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La crescita del turismo astronomico negli Stati Uniti

Fuggire dalle luci della città per rifugiarsi in una riserva naturale e osservare le stelle immersi nel buio della notte: è questa la nuova frontiera del turismo negli Stati Uniti. Lo rivela un approfondimento[1] della celebre rivista americana National Geographic.

Negli Stati Uniti, la crescente popolarità del turismo astronomico ha portato alla creazione di riserve naturali dedicate all’osservazione dei cieli notturni. Sempre più città, paesi e regioni si stanno adoperando per proteggere i cieli dall’inquinamento luminoso con la doppia volontà di garantire nuove forme di turismo sostenibile e ridurre al minimo l’impatto negativo dell’illuminazione artificiale sull’ambiente.

Nadia Drake, giornalista scientifica, sottolinea come l’uomo abbia perso negli anni quella connessione, quasi primordiale, che lo legava alla conoscenza dei cieli notturni. L’inquinamento luminoso, inoltre, mette in pericolo gli ecosistemi, danneggiando i cicli vitali degli animali la cui vita è scandita dall’oscurità.

Cresce il numero di aree destinate all’osservazione delle stelle

Negli ultimi anni l’interesse per il turismo astronomico non riguarda più solo astrofili o astrofisici, lo dimostra la presenza negli Stati Uniti di oltre sessanta parchi, comunità e riserve nate per permettere ai viaggiatori l’osservazione delle stelle. Tra queste aree privilegiate per l’osservazione del cielo, dodici sono state certificate dall’International Dark-Side Association (IDA). L’IDA è un’organizzazione no profit con sede a Tucson (Arizona), nata per preservare e proteggere l’ambiente notturno e promuovere un’illuminazione artificiale di qualità.

Questi centri, che spesso si trovano in aree molto isolate e lontane dai grandi centri urbani, offrono la possibilità ai campeggiatori di trovare vitto e alloggio, stimolando nuovi flussi turistici in grado di rispondere alla volontà, sempre più diffusa tra chi vive in città, di fuggire dal caos urbano.

Secondo l’IDA, la Death Valley in California, il Grand Canyon in Arizona e il Big Bend in Texas sono i parchi nazionali migliori per l’osservazione delle stelle.

Secondo National Geographic, l’80% degli abitanti della Terra non riescono più a vedere la Via Lattea a causa dell’inquinamento luminoso. Questa percentuale sale al 99% negli Stati Uniti e in Europa[2].

Il turismo astronomico è uno strumento utile per la protezione della fauna selvatica

Il turismo astronomico, che per le sue caratteristiche si presenta come una forma di turismo sostenibile e a basso impatto sull’ambiente, non permette solo di osservare la Via Lattea immersi dalla natura, ma rappresenta uno strumento essenziale per la protezione e la conservazione della fauna selvatica. John Barentine, direttore della conservazione per l’International Dark-Sky Association, ha affermato che il declino delle specie d’insetti impollinatori e uccelli migratori è legato all’inquinamento luminoso in tutto il mondo.

La pandemia da Covid-19 ha anche spinto più persone a viaggiare verso aree remote, tra cui i parchi statali e nazionali, dove le stelle sono più visibili. Ad esempio, il Medicine Rocks State Park, nello Stato del Montana, ha registrato un aumento del 98% delle visite nel primo trimestre del 2021 rispetto al 2020[3]. La tecnologia di oggi consente a un vasto pubblico di scrutare i cieli stellati senza disporre necessariamente di grandi competenze scientifiche, ciò è possibile grazie alla presenza di numerose app in grado di svelare i segreti delle stelle.

Le prime proposte in Europa contro l’inquinamento luminoso

La protezione dei cieli notturni e il contrasto all’inquinamento luminoso richiedono interventi legislativi specifici per ridurre i danni ambientali dell’eccessiva illuminazione artificiale. Il nove giugno 2021 il Parlamento Europeo ha adottato la Strategia sulla Biodiversità[4] con la richiesta alla Commissione Europea di elaborare una legge sulla biodiversità entro il 2022. Nel testo si fa un importante riferimento a come l’inquinamento luminoso alteri i livelli d’illuminazione notturna naturale per gli uomini, gli animali e le piante, incidendo negativamente sulla biodiversità. In più, i parlamentari europei hanno chiesto alla Commissione Europea di fissare dei limiti all’uso d’illuminazione artificiale esterna per il 2030 e a proporre indicazioni agli Stati membri per garantire un’illuminazione artificiale notturna di qualità. Si tratta di un primo riconoscimento sulla necessità, non più rinviabile, di affrontare il tema dell’inquinamento luminoso e permettere, citando Dante Alighieri, di riuscire nuovamente a riveder le stelle.

[1] https://www.nationalgeographic.com/travel/article/dark-sky-tourism-is-on-the-rise-in-the-us

[2] https://www.nationalgeographic.com/science/article/milky-way-space-science

[3] https://www.spokesman.com/stories/2021/aug/08/stargazing-gains-followers-promotes-tourism-in-rur/

[4] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0277_IT.html

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