Combattere la siccità?

Siccità in aumento

Quello della siccità costituisce uno dei problemi più pericolosi generati dal surriscaldamento globale. In tutto il Pianeta, i periodi di siccità si fanno sempre più lunghi, con conseguenze pesantissime non solo in termini di impatto ambientale, ma – ovviamente- anche umanitario, col rischio che la corsa all’oro blu finisca con l’alimentare nuove migrazioni forzate e nuovi conflitti nelle zone più aride del Pianeta.

Per rispondere a un’emergenza che riguarda milioni di persone da una parte all’altra del Pianeta, l’ottantaduenne ingegnere spagnolo, Enrique Veiga, ha dato vita ad un innovativo macchinario che potrebbe trasformarsi in un’ancora di salvezza per tanti che vivono in condizioni di difficile accesso all’acqua.

Il macchinario spagnolo che consente di ricavare acqua potabile dall’aria

All’ingegnere l’idea, a dire il vero, non è venuta in mente oggi, ma risale agli anni Novanta, quando per fronteggiare una pesante siccità che aveva colpito la Spagna meridionale, Veiga ha iniziato a dare forma alla sua invenzione.

Cosa ha di così innovativo questo macchinario? Semplice (si fa per dire): produce acqua potabile dall’aria.

Il sistema, almeno nella sua fase iniziale, non è molto diverso da quello impiegato in macchine a noi ben più note, come i condizionatori che molti di noi hanno in casa. Quello che la macchina fa, infatti, è raffreddare l’aria attraverso l’uso dell’elettricità, finché l’aria non si condensa in acqua. A questo punto l’acqua, che in un sistema di climatizzazione verrebbe scaricata nei sistema idraulici, viene resa potabile e dunque utilizzabile laddove ce ne sia bisogno.

Una macchina di piccole dimensioni, dunque anche facilmente trasportabile, è in grado di produrre dai 50 ai 75 litri di acqua al giorno, ma attraverso macchine più grandi è possibile arrivare anche a 5.000 litri al giorno; non solo: diversamente da altri macchinari simili, come quello realizzato ad Israele, quello dell’ingegnere spagnolo è in grado di produrre acqua anche a temperature che possono arrivare fino ai 40 gradi Celsius e con un tasso di umidità ben più basso rispetto a quello finora necessario per avviare tale processo.

Un aiuto efficace per chi non ha accesso all’acqua

L’obiettivo è aiutare le persone” ha dichiarato Enrique Veiga, che ha ribadito come l’ambizione sua e della società Aquaer – che realizza la macchina – è quella di “realizzare un dispositivo che sia efficace, ma anche di renderlo utile per le persone che devono camminare per chilometri per andare a prendere l’acqua o fare pozzi”.

Oggi questa macchina capace di generare acqua praticamente dal nulla ha già trovato impiego in alcuni villaggi in Namibia e in un campo profughi libanese e presto troverà probabilmente un uso anche nelle zone più aride della stessa Spagna, dove la siccità si sta trasformando in un serio problema per un numero crescente di persone.

Intanto, per non lasciare in secondo piano la questione ecologica, il rifugiato vietnamita Nhat Vuong, già fondatore dell’organizzazione Water Inception – che si è occupata di acquistare il macchinario installato nel campo profughi in Libano – ha dato vita ad una raccolta fondi per acquistare i pannelli solari necessari ad alimentare completamente il macchinario attraverso energia pulita.

Dopo il visionario progetto dell’architetto neozelandese Henry Glogau, che appena poco tempo fa è riuscito a creare un lucernario in grado di rendere l’acqua potabile e generare al contempo luce naturale diffusa nelle baraccopoli, arriva ora una nuova invenzione che mette al centro il diritto di accesso all’acqua per tutti. E speriamo sia solo l’inizio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui