La mobilità urbana non può ignorare

Rendere più inclusiva la mobilità urbana

Molte città europee stanno studiando come rendere più inclusiva la mobilità urbana spesso incentrata sulle abitudini dell’utenza prettamente maschile. A dirlo è un articolo pubblicato recentemente su Bloomberg, che analizza come il tema dell’inclusività riguardi anche le scelte di mobilità urbana.

Clara Greed, docente di pianificazione urbana inclusiva presso l’University of the West of England di Bristol, ha affermato che uomini e donne vivono i trasporti urbani in modo differente. In Germania, per esempio, gli uomini percorrono circa il doppio della distanza in auto rispetto alle donne, che hanno maggiori probabilità di camminare e utilizzare i mezzi di trasporto pubblici.

Donne e uomini si muovono diversamente in città

Le differenze di spostamento all’interno delle città fra uomini e donne sono conseguenza di diversi fattori. Le donne si muovono di più perché hanno maggiore probabilità di avere lavori part-time e i loro spostamenti quotidiani coinvolgono numerosi luoghi legati alle faccende domestiche e alla cura dei figli. Questo comporta esigenze di movimento all’interno delle città più complesse rispetto al tradizionale percorso casa-lavoro. La pianificazione urbana è stata spesso appannaggio di decisori uomini, che non tengono conto della necessità di disegnare una mobilità che riconosca le necessità diverse della popolazione femminile, ma anche dei disabili, migranti o di chi non possiede un’auto. Il risultato è un sistema urbano costruito sugli spostamenti in auto e sugli interessi degli automobilisti.

Gli uomini causano maggiori emissioni nocive rispetto alle donne

Non solo la mobilità urbana spesso ignora la questione di genere, ma secondo una ricerca svedese la spesa degli uomini provoca il 16% in più di emissioni nocive per l’ambiente rispetto a quella delle donne, nonostante la somma spesa sia in pratica uguale. La spiegazione è semplice: gli uomini, muovendosi maggiormente in auto, spendono più denaro per il carburante rispetto alle donne, la cui spesa è orientata verso altri settori. Allo stesso modo la popolazione maschile consuma più carne rispetto a quella femminile e l’impatto sull’ambiente degli allevamenti è ben noto alle cronache. Le differenze di genere nelle emissioni sono ancora poco approfondite dagli studiosi, ma sarebbe bene tenerle presenti nel processo decisionale di lotta ai cambiamenti climatici.

La Ministra dell’Ambiente del governo austriaco Leonore Gewessler, ha affermato che uomini e donne sono colpiti in modo diverso dalla crisi climatica.  È quindi fondamentale tenere conto delle differenze di genere se si punta a sviluppare soluzioni che funzionino per tutti. Si tratta di un ragionamento ben applicabile al rapporto fra mobilità urbana e questione di genere.

Accogliere le diversità nella programmazione del tessuto urbano

Il tema della questione di genere e, in più in generale dell’inclusività, nella mobilità urbana è destinato ad assumere un ruolo centrale nel dibattito pubblico di molte città europee che già stanno lavorando per una mobilità sostenibile, scoraggiando il traffico di auto e offrendo un trasporto pubblico efficiente e in grado di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini. A Parigi già da tempo si punta a costruire un sistema urbano in grado di mettere i residenti nella condizione di raggiungere i servizi fondamentali entro quindici minuti a piedi, in bici o con il trasporto pubblico.

I primi esempi di mobilità inclusiva, riporta Bloomberg, si trovano nella città di Offenbach sul Meno, in Assia. Qui, le zone residenziali sono state collegate con una rete di piste ciclabili alle aree commerciali e alle scuole per favorire la mobilità sostenibile dei pedoni, composti soprattutto da madri e bambini. A Monaco, politici verdi e socialdemocratici hanno chiesto un’audizione del consiglio comunale sulla pianificazione di genere con l’obiettivo di affrontare questioni come la sicurezza dei sottopassi, le barriere che incontrano le persone con passeggini e la durata dei semafori per l’attraversamento pedonale.

L’esempio del bike sharing a Oslo

La mobilità urbana dovrà essere ripensata in modo da accogliere le diversità nei processi di pianificazione così come accaduto a Oslo, in Norvegia, dove le docking station per il bike sharing, collocate inizialmente vicino gli uffici in centro, erano utilizzate soprattutto da uomini. La diffusione tra le donne è rimasta limitata fino a quando non sono state aggiunte stazioni anche nelle aree periferiche e nei pressi delle abitazioni.

La mobilità urbana inclusiva, che investe direttamente anche il fondamentale principio di equità e accessibilità, si presenta come un elemento utile per ripensare i percorsi urbani e avere città sempre più sostenibili e a portata di tutti e tutte.

 

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