Incendi Sardegna

Sul finire della penultima settimana di luglio (24-25), la Sardegna è stata il teatro di gravi incendi che si sono diramati, per un’area di 50 km, soprattutto nella provincia di Oristano (nella Sardegna centro-occidentale), bruciando: boschi, oliveti, campi coltivati, aziende, case, ripetitori telefonici, automobili.

“Sa Tanca Manna”, simbolo della città di Cuglieri

Questo disastro ha causato l’azzeramento della biodiversità nella zona, perché sono stati bruciati 20 mila ettari di terreno e migliaia di animali: i mammiferi, gli uccelli, gli insetti, gli anfibi e i rettili. Le fiamme purtroppo non hanno risparmiato neanche l’olivastro millenario “Sa Tanca Manna”, simbolo della città di Cuglieri, che aveva più di 2 mila anni di storia. Questo albero era un olivastro (Olea europaea oleaster), cioè un ulivo selvatico. Aveva un fusto di circa 10 metri di circonferenza ed era alto 16 metri e mezzo. Conosciuto come olivastro di Tanca Manna, dal nome della località vicina a Cuglieri in cui si trovava, era inserito nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

A causa della vastità dell’incendio circa 1.500 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case danneggiate dal fuoco. Al fine di contenere l’incendio, oltre al lavoro di 7500 persone tra vigili del fuoco, corpo forestale, protezione civile, Croce Rossa Italiana, Carabinieri, Polizia di Stato e volontari, sono stati utilizzati sette canadair e undici elicotteri, che tuttavia non sono bastati così il governo italiano ha chiesto l’aiuto dell’Europa, e da Francia e Grecia sono stati inviati altri quattro Canadair.

I primi aiuti alla zona sono arrivati tuttavia la situazione resta molto grave. Per il presidente della Regione “si tratta di un disastro senza precedenti”. In merito all’incendio, Gianluigi Bacchetta, professore ordinario di botanica ambientale all’università di Cagliari e direttore del centro conservazione biodiversità, ha dichiarato: «È uno degli incendi più importanti tra quelli censiti fin dagli anni novanta. Il danno non è solo paesaggistico ma economico. Nelle zone dei roghi ci sono aziende d’eccellenza, allevamenti di razze speciali come il bue rosso e uliveti secolari il cui olio vince premi internazionali». Che in merito all’olivastro millenario aggiunge: «In collaborazione con il corpo forestale e l’amministrazione stiamo tentando di salvare le sue radici».

Un incendio terribile, ma cosa è stato a provocarlo?

Pochi giorni dopo il disastro la procura di Oristano ha aperto un’inchiesta, a carico di ignoti, per incendio colposo aggravato. Mentre le indagini del corpo forestale sono ancora in corso, la sola certezza è che a dare il via all’incendio sia stato il rogo di un’auto tra Santu Lussurgiu e Bonarcardo, che una volta domato è ripartito causando in dodici ore il moltiplicarsi dei focolai. Questo spiega l’inizio dell’incendio ma non il perché si sia diramato così tanto.

Le cause principali che hanno portato a questa diramazione sono: l’assenza di cura e manutenzione del territorio (fondamentali per la prevenzione degli incendi), e il cambiamento climatico. In merito alla cura e alla manutenzione, Carmelo Spada, Delegato WWF per la Sardegna, ha affermato: «Dobbiamo smettere di pensare ai nostri boschi solo dopo che si verificano immani tragedie come questa, con costosi interventi straordinari o emergenziali. È necessario investire sulla prevenzione attraverso una quotidiana gestione e cura del territorio.  Appena terminata l’emergenza dovranno essere accertate le responsabilità e puniti i colpevoli e si dovranno adottare tutte le misure previste dalla legge per il ripristino dell’ambiente come il divieto di pascolo e di caccia».

