La caccia non è uno sport

In Italia sono 48 le specie animali che possono essere cacciate

Il cacciatore non spara per il gusto di premere il grilletto (potrebbe andare al poligono), non caccia per far vita all’aria aperta (potrebbe andare a cercar funghi), non uccide per mangiare (potrebbe andare al supermercato). Nessuna di queste scuse regge (Francesco Cortonesi – Trophy il documentario: i numeri e il paradosso della caccia grossa in Africa).

In Italia oggi sono 48 le specie animali che possono essere cacciate, ne citiamo solo alcune, tanto per rendere l’idea:

  • Camoscio alpino

  • Capriolo

  • Cervo

  • Cinghiale

  • Coniglio selvatico

  • Daino

  • Faggiano

  • Germano reale

  • Ghiandaia

  • Lepre Bianca

  • Minilepre

  • Muflone

  • Pernice

  • Quaglia

  • Tortora

  • Volpe

Il caso del cinghiale

Specie che andrebbero tutelate piuttosto che cacciate. La storia del cinghiale poi merita un inciso: oggi si parla di emergenza cinghiali e si pensano le più mirabolanti soluzioni, ma nessuno sottolinea qual è l’origine della presenza massiccia di cinghiali anche nei centri urbani. Negli anni ’70 furono immessi molti cinghiali per ripopolare e soddisfare le voglie venatorie della lobby dei cacciatori. Questa attività è sfuggita di mano alla gestione delle regioni che oggi si ritrovano i cinghiali fin dentro le scuole. La pratica del ripopolamento non è utilizzata solo per il cinghiale, ogni anno vengono immesse “in natura” circa 200.000 animali per provincia, secondo stime della LAV, e allora diventano chiare le cause del diffondersi di specie infestanti. La soluzione però è semplice, dare licenza di uccidere ai cacciatori attraverso la caccia di gestione, che “viene praticata per risolvere problemi di convivenza tra persone e animali selvatici in un determinato territorio. La caccia di gestione è praticabile anche al di fuori dei periodi e delle zone in cui la caccia è normalmente consentita. Il numero di animali uccisi è impossibile da quantificare ed è sconosciuto alle stesse amministrazioni locali” (fonte LAV).

Apertura anticipata della caccia

Non contente, le Regioni, hanno anche la facoltà di anticipare l’apertura della caccia, grazie alla deregulation venatoria che viene praticata su alcune specie di uccelli protette venendo meno a quanto invece imposto dalla Direttiva Europea sugli uccelli.

Anche quest’anno le regioni hanno autorizzato la caccia in deroga, mentre sarebbe stato opportuno evitare questa pratica, proprio perché si viene fuori da una stagione estiva particolarmente arida, devastata da incendi che hanno distrutto migliaia di ettari di habitat naturali.

Sarebbe stato meglio aspettare l’inizio della caccia a fine settembre come prevede la legge, ma a niente sono valsi gli appelli di WWF e altre associazioni ambientaliste, che si sono viste costrette ad impugnare gli atti non una, non due ma ben tre volte in regioni come l’Abruzzo che non hanno esitato a ripresentare dopo ben due bocciature del TAR un nuovo provvedimento fotocopia di quello bocciato, pur di accontentare le pretese dei cacciatori e dimostrare che hanno fatto di tutto per accontentare la loro voglia di imbracciare i fucili!

Ogni anno potrebbero essere uccisi fino a 400 milioni di animali

L’uomo non si accontenta di regole che già prevedono numeri agghiaccianti: calcolando il numero dei cacciatori oggi attivi in Italia, circa 500.000, per il numero di capi che possono essere abbattuti ogni stagione singolarmente, si può affermare che ogni anno potrebbero essere uccisi fino a 400 milioni di animali, una vera e propria strage.

Numeri ufficiali non esistono, non sono calcolabili, grazie proprio ad una serie di regole che permettono di anticipare o praticare la caccia in periodi e in zone solitamente escluse da questa attività. Inoltre la diffusione del bracconaggio, incoraggiato dal venir meno dei controlli grazie alla scomparsa del corpo forestale, incorporato nei carabinieri, e al ridimensionamento della polizia provinciale. Nel 2019 sono stati contestati 2.890 reati amministrativi e 1194 reati penali, numeri altissimi considerati i controlli scarsi.

Il cacciatore uccide per possedere, possedere un trofeo, la testa di un animale, il cuore di una giraffa nera, il palco di un cervo, la vita di un altro essere vivente. E’ ora di mettere fine a questa pratica incivile, pericolosa per l’ambiente e ormai fuori tempo!

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