più per il Covid ed è quella che ha la struttura economica più forte. Qui c’è stato, quindi, il maggior effetto in termini di logoramento e sfibramento di tanto tessuto economico e imprenditoriale. La città va difesa con lungimiranza e con accoglienza nei confronti degli imprenditori non mafiosi.

E di Chiara

Lavora come consulente per le Risorse Umane ed è presente in CDA di aziende pubbliche e private, tra le quali Parco Nord e Milano Sport. Molto apprezzata come assessora al Verde della giunta Pisapia. Chiara Bisconti di lei racconta: “promuovo da sempre la parità di genere e sono profondamente interessata alla felicità delle persone sui luoghi di lavoro, che siano gli uffici o la città intera.” E queste sono le sue proposte per la sua città: “Milano a un certo punto ha avuto una parte interessante nella gestione del verde condiviso. Io insisterei molto sul coinvolgimento delle persone, a diverso titolo, nella cura e nella gestione del verde. Quindi giardini condivisi e l’adozione delle aiuole sotto casa. C’è già una buona capacità nel fare questo ma io lo proporrei come uno dei punti cardine nel futuro di Milano. Poi credo che si debba procedere con forza verso la pedonalizzazione e nel rendere pienamente vivibili tutte le piazze, in particolar modo i tratti davanti le scuole. Sono convintissima che si possano creare 100 luoghi senza auto. Per rendere quello spazio più vivibile per ogni età e attirare l’attenzione basta aggiungere un bigliardino e un tavolo da ping pong. Ultimo punto fondamentale è un Parco metropolitano intorno a Milano. Un parco ad anello, che sostanzialmente per molte parti esiste, già con appezzamenti interessanti, molto belli e con una lunga storia. È necessario riuscire a collegarli tra loro e serve anche una strutturazione della governance che renda questo anello di parco urbano operativo e fruibile.

 

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