Il ruolo dei cambiamenti climatici

La siccità aggrava la crisi umanitaria in corso

L’Afghanistan non ha pace, i conflitti armati che da oltre quarant’anni stanno attraversando questo Paese dell’Asia meridionale sono stati pagati duramente dagli afghani in termini di vite umane, ma sono stati anche un freno allo sviluppo e alla modernizzazione delle strutture politiche, economiche e sociali. La crisi politica delle ultime settimane con la presa del potere da parte dei talebani e il collasso delle istituzioni della Repubblica islamica hanno reso ancora più grave la crisi umanitaria già in corso anche a causa di un lungo periodo di siccità.

L’Afghanistan è sempre più vulnerabile ai cambiamenti climatici

L’eredità di quattro decenni di guerre ha aumentato la vulnerabilità dell’Afghanistan ai cambiamenti climatici. Gli afghani sono sempre più esposti a siccità, inondazioni, frane e altri disastri naturali causati dalle alterazioni climatiche. La larghissima parte della popolazione afghana è dipendente da agricoltura e pastorizia, due attività molto sensibili all’assenza o alla repentina abbondanza di piogge.

Secondo un approfondimento di Climate Security sulla situazione afghana, gli shock climatici potrebbero incrementare la povertà, indebolire la capacità di governance e contribuire all’instabilità del paese. La persistente siccità darebbe impulso all’economia della droga che foraggia soprattutto le organizzazioni criminali e terroristiche, mentre potrebbero emergere conflitti interetnici a causa della scarsità di acqua e della riduzione della terra arabile. Il report rileva come le risorse idriche transfrontaliere e ricchi giacimenti di litio del Paese potrebbero diventare presto fonte di tensioni internazionali.

Aumentano la temperatura e i fenomeni climatici estremi su una popolazione già in sofferenza

L’Afghanistan è un paese montuoso, privo di sbocchi sul mare, che ospita una varietà di microclima che vanno dal freddo estremo delle montagne del centro-nord al caldo asfissiante dei deserti a sud-est. Il cambiamento climatico ha già fatto sentire i suoi effetti. Dal 1950, la temperatura media annuale dell’Afghanistan è aumentata di 1,8°C causando lo scioglimento anticipato della neve e la riduzione del 13% dei ghiacciai del Paese. I fenomeni di pioggia intensa sono aumentati in una percentuale che oscilla tra il 10% e il 25% nel corso degli ultimi 30 anni, mentre la siccità si verifica ora ogni tre o quattro anni, anziché ogni sette anni. Le quantità di pioggia e neve annuale sono rimaste stabili, ma si sta verificando un incremento delle precipitazioni invernali e una contestuale diminuzione di quelle primaverili.

L’Afghanistan è tra i primi venti Paesi più vulnerabili secondo l’Indice di rischio climatico del 2019. I conflitti e il vuoto di potere hanno distrutto le poche infrastrutture idriche, energetiche e di trasporto costruite prima dell’invasione sovietica alla fine degli anni settanta. In una realtà dove si alternano inondazioni e periodi di siccità, non avere strutture idriche adeguate e utili a trattenere l’acqua e riutilizzarla significa lasciare la popolazione priva di una risorsa fondamentale per agricoltura e allevamenti.

L’economia afghana si basa su agricoltura e pastorizia

L’economia informale costituisce circa il 90% delle attività economiche del paese che resta fortemente dipendente dagli aiuti internazionali. L’agricoltura è la principale fonte di reddito per il 60% degli afghani e occupa il 44% della popolazione. Si stima che solo 2,5 milioni di ettari (circa il 3,8% della superficie del paese), siano coltivati e costantemente irrigati (e solo il 10% con metodi d’irrigazione moderni). I principali sistemi di irrigazione dell’Afghanistan dipendono dalla quantità di neve che cade l’inverno precedente sulle montagne dell’Hindu Kush o sugli altopiani centrali. La produzione zootecnica contribuisce per oltre il 50% del PIL agricolo. Negli ultimi 30 anni le popolazioni di bestiame hanno oscillato tra 3,7 e 5 milioni di bovini e 16 e 30 milioni di pecore e capre, una popolazione di bestiame enorme che in alcuni luoghi ha portato a un grave degrado del suolo a causa del pascolo eccessivo.

Secondo il World Food Programme 14 milioni di persone, circa il 35% della popolazione afgana, stavano già affrontando una grave crisi alimentare prima del ritorno dei talebani. La metà di tutti i bambini afgani di età inferiore ai cinque anni soffre di malnutrizione.

Ramiz Alakbarov, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, ha dichiarato a Reuters che gli afgani stanno affrontando una doppia minaccia: conflitto e siccità. “C’è un effetto combinato di sfollamento causato dalla guerra e lo spostamento provocato dalla siccità e dalle difficili condizioni economiche”, ha detto Alakbarov.

L’Afghanistan ha già quasi 4 milioni di sfollati interni e un’analisi di Action Aid  ha ipotizzato che altri 5 milioni potrebbero essere costretti a migrare a causa di disastri climatici entro il 2050.

I modelli climatici più ottimistici ipotizzano che entro il 2100 la temperatura media dell’Afghanistan potrebbe aumentare di 2.5° C, al contrario in uno scenario caratterizzato da alte emissioni, la temperatura potrebbe aumentare fino a 7°C verso fine secolo.

Crescono l’economia della droga e il rischio di dispute per l’acqua

Il rischio è che condizioni climatiche sempre più aride e calde alimentino l’economia della droga, incoraggiando gli agricoltori a piantare meno grano e più papavero da oppio. Quest’ultimo è un raccolto resistente alla siccità e non richiede molte risorse idriche, inoltre il papavero da oppio garantisce un prodotto facilmente trasportabile e molto redditizio per finanziare talebani e gruppi armati.

In più, Pakistan, Iran, Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan dipendono tutti in una certa misura dall’acqua che giunge dai bacini ospitati in Afghanistan. Si tratta di Stati che hanno tutti un clima arido o semi-arido e fanno molto affidamento sull’agricoltura per la loro produzione e sicurezza alimentare. Lo stress idrico di queste aree potrebbe creare dispute per l’acqua generando tensioni e potenziali conflitti, che si sommerebbero a quelli interetnici già presenti nel Paese a causa della scarsità di terreno coltivabile.

I cambiamenti climatici in un Paese che contribuisce in maniera trascurabile al riscaldamento globale non salva gli afghani dai pericoli del riscaldamento globale. L’attuale situazione politica getta nuove ombre sul futuro del Paese che ha un urgente bisogno di investimenti e aiuti concreti per garantire la sicurezza alimentare ai suoi abitanti. Rafforzare la cooperazione regionale e introdurre l’ambiente nell’agenda politica del Paese sono opzioni difficili da percorrere alla luce degli ultimi eventi che hanno provocato un nuovo cambio di regime. La comunità internazionale sembra assumere posizioni attendiste, non avendo ancora chiaro quello che accadrà nelle prossime settimane con il nuovo governo talebano e quale futuro attenderà il popolo afghano sempre più in sofferenza.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui