greta ipcc

“Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni.” Lo rilevano i dati del sesto Rapporto dell’IPCC (AR6) presentato stamattina in una conferenza stampa.

Per Greta rapporto IPCC certifica che siamo in una situazione di emergenza

“Il nuovo rapporto IPCC non contiene vere sorprese. Conferma quelle che già sappiamo da migliaia di studi e rapporti fatti in precedenza: ovvero che siamo in una situazione di emergenza. È un serio (ma cauto) riassunto di quanto la scienza ci mette al momento a disposizione” ha affermato laconica l’attivista dei Fridays For Future Greta Thumberg su Twitter, aggiungendo “Non ci dice cosa fare. Sta a noi essere coraggiosi e prendere decisioni sulla base delle prove scientifiche fornite in questi rapporti. Possiamo ancora evitare le conseguenze peggiori, ma non se continuiamo come oggi, e non senza trattare la crisi come una crisi.”

Nel rapporto sul Clima dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), sono stati anche esplorati cinque possibili scenari futuri, che descrivono diversi contesti a seconda della mitigazione delle emissioni. In particolare, spiegano gli scienziati, se nei prossimi decenni non si verificheranno profonde riduzioni delle emissioni di gas serra, la temperatura superficiale media globale continuera’ ad aumentare. Nello scenario con emissioni di CO2 piu’ basse, il riscaldamento globale durante il XXI secolo potrebbe restare al di sotto dei due gradi. Negli scenari con elevate emissioni, la capacita’ di assorbimento del carbonio da parte degli oceani e degli ecosistemi risulterebbe tanto compromessa da perdere efficacia nel rallentare il tasso di crescita della CO2 atmosferica.

La situazione potrebbe peggiorare drasticamente

Secondo gli autori alcune delle conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono irreversibili su scale temporali dell’ordine delle centinaia di anni, specialmente in materia di salute degli oceani, ghiaccio marino artico e livello del mare. Una riduzione delle emissioni di gas serra, d’altronde, potrebbe provocare effetti positivi sulla qualita’ dell’aria, osservabili in pochi anni, anche se l’impatto sulla temperatura del pianeta, sottolineano gli esperti, saranno visibili solo dopo molti decenni. Nel Mediterraneo, sostengono i ricercatori, eventi estremi di elevata temperatura sono aumentati nettamente dagli anni ’50, proprio a causa delle attivita’ antropiche. In base alle proiezioni climatiche disponibili, concludono gli studiosi, la situazione potrebbe peggiorare drasticamente nel prossimo futuro, e l’intensita’ degli eventi estremi sara’ correlata all’aumento del valore di riscaldamento globale raggiunto.

Il rapporto spiega anche che “l’aumento medio del livello del mare è cresciuto a una velocità mai prima sperimentata, almeno negli ultimi 3.000 anni e l’acidificazione delle acque dei mari sta procedendo a una velocità mai vista in precedenza, almeno negli ultimi 26.000 anni. A seguito del riscaldamento climatico, il livello medio dell’innalzamento del livello del mare fra il 1901 e il 2020 è stato di 20 cm, con una crescita media di 1,35 mm/anno dal 1901 al 1990 e una crescita accelerata di 3.7 mm/anno fra il 2006 e il 2018.”

Secondo l’IPCC “la concentrazione dei principali gas serra è oggi la più elevata degli ultimi 800.000 anni e, nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni.”

“La temperatura media globale del pianeta – proseguono gli scienziati – nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 °C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. E la parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane. Nel Mediterraneo e in Europa eventi estremi di elevata temperatura, stimati sulla base delle temperature massime giornaliere ma anche sulla durata, frequenza e intensità delle ondate di calore, sono aumentati dagli anni ’50, così come nel Mediterraneo sono aumentati fenomeni siccitosi misurati in base al contenuto di umidità del suolo e al bilancio idrico. In entrambi i casi, l’aumento è da attribuirsi all’attività dell’uomo. In base alle proiezioni climatiche disponibili, questi aumenti continueranno nel futuro, con intensità crescenti parallelamente all’aumento del valore di riscaldamento globale raggiunto.”

