Alluvione in Germania: colpa

Il punto

Dopo una pioggia forte e incensante, le inondazioni nel Nord Reno-Vestfalia e nella Renania-Palatinato, lasciano dietro di sé una scia di distruzione provocando, purtroppo, molte vittime (attualmente, il numero di quelle accertate supera le 160: almeno 110 vittime nella Renania-Palatinato – di cui la maggior parte nel distretto di Ahrweiler – e 46 Nord Reno-Vestfalia, ma le cifre sono purtroppo destinate a crescere con il passare delle ore) e molte persone risultano ancora disperse (ancora oggi, a qualche giorno dal disastro, il numero delle persone disperse, in Renania-Palatinato, rimane poco chiaro, ma si teme che possano essere anche nell’ordine del migliaio). I danni ai manufatti e alla infrastrutture colpite sono ingentissimi e molto gravi. Masse d’acqua, fango, massi e pezzi di manufatti e di infrastrutture rotolano per le strade, intere città affondano nelle inondazioni marroni e sono quasi completamente tagliate fuori dal mondo esterno.

L’area maggiormente colpita dalla più grave e mortifera catastrofe naturale degli ultimi 60 anni in Germania, è quella del distretto di Ahrweiler (nella regione dell’Eifel), dove il numero delle vittime è salito a più di 90 (ma c’è da temere che questo numero non sarà definitivo) per un totale provvisorio di 618 feriti. Questo numero potrebbe anche aumentare ulteriormente. Più di due giorni dopo l’incidente, le persone sono ancora disperse. Rispetto a queste ultime, lo stesso Ministro degli Interni della Renania-Palatinato – Roger Lewentz (SPD) – ha espresso molta cautela: “È difficile avere una visione d’insieme, molte persone sono fuggite dalle loro case; Tuttavia, la polizia presume che “poco meno di 100 persone siano effettivamente scomparse”, anche se la situazione appare ancora molto incerta, perché molte persone nelle zone colpite sono ancora tagliate fuori dalla comunicazione.

L’altopiano dell’Eifel, è situato tra la Renania-Palatinato e la Renania Settentrionale-Vestfalia, al confine con il Belgio e il Lussemburgo, ed è compreso tra il medio corso del fiume Reno a oriente, le Ardenne a occidente e la Mosella a sud. Le città più grandi e più note di questi due Länder tedeschi sono Aquisgrana (Aachen) e, a sud, la città Treviri (Trier). Assai tipici dell’Eifel sono i cosiddetti Maar, crateri vulcanici a sezione generalmente circolare, occupati da piccoli laghi oppure da dighe.

Attualmente in Nord Reno-Vestfalia – secondo fonti del Ministero dell’Interno tedesco – stanno prestando soccorso alle aree colpite più di 23.000 tra vigili del fuoco e organizzazioni di soccorso e di protezione civile (come l’Agenzia Federale per il Soccorso Tecnico, THW-Technisches Hilfswerk) insieme a 700 agenti della polizia statale e delle forze della polizia federale, così come le forze di Assia, Bassa Sassonia e Amburgo ed un contingente militare di 900 soldati.

L’Ufficio federale per la protezione civile e l’assistenza in caso di disastri (Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe-BBK) e il Servizio Meteorologico Tedesco si aspettano un aumento di eventi meteorologici estremi come forti piogge, tempeste, e conseguenti inondazioni in Germania nei prossimi anni, così come in altre parti del mondo, anche per la presenza di ondate di calore e lunghi periodi di siccità.

Eventi atmosferici estremi e cambiamento climatico

Se è ovviamente casuale il fatto che questa devastante alluvione si verifichi pochi giorni dopo la presentazione del piano con cui la Commissione europea vuole ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto al 1990 entro i prossimi nove anni e a rendere l’Unione climaticamente neutrale entro il 2050, per nulla casuale, invece, parrebbe essere il legame esistente tra la sciagura e il riscaldamento globale, a conferma di una drammatica urgenza che richiede non più solo interventi immediati, ma soprattutto un radicale cambio di paradigma politico e mentale. Secondo gli esperti, infatti, non c’era nulla di inatteso nelle devastanti piogge renane; anzi, al contrario, dopo tre anni di alte temperature estive e quasi siccità, tutti le aspettavano, a cominciare dal Servizio Meteorologico Tedesco, che aveva messo in guardia dal pericolo. Ma nessuna difesa poteva bastare di fronte alle bombe d’acqua che, in sole 24 ore, hanno rovesciato sul Renania-Palatinato e il Nord Reno-Vestfalia la stessa quantità di piogge normalmente spalmate su oltre due mesi.

Se questo fenomeno da “tempesta tropicale” si è verificato – spiegano gli scienziati climatologi – è perché il riscaldamento del pianeta, induce fenomeni sempre più intensi e frequenti. «Il cambiamento climatico è arrivato in Germania, ed il disastro ci mostra con quale forza le sue conseguenze ci riguardino tutti e quanto importante sia prepararci a fatti meteorologici estremi nel futuro» afferma Svenja Schulze, Ministra socialdemocratica dell’Ambiente.

Quello che abbiamo visto qui è stato un evento estremo, con piogge ininterrotte, che sono durate 48 ore e che vengono senza dubbio considerate estreme, visto che possono raggiungere 40 litri per metro quadrato all’ora. Nelle zone colpite dai temporali nella Ruhr, sono caduti più di 160 litri di pioggia per metro quadrato tra martedì e giovedì mattina, mentre nella regione dell’Eifel a sud di Colonia, la cifra era di 140-160 litri “, ha detto Andreas Friedrich del Servizio Metereologico Tedesco (DWD).

Secondo Dirk Jansen, direttore regionale del Bund für Umwelt und Naturschutz DeutschlandFriends of the Earth Germany del Nordreno-Vestafalia, una delle principali organizzazioni ambientali tedesche, il cambiamento climatico è chiaramente all’opera, ma non solo: “I danni umani e materiali causati dalle inondazioni, sono dovuti anche all’incapacità del suolo di assorbire l’acqua in eccesso. Non solo i terreni erano già fradici, ma la densità di edifici, strade e campi agricoli che le nostre leggi hanno permesso, impedisce semplicemente all’acqua in eccesso di defluire nel terreno. Il risultato sono inondazioni improvvise come nella valle del Ahrtal, dove i danni sono maggiori”.

Anche secondo i principali ricercatori sul cambiamento climatico, piogge e inondazioni come quelle nell’Eifel e in altre regioni della Germania occidentale saranno sempre più favorite dal cambiamento climatico già in atto: “più di 30 anni fa, i modelli climatici prevedevano già che le precipitazioni estreme sarebbero diventate più frequenti, mentre i giorni con pioggia debole sarebbero diventati più rari“, ha dichiarato Stefan Rahmstorf, professore all’Istituto per la ricerca sull’impatto climatico di Potsdam (PIK), al Science Media Center tedesco (SMC), “quale diretta conseguenza della fisica, secondo la quale, per ogni grado di riscaldamento, l’aria può assorbire il sette per cento in più di vapore acqueo e, quindi, aumentare anche la quantità di precipitazioni meteoriche”.

In futuro, queste forti precipitazioni diventeranno ancora più estreme “finché continueremo ad emettere CO2“, ha detto Jakob Zscheischler, del gruppo di ricerca Earth System Modelling presso l’Istituto per il clima e la fisica ambientale dell’Università di Berna. Opinioni simili, sono state espresse anche Friederike Elly Luise Otto, climatologa tedesca che, dal gennaio 2021, è diventata Direttrice associata dell’Environmental Change Institute (ECI) dell’Università di Oxford, la cui ricerca si concentra proprio su come le condizioni meteorologiche estreme possono derivare da fattori climatici esterni. La climatologa è stata intervistata proprio in occasione della catastrofe alluvionale dal settimanale tedesco “Die Zeit” la cui sintesi si riporta di seguito.

“Sappiamo che il cambiamento climatico sta rendendo più frequenti le piogge intense”

Le cantine si sono riempite, le strade sono state inondate, le case sono crollate – più di 80 persone sono morte in violente tempeste nella Germania occidentale. Solo pochi giorni fa, quasi paradossalmente, il caldo aveva ucciso centinaia di persone in Nord America. Con questa premessa, inizia l’intervista nella quale la prof.ssa Otto si dichiara non così sorpresa dalla violente intensità delle piogge poiché “forti piogge o acquazzoni estremi si sono verificati e si verificano in estate, anche senza l’influsso dei cambiamenti climatici, sebbene nel caso specifico, le conseguenze sono state purtroppo molto, molto drammatiche e con conseguenze gravissime. Certo, ad oggi, sappiamo anche

che il cambiamento climatico rende sicuramente più frequenti le piogge intense”.

