G20 a Napoli: raggiunto solo un

L’accordo c’è ma non introduce impegni più vincolanti

Al summit per la prima volta i ministri dell’ambiente hanno riconosciuto “l’interconnessione tra clima, ambiente, energia e povertà”. Il ministro italiano alla transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha dichiarato in merito: «Per la prima volta il G20 ha riconosciuto l’interconnessione tra clima, ambiente, energia e povertà: non era un passaggio scontato, finora erano settori considerati separati».

Tuttavia alla fine del summit è stato sottoscritto un documento finale congiunto (composto da 7 pagine e 25 articoli), che ribadisce l’impegno dei paesi a rispettare l’accordo di Parigi, ma che non introduce degli impegni più vincolanti. Infatti i membri del G7 hanno come obbiettivo la neutralità carbonica entro il 2050, mentre paesi come Brasile, Cina, Russia, India e Arabia Saudita non credono sia possibile l’eliminazione delle emissioni entro il 2050. Inoltre Cina e India si sono rifiutate di restare sotto la soglia di 1,5 gradi di riscaldamento globale al 2030 e di eliminare il carbone dalla propria produzione energetica entro il 2025. Una presa di posizione molto forte che rischia di compromettere l’intera lotta ai cambiamenti climatici, se consideriamo che attualmente la Cina e l’India sono i due paesi ad emettere maggiore CO2 al mondo.

Gli altri punti

Per non far rimanere indietro nessuno, i paesi del G20 hanno concordato nell’aumento degli aiuti ai paesi in via di sviluppo, per un totale di 100 miliardi di dollari l’anno volti a finanziare la decarbonizzazione delle economie emergenti, come stabilito dagli accordi di Parigi nel 2015. Tuttavia questo impegno preso dai paesi più sviluppati resta solo sulla carta, e per questo il ministro dell’Ambiente argentino Juan Cabandie ha proposto che una parte del debito dei paesi in via di sviluppo possa essere cancellato al fine di finanziare la loro transizione ecologica.

Sono state anche promosse alcune importanti tematiche già presenti nell’agenda italiana, come la tutela dei mari e degli oceani, il ripristino del suolo e l’incremento dell’economia circolare. Il nostro paese infatti è leader europeo nel campo dell’economia circolare, questo perché può contare su una quota di riciclo complessiva del 68% contro una media europea del 57%. Il WWF Italia ha ben accolto queste iniziative senza esimersi dal criticare il documento finale del summit. Infatti nel suo comunicato stampa ufficiale si può leggere:

«Nel testo del comunicato su clima ed energia, reso noto due giorni dopo la fine dei lavori, preceduto da una conferenza stampa nella quale si sono evidenziati più gli elementi di divisione che quelli di accordo, apprezziamo il richiamo e la volontà di basare l’azione sulle evidenze scientifiche, incluso il rapporto IPCC su 1,5°C, il richiamo alla necessità di attuare pienamente l’Accordo di Parigi. Positivo, anche in vista della COP26 di Glasgow, il richiamo all’impegno dei paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari annui assunto con l’accordo di Parigi e alla necessità che i Paesi aggiornino e rendano ambiziosi i propri impegni di riduzione delle emissioni (NDC) e le proprie strategie di lungo termine. Ancora strada da fare su altri punti. Tra gli altri, appare evidente che le politiche energetiche devono ancora davvero incorporare il rischio climatico e che il pericolo di scelte volte a tenere in gioco i combustibili fossili e le emissioni che hanno determinato il riscaldamento globale non è scongiurato. Per esempio, avremmo voluto vedere molto più coraggio sulle scelte verso le tecnologie pulite e rinnovabili e sull’abbandono dei fossili, oltre che più concretezza sull’efficienza energetica. Il WWF si augura che il Summit dei leader G20 a fine ottobre manifesti una volontà politica più decisa e raggiunga orientamenti che diano impulso alla sede legittima delle decisioni tra tutti i Paesi del Mondo, quella multilaterale della COP26 a Glasgow. Anche sui punti su cui un comunicato della presidenza registra il mancato accordo (fissare una data per eliminare il carbone, interrompere il finanziamento pubblico internazionale della produzione di energia a carbone ed eliminare gradualmente i sussidi inefficienti ai combustibili fossili entro una certa data) il dibattito svolto potrebbe consentire un positivo passo in avanti da parte dei leader».

Fondamentale un accordo basato su impegni concreti

Il G20 a Napoli si è svolto in un momento storico caratterizzato da gravi crisi climatiche, una delle ultime è stata la disastrosa alluvione in Germania, risulta chiaro quindi quanto sia importante che gli stati trovino un accordo mettendo da parte i propri interessi, per contrastare il riscaldamento globale e salvaguardare il pianeta. La temperatura della Terra sta salendo sempre di più, infatti secondo la NOAA, l’agenzia federale statunitense che si interessa di climatologia, il 2021 è già tra i 10 anni più caldi dal 1880. Basti pensare che nei primi giorni di luglio al Circolo Polare Artico è stata raggiunta la temperatura record di 48°C, dovuta da un’insolita e persistente ondata di calore in Siberia. La speranza quindi è che, questo novembre a Glasgow, gli oltre 190 leader mondiali che si riuniranno alla COP26, delle Nazioni Unite, possano trovare un accordo basato su impegni concreti per salvare il mondo prima che sia troppo tardi.

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