Rispetto alle emissioni antropiche dei principali gas serra – scrivono nel rapporto gli scienziati –  “queste sono ulteriormente cresciute, raggiungendo nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano. La pandemia da Covid-19 ha permesso di condurre un esperimento altrimenti impensabile: la riduzione in tempi brevissimi delle emissioni di inquinanti atmosferici e gas serra dovuta ai lockdown estesi praticamente in tutto il mondo. Mentre la riduzione delle emissioni inquinanti ha portato a un seppur temporaneo miglioramento della qualità dell’aria a livello globale, la riduzione del 7% delle emissioni globali di CO2, una riduzione enorme mai sperimentata nei decenni passati, non ha prodotto alcun effetto sulla concentrazione di CO2 in atmosfera e, conseguentemente, nessun apprezzabile effetto sulla temperatura del pianeta. Questo perché, mentre la riduzione delle emissioni dei principali inquinanti, che permangono in atmosfera per alcuni giorni o, al massimo, per alcuni mesi, ha un rapido effetto sulla loro concentrazione con un considerevole beneficio sulla salute umana e sull’ambiente in generale, al contrario, per contrastare il riscaldamento climatico sono necessarie riduzioni della concentrazione di CO2, che permane in atmosfera per centinaia di anni, e degli altri gas serra che siano sostenute nel tempo e di grossa entità fino alla completa decarbonizzazione.” Questi dati rappresentano, secondo l’IPCC, ”una conferma che per contrastare il riscaldamento del clima sono necessarie riduzioni della concentrazione di CO2 e altri gas serra di grossa entità e sostenute nel tempo fino a una totale decarbonizzazione”

”Alcune conseguenze dei cambiamenti climatici in atto sono irreversibili su scale temporali dell’ordine di centinaia di anni. In particolare, questo è vero per l’oceano, il ghiaccio marino artico e il livello del mare, che continuerà a salire nel corso del 21esimo secolo’‘ ha spiegato Susanna Corti, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori del sesto Rapporto dell’IPCC. Cosa ci aspetta? Il futuro climatico dell’Europa e del Mediterraneo. ”La temperatura superficiale globale del Pianeta intorno al 2050 sarà superiore a quella attuale in tutti gli scenari di emissione considerati. I livelli di riscaldamento globale di 1,5-2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali saranno superati entro la fine del XXI secolo in tutti gli scenari di emissioni, tranne negli scenari di emissioni nulle nella seconda metà del 21esimo secolo”, continua Corti, sottolineando che ”ogni mezzo grado di riscaldamento globale provoca aumenti statisticamente significativi nella frequenza e nella durata di estremi di temperatura, ovvero ondate di calore, siccità, precipitazione intense”. Quello che ci aspetta, dati alla mano, è Europa e un Mediterraneo sempre più caldi e siccitosi.

Il tempo per salvare il pianeta sta finendo e i cambiamenti climatici sono diffusi, rapidi e si stanno intensificando lo dice l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici diffuso stamane dell’Onu”. Lo ha dichiarato il co-portavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli, aggiungendo: “I dati dell’Ipcc sono angoscianti perché configgono con l’inadeguatezza delle politiche sul clima dei governi del pianeta come dimostra l’esito del G20 che si è svolto a Napoli alcuni giorni fa dove non si è raggiunta l’intesa su due punti cruciali: dimezzare emissioni CO2 entro il 2030 e l’uscita dal carbone. Se i principali Paesi non convergeranno su impegni seri impedire conseguenze più catastrofiche sarà impossibile e avremo danni climatici ben peggiori di quelli che vediamo oggi con un Pianeta più caldo di 1,1°C rispetto all’era preindustriale, ma la lotta al clima per la politica è diventata una passerella comunicativa”

SCHEDA

Il sesto rapporto dell’IPCC – International Panel on Climate Change (AR6) è attualmente in corso di finalizzazione. Ogni rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group. Il Working Group I valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. In questo gruppo di lavoro, sui 234 ‘lead authors’ provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche: Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi. Il Working Group II valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie; il Working Group III valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni gruppo di lavoro redige un rapporto grazie al lavoro di 200-250 scienziati (i cosiddetti ‘lead authors’) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC, la cui partecipazione è volontaria e non retribuita. I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. L’International Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite Unep (Un Environmental Program) e Wmo (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. Isac – Cnr ha presentato oggi ufficialmente i dati del Rapporto del Working Group I; gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022.

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