Gli immortali: Giuseppe Mengoni

Una fine ancora avvolta nel mistero

Passando sotto l’arco trionfale, che fa da ingresso alla galleria Vittorio Emanuele II di Milano, vi sarà capitato di guardare a sinistra e vedere una targa commemorativa dedicata a Giuseppe Mengoni che ne è l’autore. La targa però ricorda nello specifico la triste fine di Mengoni che cadde mortalmente dall’impalcatura più alta della sua Galleria, in circostanze mai chiarite del tutto, durante un’ispezione il 30 Dicembre 1877, il giorno precedente la data fissata per l’inaugurazione. La prima versione descrisse l’accaduto come un incidente ma poi cominciarono a farsi strada altre tesi che spiegavano il fatto come un gesto suicida, motivato forse dal concreto rischio del pagamento di una forte penale per il ritardo nella consegna dell’opera o forse dalle roventi critiche che l’architetto, nativo di Fontanelice vicino ad Imola, aveva subito durante tutto il lungo iter di realizzazione dell’opera. A questo si aggiunse forse la delusione per la notizia dell’annunciata assenza alla cerimonia di inaugurazione del re Vittorio Emanuele II, un’assenza erroneamente interpretata, perché il re in condizioni di salute molto precarie sarebbe morto anch’egli a Roma pochi giorni dopo. Ebbene sì, quello che oggi è ritenuto unanimemente il salotto di Milano e che è diventato uno dei simboli più conosciuti della città a livello mondiale, fu in realtà osteggiato pesantemente dalla borghesia benpensante dell’epoca che non apprezzò nel progetto di Mengoni le sue soluzioni innovative e rivoluzionarie.

Il progetto di risistemazione di Piazza Duomo

Mengoni nacque nel 1829, si laureò a Bologna e cominciò a girare l’Europa intera così da allargare i propri orizzonti culturali. Dopo una serie di commesse tra Bologna e Roma vinse nel 1861 il concorso internazionale per la risistemazione di piazza Duomo e delle vie adiacenti, che nelle intenzioni di allora doveva dare al centro cittadino una nuova fisionomia, austera e monumentale, adeguata ad una città che aspirava ad avere un ruolo guida nel neonato regno d’Italia. Il progetto faraonico dell’architetto di Fontanelice fu per la verità realizzato solo in parte, nello specifico fu allargato notevolmente il sagrato della cattedrale e fu realizzata la galleria, il passaggio coperto che collegava piazza del Duomo con la neonata piazza della Scala. L’allargamento del sagrato e quindi della piazza fu ottenuto attraverso la demolizione di alcuni edifici come il Coperto dei Figini, che aveva incorporato nei secoli alcuni dei resti dell’antica basilica di Santa Tecla, e di un vero e proprio quartiere come il Rebecchino, che spesso fungeva da base e nascondiglio per i ladruncoli che prendevano di mira i numerosi pellegrini diretti in Duomo.

La Galleria Vittorio Emanuele II

Ma Mengoni è ricordato soprattutto per la galleria Vittorio Emanuele II, un enorme complesso edilizio costituito da quattro bracci che formano una croce romana adornati con cariatidi, telamoni e stucchi, coperti da raffinate ed ardite volte in ferro e vetro che si intersecano in centro in un grande spazio ottagonale sovrastato da una grande cupola vetrata. La soluzione innovativa non incontrò affatto, come si potrebbe pensare, i favori di un’opinione pubblica ancora legata ai canoni estetici classici e poco incline alla sperimentazione, poco importa se pare che addirittura Gustave Eiffel abbia trovato ispirazione per la realizzazione dell’omonima torre proprio dalla Galleria di Milano e se tante imprese analoghe furono realizzate in giro per il mondo e per l’Italia, a cominciare dalla galleria Umberto I di Napoli. Alcuni altri invece presero di mira lo sbocco su piazza della Scala, definendolo totalmente casuale e non risolto. L’architetto ne fu molto amareggiato, lui che romanticamente aspirava a “superare tutti gli artisti viventi e di regnare nella posterità al lato di Raffaello e Michelangelo”. Eppure bastarono pochi anni perché i giudizi si ribaltassero e la Galleria si guadagnasse il soprannome di “salotto di Milano”, diventando lo spazio per eccellenza della vita borghese cittadina che si dilettava a frequentare i nuovi eleganti negozi, ma soprattutto i ristoranti ed i caffè, alcuni dei quali come Biffi, Savini, Campari diventeranno celebri in tutto il mondo. Anche dal punto di vista architettonico i giudizi cambiarono molto rapidamente. Johan Friedrich Geist ebbe ad affermare: “La Galleria Vittorio Emanuele II rappresenta l’apice dell’evoluzione dell’archetipo del passage. Con essa giunge a termine una progressione cominciata con i passages parigini e che aveva raggiunto una tappa intermedia con les Galeries St Hubert a Bruxelles”.

Oggi Mengoni riposa nello spazio 31 del Circondante di Ponente, in una posizione piuttosto defilata. Sopra la sua tomba si erge una scultura di Francesco Barzaghi che ritrae magnificamente in stile verista la personalità complessa ed inquieta dell’architetto. In un secondo momento ai piedi della statua fu aggiunta quella della figlioletta, morta poco tempo dopo per cause naturali. Purtroppo l’opera non è in un perfetto stato di conservazione, analogia con la vita di un visionario, di un uomo dotato forse di una immaginazione e di un coraggio troppo grandi per i suoi contemporanei.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui