Il prolungamento degli accordi

Peggiora la situazione dei migranti in Libia

La situazione in Libia si fa sempre più insostenibile a cause delle continue violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che sono sempre più sottoposti a condizioni disumane. Infatti il nuovo rapporto di Amnesty International Nessuno verrà a cercarti: i ritorni forzati dal mare ai centri di detenzione della Libia, uscito il 15 luglio, mostra nuove prove riguardo alla violazione dei diritti umani in Libia, come la tortura, il lavoro forzoso e lo stupro di uomini donne e bambini. In merito a questo rapporto Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, ha detto:

«Questo rapporto getta nuova luce sulla sofferenza delle persone intercettate in mare e riportate in Libia per finire immediatamente in stato di detenzione arbitraria ed essere sistematicamente sottoposte a torture, violenza sessuale, lavori forzati e altre forme di sfruttamento nella totale impunità. Le autorità libiche, dal canto loro, hanno premiato i responsabili di queste violazioni dei diritti umani attraverso promozioni e l’assegnazione di posizioni di potere. Questo significa una sola cosa: che rischiamo di vedere gli stessi orrori replicarsi ancora».

All’interno dei centri di detenzione torture, stupri e lavoro forzato

Questo rapporto dimostra come le violazioni dei diritti umani, in corso da dieci anni, siano continuate imperterrite nel primo semestre del 2021. In questi sei mesi infatti la guardia costiera libica, col sostegno del governo italiano e dell’unione europea, ha intercettato in mare e riportato in Libia circa 15.000 persone, un numero maggiore rispetto all’intero 2020. Queste persone vengono internate nei centri di detenzione dove subiscono gravi violenze da parte delle guardie e delle milizie. Nel rapporto inoltre viene spiegato come alla fine del 2020 la Direzione per il contrasto all’immigrazione illegale (Dcim), un dipartimento del ministero dell’Interno della Libia, abbia legittimato le violazioni dei diritti umani, inserendo tra le strutture ufficiali due nuovi centri di detenzione dove negli anni precedenti le milizie avevano fatto sparire centinaia di migranti e rifugiati. Uno dei sopravvissuti ha spiegato come le guardie stupravano le donne obbligandole ad avere rapporti sessuali in cambio di cibo o della libertà. Le autorità libiche avevano dichiarato di voler chiudere i centri del Dcim dove si erano verificate violazioni dei diritti umani ma queste stesse violazioni si stanno verificando nei nuovi centri di detenzione o in quelli sotto il controllo dello stesso Dcim. Uno dei centri di detenzione in cui si sono verificate più violenze è quello di Al-Mabani dove sono state internate più di 7 mila persone nel 2021. Medici Senza Frontiere riferisce che da febbraio di quest’anno i maltrattamenti, gli abusi e le violenze siano aumentate costantemente. Il 17 giugno, durante una visita al centro di detenzione di Al-Mabani, dove si calcola che almeno 2 mila persone siano detenute in celle gravemente sovraffollate, le équipe di MSF hanno assistito ad atti di violenza perpetrati dalle guardie verso i prigionieri, inclusi quelli che stavano lasciando le loro celle per essere visitati dagli operatori sanitari di MSF. Abu Salim a Tripoli è un altro centro in cui vengono perpetrate gravi violenze. Qui il 13 giugno sono state usate armi automatiche che hanno causato numerose vittime e ferito alcune persone. In seguito a questi e ad altri episodi di violenza MSF ha annunciato la sospensione delle attività nei centri di detenzione di Al-Mabani e Abu Salim a Tripoli. Queste le parole di Beatrice Lau Capomissione MSF in Libia:

«Non è una decisione facile da prendere perché significa che non saremo presenti lì dove sappiamo che le persone soffrono quotidianamente. I continui e violenti incidenti che causano gravi danni a migranti e rifugiati, nonché il rischio per la sicurezza del nostro personale, hanno raggiunto un livello che non siamo più in grado di accettare. Fino a quando la violenza non cesserà e le condizioni non miglioreranno, non potremo più fornire assistenza medico-umanitaria in queste strutture».

