In Madagascar la prima carestia causata

Crisi climatica e fame nel mondo

Appena qualche mese, un rapporto di Oxfam aveva portato alla luce come il mix esplosivo di crisi climatica, pandemia e guerre nel corso del 2020 avesse pesantemente aggravato la situazione della fame nel mondo, facendo balzare a 155 milioni il numero di persone che rischiano di morire a causa di carestie.

La situazione si presenta particolarmente grave in alcune aree del mondo, dove l’innalzamento delle temperature incide in maniera decisiva sulla possibilità di procurarsi cibo e acqua. I prolungati periodi di siccità – effetto diretto dei cambiamenti climatici – stanno causando una crescita della desertificazione, fattore che, in aree in cui l’agricoltura dipende strettamente dalle condizioni climatiche, ha riflessi importanti sull’accesso al cibo.

In Madagascar 1,14 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare

Particolarmente drammatica è, in particolare, la situazione in cui versa il Madagascar che, secondo un report delle Nazioni Unite, potrebbe ritrovarsi ad affrontare la prima carestia causata dal cambiamento climatico.

A causa del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, il Paese africano sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 40 anni; siccità che ha devastato i campi e ha ridotto alla fame migliaia di persone, che in assenza di qualsiasi altra fonte di sostentamento sono arrivate al punto di cibarsi esclusivamente di insetti o di foglie di cactus.

Secondo le stime delle Nazioni Unite si parla di 1,14 milioni di malgasci in condizioni di insicurezza alimentare, tra cui 14.000 versano già in condizioni di catastrofe (la cosiddetta Fase 5 dell’IPC), con la previsione che arriveranno a 28.000 entro il mese di ottobre.

A risentire maggiormente di quanto sta accadendo sono ovviamente i bambini: nel corso degli ultimi 4 mesi il tasso di malnutrizione acuta (GAM) nei bambini al di sotto dei 5 anni è quasi raddoppiato ed è arrivato a toccare il 16,5%, con picchi del 27% nelle aree più colpite, come quella del distretto di Ambovombe.

Come intervenire?

Da ormai diversi mesi il World Food Programme lavora a contatto con il governo del Madagascar per cercare di affrontare la carestia e riuscire a portare aiuti in tutte le zone in cui c’è bisogno, comprese quelle rurali, dove l’assenza di strade rende ancor più difficile l’intervento dei soccorsi.

In un’intervista alla Bbc News Africa, Shelley Thakral del World Food Programme ha posto l’attenzione su un particolare aspetto che è quello dell’ingiustizia climatica, sottolineando come “queste persone non hanno fatto nulla per contribuire al cambiamento climatico. Non bruciano combustibili fossili, eppure stanno sopportando il peso del cambiamento climatico”.

Sul dramma dei malgasci è intervenuto anche il Direttore esecutivo del World Food Programme, David Beasley, che ci ha tenuto a ribadire come ciò che sta accadendo nell’isola africana ha un responsabile ben definito: il cambiamento climatico.

Ho incontrato donne e bambini che erano vivi a malapena, avevano camminato per ore per arrivare ai nostri centri di distribuzione di cibo. E loro erano quelli abbastanza in salute per farcela. Una dopo l’altra, le siccità in Madagascar hanno spinto le comunità sull’orlo della morte per fame. Le famiglie stanno soffrendo e le persone stanno già morendo a causa della fame. Qui non parliamo di guerra o di conflitto, qui parliamo del cambiamento climatico” ha dichiarato Beasley che ha poi spiegato la necessità di intervenire con aiuti concreti al governo malgascio per “trattenere l’onda del cambiamento climatico e salvare vite”.

A questo proposito, il Direttore esecutivo del World Food Programme proprio la scorsa settimana ha incontrato il primo ministro del Madagascar per provare a delineare delle soluzioni immediate e a lungo termine per arginare la carestia in corso. Occorrono 78,6 milioni di dollari per portare in Madagascar cibo e acqua a sufficienza per i prossimi mesi prima che la situazione sfugga definitivamente di mano e l’epilogo di questo dramma diventi inevitabile.

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