Un secondo interessante aspetto di cui parla Friederike Otto, riguarda la possibile correlazione tra questi fenomeni piovosi estremi, le ondate di calore (che stanno interessando sempre più aree in diverse parti del Pianeta) e il loro legame con il cambiamento climatico; la climatologa ritiene che “mentre per le ondate di calore che, ad esempio, si sono recentemente verificate negli USA e in Canada (con punte di temperature salite a quasi 50° C) è possibile affermare che questi fenomeni sarebbero stati “praticamente impossibili” (o meglio, statisticamente estremamente improbabili) senza gli effetti del cambiamento climatico, la stessa correlazione non è altrettanto dimostrabile, soprattutto statisticamente”. In altre parole si potrebbe dire che la probabilità che l’ondata di calore citata si sarebbe verificata anche in assenza del cambiamento climatico sarebbe stata certamente molto, molto bassa: è quanto emerge dagli studi di attribuzione svolti dalla climatologa e dai suoi collaboratori/trici, attraverso i quali è stato possibile quantificare la probabilità che un determinato evento atmosferico estremo, in un determinato luogo, con l’attuale riscaldamento globale di 1,2° C (causa dell’attuale cambiamento climatico in atto, sulla base di modelli climatici ottenuti calcolando le quantità di gas serra entrati nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale fino ad oggi) si possa verificare. Lo studio ha dimostrato che una tale ondata di calore è un evento molto raro, che si verifica forse ogni mille anni. Ma se ci poniamo la stessa domanda partendo dalle stesse condizioni del caso precedente, ma immaginando un mondo senza cambiamenti climatici sappiamo che il risultato è che anche elaborando migliaia di simulazioni e modelli climatici, l’evento si verificherebbe forse una volta ogni milione di anni. Quindi se ne deduce che l’ondata di calore è molto più probabile oggi. Qualora il Pianeta (come sembra, purtroppo, sempre più probabile) si riscaldasse di 2° C, allora una tale ondata di calore potrebbe, invece, verificarsi con una frequenza enormemente più alta: ogni cinque o dieci anni, a dimostrazione della stretta correlazione tra i due fenomeni.

Nasce spontanea la domanda: stanti le attuali condizioni climatiche e tenuto conto che l’ondata di calore è un evento la cui frequenza può essere anche millenaria, cioè un evento molto insolito e raro, come spiegarci il disastro di questi giorni in Germania (così come anche in Belgio)?

Secondo la climatologa “poiché il nostro Pianeta è enormemente grande, la probabilità che da qualche parte di esso si verifichi anche un evento così raro, come quello di questi giorni, non è così remota, né più così improbabile. Ma, mentre le piogge estreme possono diventare 2 volte più frequenti, le ondate di calore possono aumentare la propria frequenza anche di dieci o cento volte più frequenti, forse anche di più. Non si può trascurare il fatto che ci potrebbero essere alcune specifiche interazioni non lineari del clima dietro un evento estremo come questo, le quali fondamentalmente aumentano la probabilità di un tale calore estremo”. Questa considerazione evidenzia il fatto che non è possibile escludere, a priori, la possibilità che i cambiamenti climatici alterino, anche in modo significativo, la probabilità che si verifichino tali eventi estremi, anche perché esistono diverse teorie scientifiche, per esempio, che dimostrano che il cambiamento climatico fa sì che le zone di bassa o alta pressione si muovano più lentamente e che la corrente a getto sia fondamentalmente ferma.

Maggiori certezze esistono sulla difficoltà oggettiva di dimostrare e/o quantificare l’influenza o correlazione tra cambiamento climatico e le forti piogge registrate nelle aree alluvionate: “è molto più difficile quantificare questa influenza (o correlazione) in un evento concreto come quello in esame perché le forti piogge, così come quelle estreme osservate in Germania, tendono a colpire aree più piccole, si avrebbe bisogno di modelli climatici diversi e specifici, rispetto a quelli utilizzati per le ondate di calore; inoltre, pur esistendo, sono ancora molto recenti e non ancora così noti e diffusi, si necessiterebbe di molto più tempo, rispetto a quanto fatto per lo studio delle ondate di calore in Nord America” afferma ancora la prof.ssa Otto.