Un particolare centro di detenzione, sotto il controllo del Dcim, è quello di Shara’ al-Zawiya (“via Zawiya” in arabo), a Tripoli, utilizzato come centro per i gruppi più vulnerabili. Le donne internate a Shara’ al-Zawiya nel 2021 hanno riferito ad Amnesty International come guardie di sesso maschile obbligavano le detenute a stupri e ad altre forme di violenza sessuale e torture, e coloro che opponevano resistenza venivano brutalmente picchiate.

Nella maggior parte dei centri di detenzione non c’è né un’adeguata ventilazione né luce naturale; il sovraffollamento costringe spesso i detenuti a stare (fino a 4) in un metro quadro, e a fare dei turni per sdraiarsi e dormire. Queste persone non hanno neanche accesso costante all’acqua potabile e alle strutture igieniche. Anche il cibo e i farmaci scarseggiano.

700 migranti annegati nel primo semestre del 2021

Le così dette missioni “di soccorso” libiche in realtà mettono in pericolo le vite di coloro che dovrebbero soccorrere, infatti le persone intervistate da Amnesty hanno riferito come la condotta dei guardacoste libici sia stata negligente e violenta, perché queste hanno spesso danneggiato le imbarcazioni dei rifugiati causandone a volte il capovolgimento e almeno in due casi l’annegamento di migranti e rifugiati. Nel primo semestre del 2021 nel Mediterraneo centrale sono morti annegati oltre 700 migranti e rifugiati. Molte persone intervistate hanno spiegato che nel corso della traversata avevano visto degli aerei sopra di loro o delle navi nelle vicinanze che si rifiutavano di offrire assistenza, mentre i guardacoste libici si avvicinavano. L’Unione Europea grazie all’agenzia Frontex riesce a sorvegliare l’area sul Mediterraneo per individuare imbarcazioni di migranti e rifugiati che dal maggio 2021 utilizza un drone su questo tratto di mare. In questo modo navi europee hanno abbandonato le rotte del Mediterraneo centrale per evitare di dover soccorrere i migranti. In merito a chi cerca di scappare dai centri di detenzione libici, la responsabile operazioni MSF in Libia, Ellen van der Velden ha dichiarato:

«I nostri colleghi hanno visto e ascoltato testimonianze di uomini, donne e bambini vulnerabili, già detenuti in condizioni disperate, soggetti a ulteriori abusi e a rischi potenzialmente letali. Nessuna persona intercettata in mare dalla Guardia costiera libica, finanziata dall’UE, dovrebbe essere costretta a tornare nei centri di detenzione in Libia. Si deve porre fine alla violenza nei centri di detenzione e procedere con l’evacuazione di tutte le persone costrette a viverci in condizioni disumane».

Basta accordi con la Libia

Purtroppo però l’Unione Europea continua a sostenere gli accordi con la Libia, per questo sarebbe stato molto importante che il governo italiano non accettasse per il quinto anno consecutivo di rinnovare i finanziamenti e il supporto alla Guardia Costiera Libica, ma invece due giorni fa la camera dei deputati ha votato con un’ampia maggioranza per prolungare di un anno gli accordi con la Libia

In merito al sostegno degli stati membri dell’UE a questi accordi, Diana Eltahawy si è espresso così:

«Nonostante le massicce prove dei comportamenti sconsiderati, negligenti e illegali dei guardacoste libici in mare, e delle sistematiche violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione a seguito dell’intercettamento in mare, i partner europei continuano a sostenere i guardacoste libici che riportano a forza le persone in Libia, a soffrire di nuovo quegli stessi abusi da cui erano fuggite», e poi ha aggiunto: « È ampiamente giunto il momento che gli stati europei riconoscano che le conseguenze delle loro azioni sono indifendibili. Devono sospendere la cooperazione con la Libia in tema di controllo dell’immigrazione e delle frontiere e aprire urgentemente quei percorsi sicuri così necessari per la salvezza di migliaia di persone bisognose di protezione, attualmente intrappolate in Libia».

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