Intelligenza in natura

Di recente mi sono imbattuto in un bel testo dell’antropologo Jeremy Narby dal titolo “L’intelligenza in natura”, un saggio molto interessante che affronta una questione da sempre dibattuta e che si è arricchita di nuovi e stimolanti elementi, vale a dire l’intelligenza degli animali, ma anche degli invertebrati e delle piante.

Un patrimonio genetico condiviso

La tesi di fondo è intuitiva ed al contempo affascinante, ossia parte dalla constatazione che il nostro patrimonio genetico è solo in piccola percentuale diverso da quello di altri mammiferi, una percentuale davvero risibile se poi consideriamo i mammiferi a noi più prossimi. Ma nel nostro patrimonio genetico sono presenti largamente anche tratti condivisi con esseri viventi ben più elementari e questo non deve sorprenderci, dato che è ormai noto che tutti gli esseri viventi si sono sviluppati in milioni di anni dall’evoluzione degli stessi organismi infinitesimamente piccoli.

È come se il patrimonio genetico di base si sia arricchito via via di nuove componenti senza eliminare quelle precedenti, è come se noi fossimo il riassunto di tutto quello che c’è stato prima. Ed è proprio così, se infatti consideriamo il nostro cervello esso rappresenta il nostro legame ereditario con gli altri vertebrati, costituito partendo dalla colonna vertebrale da sezioni che ci rimandano prima ai pesci, poi ai rettili, quindi ai mammiferi ed infine a mammiferi dotati di una sostanziosa componente corticale. La domanda allora nasce spontanea, è corretto ritenere che solo noi siamo esseri intelligenti e che gli altri animali invece rispondano unicamente all’istinto e siano privi di intenzioni? E cosa è in definitiva l’intelligenza?

Che cos’é l’intelligenza

Oggi alla luce di nuove evidenze è opportuno forse farsi qualche domanda. Una tesi diffusa ritiene che l’intelligenza consista nella capacità di risolvere problemi e di astrarre, e che questa sia una prerogativa prettamente umana. E’ un’idea affermatasi nel Novecento materialista, sebbene nell’Ottocento lo stesso Darwin nel libro l’espressione dei sentimenti nell’uomo e negli animali (1872) affermasse che “una piccola dose di giudizio e ragione, entra sempre in gioco, persino in animali posti in basso nella scala della natura”.

Ebbene qualche lustro fa, presso l’Università di Tolosa in Francia, lo scienziato Martin Giurfa ha condotto un interessante esperimento pubblicato poi su Nature sul comportamento delle api. Parliamo in questo caso addirittura di invertebrati, nemmeno presi in considerazione quando si tratta di confrontarsi su queste questioni. Nel corso di questo esperimento un congruo numero di api era stato introdotto attraverso un piccolo tunnel che presentava al suo ingresso un riferimento di colore blu.

Ad un certo punto del percorso le api si trovavano davanti ad un bivio contrassegnato da due colori, da una parte uno di colore blu, analogo  a quello presente all’ingresso, dall’altro di colore giallo. Le api si dividevano equamente trovando alla fine della biforcazione blu una soluzione zuccherina, dall’altra parte assolutamente nulla. Ben presto gli animaletti capivano che lo zucchero si trovava al termine della strada che aveva lo stesso colore dell’ingresso. Le stesse api vennero poi coinvolte a stretto giro di posta in un secondo esperimento molto simile al primo.

L’unica differenza era nei simboli, in quanto questa volta all’ingresso del tunnel comparivano linee scure orizzontali, mentre alla biforcazione da una parte venivano riproposte linee scure orizzontali, dall’altra c’erano invece delle linee scure verticali. Anche in questo caso la soluzione zuccherina era collocata alla fine del percorso introdotto dallo stesso simbolo presente all’ingresso. Ebbene le api non solo si erano passate l’informazione precedente risolvendo un problema ma avevano anche avuto la capacità di astrarre in presenza di simboli differenti , la stragrande maggioranza delle api infatti imbocco’ il percorso premiante e raggiunse il nettare.

La dimensione del nostro cervello

Questo è solo un esempio, poiché esperimenti simili sono stati condotti su altri invertebrati, come formiche o addirittura organismi ancora più elementari. Diventa dunque sempre più difficile sostenere la tesi dell’assenza di capacità intellettive negli altri esseri viventi. Non pare essere la capacità di mutare i nostri comportamenti in presenza di stress esterni a qualificarci, in quanto ne sembrerebbero capaci anche le altre forme di vita. In realtà quello che ci differenzia dagli altri animali non è tanto l’intelligenza quanto la dimensione del nostro cervello, capace di garantire uno sviluppo ed una padronanza del linguaggio e dei simboli senza pari, con tutti i vantaggi che ne derivano.

Si tratta di un cervello sproporzionato rispetto al resto del corpo, infatti un bambino appena nato impiega dei mesi prima di poter tenere la testa diritta. Ma gli esperimenti di Giurfa ed altri simili mettono in crisi tutte le nostre convinzioni antropocentriche e favoriscono la consapevolezza del fatto che non solo non siamo soli su questo pianeta ma che non siamo nemmeno gli unici dotati di facoltà intellettive. Piuttosto in un certo senso siamo tutti legati tra di noi. E le piante?  Anche questo è un tabù destinato a cadere. Intanto non è affatto vero che le piante non si muovano, semplicemente lo fanno con una velocità diversa dalla nostra. Se accelerassimo con un artifizio il loro tempo ci accorgeremmo che si muovono eccome. E non solo, anche per esse sono state registrate delle risposte a determinati stimoli che denotano l’elaborazione dell’esperienza e la capacità di comunicare tra di loro di fronte a una minaccia. Il fatto che appaiano statiche non vuol dire infatti che stiano lì per essere fatte a brandelli dagli erbivori o chi per essi.

I neuroni la chiave di tutto

In questa natura intelligente l’uomo, in virtù dell’elevato numero di neuroni in rapporto alle sue dimensioni corporee, ha conquistato la cima della catena alimentare. Eppure la sua tendenza ad impoverire il mondo naturale con poca considerazione per il futuro evidenzia un comportamento predatorio fuori controllo e non troppo intelligente, forse dovuto alla sua relativa giovinezza in quanto specie. Ironicamente e per certi aspetti sarebbe auspicabile un mondo governato dalle api di Martin Giurfa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui