Shell sconfitta da Ong e cittadini

Il gigante del petrolio sconfitto dal popolo

È una sentenza storica quella emessa lo scorso 26 maggio dai giudici olandesi nei confronti della Royal Dutch Shell. Il Tribunale de L’Aja ha condannato il colosso del petrolio a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 45% entro il 2030 o in alternativa del 35% o del 25% rispetto ai livelli del 2019. Shell è inoltre ritenuta responsabile non solo delle proprie politiche di decarbonizzazione, ma anche di quelle dei propri fornitori e clienti, i quali dovranno essere scelti in base al rispetto di particolari requisiti.

La causa

Il ricorso alla Corte de L’Aja è stato presentato da Milieudefensie, affiliata all’organizzazione internazionale Friends of the Earth, insieme ad altre sei Ong: Greenpeace e ActionAid Netherlands, Both ENDS, Fossil Free Netherlands, Young Friends of The Earth Netherlands, Wadden Sea Association e ben 17.379 cittadini olandesi che hanno deciso di supportare attivamente questa battaglia contro la multinazionale anglo-olandese.

Quest’azione legale si inserisce nel quadro delle climate change litigation, strumenti utilizzati da ong, associazioni, enti e cittadini per salvaguardare diritti e/o principi promuovendo, per mezzo di questi contenziosi, l’evolversi dell’ordinamento e del diritto stesso di ogni singolo Stato a favore delle nuove sfide che la società e l’ambiente ci impongono.

Il verdetto dei giudici olandesi è stato accolto con grande entusiasmo generale poiché questa è la prima volta in cui una multinazionale è ritenuta legalmente responsabile di alterare la stabilità climatica attraverso la sua attività e inoltre è condannata al rispetto degli Accordi di Parigi sul clima.
Roger Cox, l’avvocato che ha curato il ricorso, è lo stesso che nel 2019 riuscì a vincere un contezioso climatico contro lo Stato Olandese il quale fu condannato ad assumere maggiore responsabilità e ad adottare misure maggiormente incisive per fronteggiare l’emergenza dettata dal cambiamento climatico. L’effetto immediato fu lo spegnimento di due centrali a carbone sul territorio olandese, con l’obbligo in capo al governo di ridurre del 25% rispetto al 1990 le emissioni di gas serra entro il 2020.

Anche in Italia si stanno muovendo i primi passi in tema di azioni climatiche grazie alla campagna di sensibilizzazione Giudizio Universale che ha portato sul banco degli imputati lo Stato Italiano ritenuto responsabile di inerzia nei confronti dell’emergenza climatica e alla Rete Legalità per il clima che ha diffidato il Gruppo Eni Spa.

Un discorso a parte però deve essere fatto per le multinazionali che spesso sfuggono a questi meccanismi che le obbligano a un maggiore rispetto per l’ambiente e i diritti umani fondamentali nonostante costituiscano, per mezzo delle loro attività, una delle principali fonti climalteranti, rendendosi di fatto responsabili di inquinamento, distruzione e morte.

Shell e l’ambiente

La compagnia petrolifera attraverso la sua attività estrattiva basata sull’utilizzo di combustibili fossili è una delle 5 più grandi compagnie oil&gas (Chevron, Exxon, BP e Conoco Phillips le altre) ritenute maggiormente responsabili per la crisi climatica in atto. Alla Royal Dutch Shell da sola sono imputabili 1,6 miliardi di tonnellate di CO2 emesse nell’arco di un anno, che equivalgono al 3% di tutte le emissioni globali.

Questa poi, non è neanche la prima volta che Shell è invitata a presentarsi in tribunale per responsabilità ambientali. A Febbraio di quest’anno, per esempio, è arrivata la condannata, dopo 12 anni di processo, per disastro ambientale nel delta del Niger causato durante gli anni 2000.

La multinazionale, dal canto suo, prova a difendersi, ma nonostante nel suo documento Our Climate Target sostenga che il suo obiettivo per il 2050 è di ridurre del 100% le emissioni, i giudici olandesi hanno ravvisato che Shell non stia facendo abbastanza non solo per la tutela dell’ambiente e per la salvaguardia del Pianeta, ma anche per il rispetto degli articoli 2 e 8 della CEDU che richiamano il diritto alla vita e il diritto alla vita familiare.

È molto probabile che il gigante del petrolio faccia ricorso dimostrando di porre in atto politiche aziendali mirate alla riduzione dell’emissioni nel tempo, ma il risultato storico di questa sentenza è di una importanza enorme: nessuno può sottrarsi all’impegno e alle conseguenze che ne derivano per la lotta ai cambiamenti climatici.

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