Ciò che sappiamo per certo, purtroppo, è che, molto probabilmente, sperimenteremo ancora ondate di calore sempre più frequenti e con una forza (e probabile distruttività) ancora maggiore di quelle registrate sino ad ora: afferma ancora la climatologa Otto che “solo perché non ci sono mai state temperature superiori ai 45° C in Germania, non significa che sia impossibile che tali ondate di calore si ripetano e magari pure con frequenze molto più ravvicinate. E anche le piogge estreme diventeranno più frequenti e più intense. Quando ora parliamo del fatto che molte persone sono morte a causa delle forti piogge, dovremmo anche sempre tenere bene a mente il fatto che le sole ondate di calore già uccidono centinaia, migliaia di persone. Nessuno ne parla, perché muoiono tranquillamente nelle loro case (per esempio, a causa di problemi circolatori o per disidratazione) e non a causa di eventi catastrofici e distruttivi come quelli avvenuti nel Renania-Palatinato e il Nord Reno-Vestfalia”.

Per prepararci e adattarci a questi mutamenti epocali, dobbiamo ricostruire le nostre città per far fronte al calore estremo e alle precipitazioni estreme. Questo significa significativamente più spazi verdi e, contestualmente, anche una forte e profonda disimpermeabilizzazione dei nostri centri urbani. E dobbiamo prepararci al caldo torrido e prolungato, sapendo già – almeno in minima parte – come mitigarne gli effetti negativi: “bere acqua, vivere in edifici più freschi, perché energeticamente ben efficienti ed isolati termicamente, come ora negli Stati Uniti e in Canada dove c’erano stanze fredde dove la gente poteva andare. In realtà, nessuno deve morire per il caldo” conclude Friederike Otto.

“Nessuno deve ancora dimostrare il cambiamento climatico”

Dagny Lüdemann, biologa e capo reporter scientifica di ZEIT Online, che scrive e si occupa di articoli soprattutto nel campo della conservazione della natura, zoologia, ingegneria genetica, biologia delle infezioni, salute e astronomia ritiene, invece, che “chiunque interpreti la tempesta come una conseguenza diretta del cambiamento climatico sta argomentando in modo frivolo. Quelli che non riconoscono il cambiamento climatico come fattore scatenante sono altrettanto dubbiosi.

Dopo ogni forte temporale, quasi come un riflesso incondizionato, segue sempre la domanda: “Questo evento è stato generato dal cambiamento climatico?” E non importa se ci si trovi di fronte ad un periodo di forte siccità, di un’improvvisa ondata di calore, di un incendio boschivo oppure di un evento come quello che ha investito vaste aree della Renania-Palatinato e del Nord Reno-Vestfalia. Ai ricercatori e agli esperti, infatti, viene sempre e subito chiesto di rispondere, ogni volta, con un sì o con un no, pur sapendo benissimo che nessun esperto serio e professionale si esprimerebbe in modo perentorio su di un singolo e specifico evento atmosferico estremo. Così come, allo stesso modo, nessun climatologo oggi non riconosce l’evidenza scientifica che il cambiamento climatico tende a rendere più probabile un evento meteorologico estremo come questo, perché su quest’ultimo la comunità scientifica non ha più alcun dubbio. Pertanto, Dagny Lüdemann ritiene che “questo non significa che ogni disastro meteorologico sia un risultato diretto del riscaldamento globale oppure che ci si debba chiedere se questa ennesima catastrofe ambientale ed umanitaria provi l’esistenza del cambiamento climatico: i ricercatori coscienziosi, stante l’estrema localizzazione di questi eventi meteorologici piovosi estremi, non possono che negare la diretta correlazione tra singolo evento locale e cambiamento climatico, perché questi eventi estremi dipendono, spesso, da troppi fattori diversi, sono troppo casuali e finiscono troppo in fretta. E le serie di misurazioni che i meteorologi possono valutare, per esempio, per eventi di piogge intense, sono troppo brevi e troppo incomplete. Anche quando vanno indietro di secoli”.

In altre parole, nessun ricercatore potrà affermare con certezza se un temporale, una tempesta, un’inondazione locale o un’estate di siccità non si sarebbero verificati senza il riscaldamento globale e non è affatto detto che una simile affermazione categorica sarà mai possibile.

