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Bluejay Mining PLC e le esplorazioni sull’isola dei ghiacci

La Bluejay Mining è la principale società di esplorazione e sviluppo minerario della Groenlandia, e come si legge dal suo sitola Company ritiene che la Groenlandia rappresenti una delle ultime regioni minerarie inesplorate che ha il potenziale per contenere risorse significative a livello globale.”L’azienda ha all’attivo diversi progetti ed è presente anche sul territorio della Finlandia dove detiene tre giacimenti di metalli di alta qualità come ferro, rame, zinco, cromo, nichel, cobalto e oro. I suoi principali interessi esplorativi afferiscono al territorio della Groenlandia e il progetto più importante, il Dundas, riguarda i giacimenti di Ilmenite. Per quest’ultimo, la società ha già ottenuto dal Governo groenlandese l’approvazione del Piano di Sfruttamento e Chiusura nel Dicembre 2020. Oltre al Dundas Ilmenite, la Bluejay Mining è al lavoro sul Kangerluarsuk, un progetto di esplorazione mineraria posseduto per il 100% su un’aerea di 692 kmq all’interno del fiordo Karrat,  e sul Thunderstone.

La join venture con KoBold Metals

Il 9 Agosto 2021 la società britannica ha siglato un nuovo accordo con la statunitense KoBold Metals. Dal sito di quest’ultima si legge che il loro principale business è l’esplorazione mineraria “che utilizza l’apprendimento automatico e altre tecniche di calcolo scientifico per aumentare la fornitura etica di materiali critici (cioè, Ni, Co, Cu, Li, Pt e Pd) necessari per costruire veicoli elettrici ed elettronica personale. Saranno necessarie molte nuove miniere se si vuole che i veicoli elettrici si diffondano, ma prima che possano essere estratti nuovi giacimenti di minerale, devono essere trovati.”La KoBold è una società privata e annovera tra i suoi principali investitori Breakthrough Energy Ventures, Equinor ASA,  compagnia energetica della Norvegia e Andreessen Horowitz, una venture – capital della Silicon Valley. Con un investimento di 15 miliardi di dollari, Bill Gates e Jeff Bezos, attraverso la partecipazione di Breakthrough Energy, un fondo gestito dal co-fondatore di Microsoft e dal fondatore di Amazon, che ha tra i suoi investitori anche Jack Ma, fondatore di Alibaba Group, Michael Bloomberg e altri magnati, si assicurano la partecipazione al progetto Disko-Nuussuaq, che prevede ispezioni su un’area di circa 2.776 kmq nella costa occidentale della Groenlandia, alla ricerca dei materiali che consentiranno la produzione di auto elettriche, quali nichel, rame, cobalto e platino.Sono già stati individuati 20 target di trivellazioni, e il piano di lavoro del nuovo progetto procederà articolandosi in due fasi: la prima, che riguarda lo studio del territorio e l’individuazione dei siti più ricchi di minerali al fine di acquistarli e ottenere le licenze, sarà avviata entro la fine del prossimo anno; la seconda fase, quella degli scavi, partirà nel 2024.

La Groenlandia contesa e il suo fragile equilibrio

Un progetto importante quello del Disko – Nuussuaq, che insieme agli altri lavori di ispezione ed estrazione, mira a fare della Groenlandia la più grande fornitrice di uranio e minerali “terre rare”, appellativo con il quale sono riconosciute le aree ricche di un gruppo di 17 metalli utili per costruire componenti dei dispositivi high-tech. In particolare, l’area sulla quale si svilupperà il Disko – Nuussuaq pare abbia le potenzialità per rubare lo sfortunato scettro alla zona di Norilsk-Talnakh in Siberia, la miniera di solfuro di nichel – rame più grande al Mondo.

Sulla Groenlandia, però, sono puntati gli occhi di molti

Già nel 2019, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva proposto l’acquisto dell’isola proprio in virtù della ricchezza mineraria, richiesta respinta fermamente dal governo danese, poiché ritenuta, a giusta ragione, “assurda”. Anche la Cina si cela dietro la licenza di esplorazione concessa nel 2010 alla società australiana Greenland Minerals, di cui la compagnia cinese Sheghe Resources fa parte. Un altro nodo, poi, è rappresentato dai rapporti con la Danimarca, dalla quale la Groenlandia ha ottenuto l’autogoverno e la proprietà delle riserve minerarie nel 2009, non riuscendo però ad affrancarsi completamente dal governo danese che ha mantenuto Politica Estera e Difesa e che sovvenziona il governo dell’isola con sussidi annuali pari a circa 526 milioni di euro.

Proprio per questo il Partito Socialdemocratico Siumut, che dominava sull’isola dal 1979, è favorevole all’attività estrattiva dei minerali rari, perché crede che quella sia la strada per una maggiore indipendenza economica e, di conseguenza, politica. Ai socialdemocratici si oppone il partito verde e ambientalista di sinistra Inuit Ataqatigiit. Quest’ultimo, dopo aver preso il potere nelle passate elezioni, grazie anche alla fervida opposizione al progetto di una nuova miniera a Kvanefjeld, ha intenzione di rivedere la politica estrattiva dell’isola dei ghiacci e di puntare sul potenziamento di altri settori dell’economia, quali agricoltura, pesca e turismo in natura. La paura principale del partito ambientalista riguardo questa intensa attività mineraria è legata alle ricadute che essa può avere sul fragile ecosistema dell’isola, da qui la preoccupazione che l’ingente guadagno generato non possa ripagare i danni irreversibili al territorio della Groenlandia, già è messo a dura prova dallo scioglimento dei ghiacciai dovuto dei cambiamenti climatici.

La terra del Passaggio a Nord Ovest è attenzionata da Russia, Usa e Cina anche perché, secondo alcuni studi, le zone intorno all’Oceano Artico costituiscono le più grandi riserve di petrolio e gas naturale al Mondo non ancora sfruttate. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacci ha aperto una nuove vie commerciali, rendendo le rotte polari percorribili per tutto l’anno. Ciò alimenterebbe i sogni di indipendenza di quella parte di popolazione che vede nello sfruttamento delle risorse di cui l’isola è ricchissima, una fonte di guadagno notevole che porrebbe le basi per il raggiungimento di una migliore condizione economica, che permetterebbe la rinuncia alle sovvenzioni danesi.

Ma il prezzo da pagare è la distruzione ambientale e la destabilizzazione di un equilibrio già precario. La calotta glaciale della Groenlandia è inserita infatti tra gli 11 Tipping Points, un’area importantissima per la salvaguardia dell’intero Pianeta, che andrebbe preservata e non sfruttata.

 

 

 

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