Spopolamento e della desertificazione, gravi problemi

Il WWF Italia riporta come: «Il progressivo abbandono delle aree rurali e il conseguente recupero della vegetazione spontanea creano condizioni estremamente favorevoli al diffondersi delle fiamme». Lo spopolamento di queste zone rappresenta un grave problema, per questo l’Anci della regione sardegna ha chiesto di affrontarlo utilizando i fondi europei del Next generation Ue. Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, ha lanciato l’appello: «La questione dello spopolamento e della desertificazione della Sardegna deve diventare centrale nella programmazione delle risorse del Recovery Fund».

A causa dello spopolamento di queste aree la superficie occupata dai boschi aumenta, ma questo non è un problema, il problema è quando in mancanza di manutenzione dei territori questi accumulano piante e rami secchi a terra, che favoriscano la diramazione degli incendi. Per questo bisognerebbe investire sulle tecniche di selvicoltura, che garantirebbero una buona cura del territorio oltre a prevenire i grandi incendi.

In merito alla crisi climatica Valentina Bacciu, Ricercatrice presso La Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in Un paese che brucia, un rapporto sui Cambiamenti Climatici e gli incendi boschivi in Italia realizzato dalla Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale (SISEF) e da Greenpeace nel 2020, afferma: «i cambiamenti climatici, caratterizzati da un sostanziale aumento delle temperature e delle condizioni di siccità, “stanno giocando un ruolo sempre maggiore nel determinare i regimi degli incendi insieme con le attività umane”».  Sempre sullo stesso tema Matteo Tidili, meteorologo di Rai Meteo, spiega: «Il caldo delle scorse settimane nell’Italia meridionale e in Sardegna non è stato normale. Le temperature sono state più alte rispetto alla media, specie nel fine settimana dei roghi. Soffiava lo scirocco e nella notte prima del disastro nell’area ci sono state raffiche di vento scese dai cumulonembi (nubi dense e grandi, tipiche dei temporali, ndr) che, arrivate a terra, si sono aperte a ventaglio. Una condizione favorevole per il riattivarsi di focolai spenti».

Le analisi di questi due esperti, ci fanno comprendere quanto sia importante lottare affinché i governi di tutto il mondo attuino misure importanti per contrastare la crisi climatica. Anche chi è restio ad attuare misure efficaci contro la crisi climatica, perché queste comporterebbero gravi perdite economiche, come dice Roberto Cingolani, Ministro italiano della transizione ecologica, che afferma come quest’ultima “Potrebbe essere un bagno di sangue”, dovrebbe fare i conti col fatto che i Cambiamenti Climatici rappresentano già una crisi economica, infatti in Europa si stimano circa 3 miliardi di euro all’anno di danni prodotti dagli incendi boschivi. Quindi la transizione ecologica è la soluzione non il problema.

Per concludere ecco le 5 raccomandazioni del WWF per ridurre il rischio e l’incidenza degli incendi nel bacino del Mediterraneo.

  1. RIDURRE L’ALTO TASSO DI INCIDENTI E PORRE FINE ALL’IMPUNITÀ attraverso la prevenzione e le condanne agli incendiari
  2. RIDURRE L’INFIAMMABILITÀ DEL PAESAGGIO attraverso piani di prevenzione efficaci e la mappatura delle aree a rischio
  3. MIGLIORARE LE CAPACITÀ DI DIFESA CIVILE, attraverso il miglioramento del coordinamento delle emergenze e l’educazione alla cultura del rischio
  4. MIGLIORARE LA GOVERNANCE DELLA GESTIONE DEGLI INCENDI, potenziando il coordinamento della prevenzione e della soppressione
  5. CONTRASTARE EFFICACEMENTE LA CRISI CLIMATICA, riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi.

Fonti:

https://www.internazionale.it/notizie/monia-melis/2021/07/29/incendi-sardegna-conseguenze

Apocalisse Sardegna, l’isola brucia

Incendi, apocalisse Sardegna

Incendi, in Sardegna un’estate di fuoco

https://www.ilpost.it/2021/07/27/incendi-boschivi-sardegna-italia-cause/

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