Quanto pesa la crescita demografica

Aumento della popolazione e implicazioni socio-economiche

In tempo di Covid si è parlato un po’ meno dell’inarrestabile crescita della popolazione a livello mondiale, ma è una questione ancora molto attuale e lo sarà ancora di più nei prossimi decenni. Lo dimostra il fatto che nel 2017 le Nazioni Unite hanno ritenuto opportuno elaborare una revisione delle prospettive relative al suddetto argomento, un documento dal titolo “World Population Prospects. The 2017 Revision”. Questo documento riporta l’andamento della popolazione mondiale sino ad oggi e quello previsto per i prossimi decenni, con relative implicazioni socio-economiche connesse. Il quadro che ne emerge non è affatto rassicurante.

Il primo dato su cui riflettere è l’incredibile aumento della popolazione mondiale negli ultimi due secoli, se si pensa che siamo passati dal miliardo di esseri umani del 1800 ai circa 7,5 miliardi di oggi, con una previsione di quasi 10 miliardi nel 2050 ed oltre 11,5 nel 2100. Il numero cioè di essere umani si è moltiplicato per sette in soli due secoli, dopo che ne erano occorsi decine per raggiungere una popolazione globale di un miliardo. E’ un dato che risente fortunatamente dell’aumento della vita media, grazie agli enormi progressi fatti in medicina, ma anche di disparità enormi in termini di consapevolezza e maturità sociale tra i vari angoli del pianeta. Infatti dei 7,5 miliardi di esseri umani oggi viventi, solo 1,2 vivono nei cosiddetti paesi sviluppati mentre 6,3 in quelli più arretrati, con un tasso di fecondità che nei paesi a minimo sviluppo, pur registrando un relativo calo nel numero di figli per donna, è attestato intorno a 4,3. Stando così le cose e tenuto conto del relativo calo demografico nelle aree del mondo più sviluppate, il documento dell’ONU prevede per il 2050 quanto segue: la Cina perderà circa 50 milioni di abitanti, scendendo a 1,4 miliardi, mentre l’India ne guadagnerà circa 300 milioni, salendo a 1,7 miliardi e sorpassando la Cina già a partire dal 2024. Incrementi importanti anche in Nigeria, con un aumento di 200 milioni, e negli Stati Uniti con un aumento di 70 milioni di abitanti. L’incremento demografico, oltre che in India, Nigeria e Stati Uniti, si concentrerà nella Repubblica Democratica del Congo, in Pakistan, Etiopia, Tanzania, Uganda ed Indonesia.. Tutto questo dovrebbe attestare la popolazione mondiale nel 2050 intorno ai 9,8 miliardi, di cui circa 1,3 nei paesi sviluppati e circa 8,5 in quelli meno sviluppati.

Le conseguenze per il Pianeta

Appare evidente allora che la tenuta del sistema Terra passa anche attraverso una gestione consapevole del fenomeno demografico, potremmo dire prendendo a prestito il titolo di un articolo dell’economista Stephane Madaule pubblicato su Le Monde il 16 Febbraio 2019 che “la demografia è l’anello mancante dello sviluppo durevole”- Sì, perché se siamo sette volte di più a consumare tutto questo vuol dire emettere una quantità costantemente maggiore di gas serra legati alle attività umane ed alle abitudini alimentari, oltre che produrre una quantità incalcolabile di rifiuti. Ma l’inarrestabile crescita demografica passa anche attraverso l’occupazione di sempre nuovi spazi con il conseguente dissesto idrogeologico e la sottrazione di questi spazi ad altre specie animali che finora le occupavano. Ecco allora che mentre tra i meno sensibili la questione demografica stenta a trovare spazio nelle grandi conferenze internazionali consacrate al clima, alla biodiversità o alla desertificazione, tra i giovani più sensibili ed angosciati dalle problematiche connesse al cambiamento climatico comincia a farsi strada una ipotesi: astenersi dall’avere figli. Si tratta evidentemente di un approccio esagerato e eccessivamente integralista, fermo restando che è auspicabile che si affermi una consapevolezza molto maggiore in tale ambito, anche perché in alcuni paesi europei, a cominciare dal nostro, si assiste in realtà già da tempo ad una marcata tendenza alla diminuzione fisiologica della natalità. Una tendenza spesso vista e descritta frettolosamente con preoccupazione. Abbiamo visto infatti che le aree del mondo più soggette al fenomeno sono altre ed è facile intuire che, se non si interverrà con opportune politiche di contenimento della natalità, presto ci si dovrà confrontare oltre che con l’evidente dissesto ambientale anche con prevedibili ed imponenti ondate migratorie. E’ una questione evidentemente di maturità sociale ed economica, oltre che di qualità della vita. Dove la qualità della vita è migliore tendenzialmente si fanno meno figli e si vive più a lungo. Non è una questione né antropologica né di razza, basti pensare a tal proposito che c’è numericamente una seconda se non una terza Italia disseminata nel mondo. Quando la povertà mordeva anche nel nostro Paese, la gente faceva più figli e cercava naturalmente per sé e per loro una via di fuga.

Le due questioni, quella economica e quella demografica, vanno dunque di pari passo. Stephane Madaule sostiene che la libertà di sfruttare a proprio piacimento le risorse disponibili è drammaticamente finita e probabilmente ha ragione. Se la popolazione mondiale si fosse stabilizzata sul miliardo di due secoli fa oggi non avremmo né un problema di risorse finite e da condividere, né l’urgenza di cambiare un modello di sviluppo. Tutto ciò è figlio però in parte, in funzione di quanto detto prima, anche di una crescita mondiale che si è realizzata più o meno volutamente in maniera del tutto disomogenea e che ha tagliato fuori nei benefici ma non nei danni connessi la stragrande maggioranza delle aree del mondo.

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