17.500 specie di alberi sono a rischio estinzione

Il report

Le piante rappresentano l’80% della biomassa del nostro Pianeta, un enorme patrimonio che dovremmo preoccuparci di tutelare e che, invece, si trova esposto a rischi crescenti.

A dirlo è un report appena pubblicato da Botanic Gardens Conservation International (BGCI), un organo facente parte dell’International Union for the Conservation of Nature (IUCN) che si concentra sull’analisi dello stato di conservazione di 58.497 specie di alberi.

Si tratta del più grande lavoro mai intrapreso nella storia della lista rossa dell’IUCN, il più ampio database contenente informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il mondo e la fotografia che ne emerge risulta purtroppo molto allarmante.

Il 30% delle specie di alberi rischia di estinguersi

Il 30% delle specie prese in esame, infatti, risulta a rischio estinzione; si parla di 17.500 specie, praticamente il doppio del numero complessivo di mammiferi, volatili, anfibi e rettili che versano nella stessa condizione di pericolo.

Nel corso del tempo, già ben 142 specie sono finite con l’estinguersi e 442 risultano in gravissimo pericolo, con meno di 50 esemplari rimasti al mondo.

Ad essere a rischio sono tanto le specie tropicali, quanto quelle più comuni: si va dalle dipterocarpacee del Borneo, fortemente minacciate dalla coltivazione intensiva delle palme da olio, all’ebano e al palissandro del Madagascar, abbattuti per servirsi del loro legno, passando per specie come la quercia, l’acero o la magnolia, sempre più frequentemente usate come decorazioni, a tal punto da averle portati sull’orlo dell’estinzione.

L’agricoltura è la minaccia più grande

La minaccia più grande per la sopravvivenza degli alberi è costituita, secondo il report, dall’agricoltura, che da sola impatta sul 29% delle specie. La conversione delle terre in terreni agricoli, spesso per la realizzazione di piantagioni intensive come quelle delle palme da olio o della soia, priva infatti moltissime specie del proprio habitat naturale, rendendolo sempre più vulnerabili.

Ma i fattori in gioco sono molteplici e finiscono ovviamente per influenzarsi uno con l’altro: grande è, come prevedibile, anche l’impatto della deforestazione – spesso essa stessa legata alla filiera agroalimentare – come quello di uno sviluppo urbano incontrollato, che in molte aree del Pianeta sta portando alla scomparsa delle zone verdi.

Il ruolo dei cambiamenti climatici

Un ruolo non irrilevanti è poi giocato dai cambiamenti climatici, che mettono a rischio ben 1.080 specie di alberi, soprattutto negli ecosistemi boreali, costali e montani dove pesa maggiormente anche l’impatto degli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, conseguenza diretta – come ben sappiamo – della crisi climatica che stiamo attraversando.

Cosa fare?

Nel corso degli ultimi tre secoli, l’area forestale del mondo è diminuita del 40%, un trend preoccupante sul quale però il report del BGCI ci dice che possiamo ancora intervenire.

In che modo? Innanzitutto espandendo le aree protette, che attualmente accolgono il 64% di tutte le specie di alberi presenti sulla Terra, ma anche tutelando quelle più a rischio, ad esempio riservando loro un posto nei giardini botanici o conservando i loro semi nella banca dei semi.

Tutto questo cercando ovviamente di sensibilizzare e coinvolgere anche chi non è del settore, i cittadini comuni, per far sì che tutti si sentano in qualche modo garanti e custodi di un bene non solo prezioso, ma soprattutto collettivo.

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