Detto ciò, la capo reporter scientifica di ZEIT Online pone una domanda fondamentale: “si ha davvero bisogno di disegnare la mappa del cambiamento climatico per classificare ciò che è appena successo ? O, per dirla in un altro modo: Abbiamo davvero bisogno di un altro disastro alluvionale in campagna elettorale, per ricordare ai politici quanto velocemente, quanto forte e a quale prezzo deve essere fatta la protezione del clima?”

Solo perché qualcosa non è stato provato, non significa che non sia vero.

In realtà, è anche vero che una, parziale magari, risposta a questi quesiti sarebbe già possibile: più gas a effetto serra emettiamo, più la Terra e l’atmosfera attorno ad essa si riscaldano, più probabili diventano gli eventi estremi: è assolutamente chiaro, cioè, che piove di più e più pesantemente su un pianeta più caldo, per ragioni che attengono direttamente alla fisica. Da un lato, la banale considerazione che vi è un maggiore evaporazione di acqua nelle aree dove fa più caldo. In secondo luogo, l’aria più calda assorbe più vapore acqueo, che poi si condensa in nuvole che hanno un maggior contenuto potenziale di pioggia. Infine, i ricercatori stimano che la probabilità di eventi di pioggia estrema è aumentata del 10 %, in tutto il mondo negli ultimi 40 anni. Sembra anche che la quantità di precipitazioni estreme aumenti, in media, del 7 % con ogni aumento di grado di riscaldamento globale. Anche se non è ancora possibile dimostrare con certezza che l’effetto serra abbia portato direttamente e precisamente a queste terribili precipitazioni nella zona dell’Eifel il 14 e il 15 luglio 2021, questo non esclude, a priori, che tale correlazione si verificherà in occasione delle prossime catastrofiche piogge estreme. I ricercatori non hanno, quindi, dubbi che gli eventi meteorologici estremi e i disastri associati diventeranno più frequenti a causa del cambiamento climatico. A proposito, solo perché la scienza non può provare qualcosa oltre ogni ragionevole dubbio, non significa automaticamente che sia vero il contrario (anche se coloro che vogliono mettere in dubbio l’incontestabile catastrofe climatica provocata dall’uomo, vorrebbero farlo).

Quindi non è responsabile il cambiamento climatico, dopo tutto? Questo significa, allora, che le forti piogge che la Germania sta vivendo ora non sono una conseguenza del riscaldamento globale? Non si dovrebbe certamente trarre questa conclusione, dice il meteorologo Becker, citando un gioco di parole dall’inglese: “L’assenza di prove non è la prova dell’assenza” (Absence of evidence is not proof of absence), nel senso che: “L’assenza di prove di un evento non costituisce una prova certa dell’assenza dell’evento o della tendenza. Inoltre, non ci sono dati altrettanto buoni e completi disponibili dal momento dell’inizio dell’industrializzazione”.

Tuttavia, è quasi paradossale e anche spiacevole quando attivisti e politici ora affermano che la tempesta sul Reno è la prova finale che il cambiamento climatico è arrivato in Germania. In primo luogo, perché le forti piogge nell’Eifel non sono una prova evidente di ciò, come precedentemente enunciato; in secondo luogo perché, in realtà, non ve n’è neppure bisogno perché che questi eventi estremi fossero avvenuti con o senza il riscaldamento globale, qualcosa deve essere fatto urgentemente.

Infine, una breve considerazione “politica”: a due mesi dalle elezioni politiche del prossimo 26 settembre: a rimettere i cambiamenti climatici al centro ed al cuore della campagna elettorale tedesca saranno probabilmente le immagini drammatiche delle persone intrappolate sui tetti delle case, dei villaggi spazzati via dalla forza dei fiumi, dei soldati della Bundeswehr immersi nel fango per consolidare ponti in pericolo e dighe che minacciano di cedere. La tutela dell’ambiente e del clima sale prepotentemente al primo posto nelle preoccupazioni delle persone. Una cosa è certa, secondo gli osservatori della politica tedesca: dopo la catastrofe renana, quella tedesca, del prossimo settembre, sarà la prima elezione in Europa ad essere vinta o persa sul tema del riscaldamento climatico.

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