200 nuove professioni nate dall'

Con l’economia circolare -22,8 miliardi di tonnellate di emissioni all’anno

L’economia circolare costituisce un cardine della lotta ai cambiamenti climatici, senza il quale è molto difficile poter pensare di contenere l’innalzamento della temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi.

L’attuale sistema economico, basato su un meccanismo di estrazione di risorse-produzione-consumo-scarto (take-make-dispose), implica un consumo annuale di circa 100 miliardi di tonnellate di materiali, che vengono riutilizzati solo in percentuali bassissime (è sufficiente dire che nel 2020 l’economia globale considerabile come circolare ammonta solo all’8,6%).

Eppure il passaggio ad un sistema circolare e non più lineare avrebbe effetti estremamente positivi non solo in termini ambientali (secondo il Circularity Gap Report dell’associazione Circle Economy si parlerebbe di una riduzione delle emissioni di gas serra di ben 22,8 miliardi di tonnellate all’anno), ma anche in termini socio-economici, con effetti importanti anche sul mercato del lavoro.

Gli effetti sul mondo del lavoro

Una nuova indagine condotta da Ranstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promossa da Ranstad, ha infatti censito le nuove professioni nate grazie all’economia circolare per creare uno strumento di orientamento per aziende e lavoratori, ma anche per restituire un’idea dell’impatto che un cambio di passo potrebbe avere sul mondo del lavoro.

Si tratta di oltre 200 professioni, alla base delle quali c’è un mix di conoscenze che l’indagine definisce “ibride” che vanno da quelle tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento a quelle trasversali come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di tenersi sempre in aggiornamento e in connessione sia con il contesto in cui si opera sia con le persone con le quali si lavora.

Nel quadro delineato da Ranstad viene usata la metafora delle costellazioni per descrivere un nuovo modo di intendere il lavoro in cui la frammentazione delle mansioni lascia spazio ad una serie di connessioni tra le diverse professioni. Al di là delle competenze specifiche, infatti, ci sono i temi della circolarità e della sostenibilità a fare fa collante tra i diversi ambiti appartenenti alla stessa “costellazione”, che fanno sì che le professioni entrino in rapporto reciproco e si intreccino le une con le altre.

Di queste costellazioni Ranstad ne identifica 15, indicando per ogni professione qual è la costellazione di riferimento e quali sono le altre professioni e costellazioni con cui si ibrida nello svolgimento delle mansioni specifiche.

Manca ancora un sistema di formazione adeguato

La transizione verso l’economia circolare rappresenta un’opportunità nel mondo del lavoro; necessita che alcuni mestieri tradizionali si reinventino e necessita anche della creazione di tutta una serie di nuove figure professionali ed è proprio qui, tuttavia, che avviene un cortocircuito a cui bisogna porre rimedio quanto prima; perché se da un lato abbiamo l’avvento di tutta una serie di nuove posizioni lavorative, dall’altro abbiamo un sistema di formazione ancora inadeguato a prepararle, col risultato che le persone effettivamente formate per ricoprire alcuni ruoli sono effettivamente inferiori al numero dei potenziali posti di lavori vacanti e questo se – come si spera – l’economia circolare crescerà nei prossimi anni, non potrà altro che esasperarsi.

È necessario sostenere lo sviluppo dell’economia circolare evitando colli di bottiglia nelle risorse umane” ha dichiarato Daniele Fano, coordinatore del comitato scientifico di Ranstad Research, aggiungendo che “nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del matching, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge. Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare, e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare”. Un piano per la formazione che, secondo Fano, dovrebbe riguardare “dalla scuola materna alla formazione continua”.

Cambiare il nostro stile di vita passando all’economia circolare significa innanzitutto diminuire sprechi ed emissioni, ma, come abbiamo visto, significa anche creare nuove opportunità per le persone perché, come si legge nel già citato report di Circle Economy: “L’economia circolare può soddisfare i bisogni e i desideri della nostra società facendo di più con meno”.

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