Il popolo Bunong e la lotta

Una lotta impari per il diritto alla terra del popolo Bunong

Nella Cambogia orientale un piccolo gruppo di 80 Indigeni ha dichiarato guerra alla holding lussemburghese Socfin – Kcd che, insieme alla società di costruzioni locale Khao Chuly e con il benestare del governo cambogiano, hanno acquisito i diritti sui territori appartenenti al popolo Bunong, secondo la pratica, sempre più diffusa del land grabbing.

Una storia lunga più di 10 anni

La comunità dei Bunong conta circa 37mila persone, di fede animista, che vivono nella provincia di Mondolkiri, ai confini con il Vietnam. Questo popolo trae le proprie fonti di sussistenza dalla foresta, che reputa sacra e in essa riconosce alcune divinità, e basa la propria sopravvivenza sull’agricoltura itinerante e sulla raccolta dei frutti che la foresta stessa offre.

Nel 2008 il governo cambogiano ha deciso di espropriare le terre ancestrali dei Bunong e affidarle al gruppo locale Khao Chuly. Questa società ha creato una joint venture con Socfin –Asia, guidata a sua volta dal gruppo francese Bolloré e dalla famiglia belga Fabri e Ribes.
Ed è stato così che, circa 7 mila ettari di territorio dei Bunong, sono finiti nelle mani del leader mondiale per la produzione di gomma, che ha avviato una distruzione sistematica di vaste porzioni di foresta per fare largo alle piantagioni di hevea, dalle quali si ricava il caucciù, minacciando seriamente la vita della comunità indigena.

Comincia da qui la lotta del popolo Bunong che rivendica invano i diritti sulle proprie terre per oltre sette anni.

I Bunong trascinano Bolloré in tribunale

Dopo i vari appelli caduti nel vuoto, le diverse manifestazioni per riprendere pieno possesso dei loro territori, un primo gruppo di 50 Indigeni si è presentato al cospetto della giustizia francese nel 2015, accusando la holding di aver provocato loro una perdita di reddito, poiché privati dei loro mezzi di sussistenza, oltre alla mancanza di libertà nel professare il proprio culto, essendo le foreste sacre per la comunità Bunong.

Già nel 2011 la Fédération Internationale pour le Droits Humaine aveva analizzato l’impatto delle piantagioni di gomma della Socfin-Kcd sulle comunità indigene del Bousra in Mondulkiri, e nel rapporto prodotto aveva sottolineato l’esistenza di alcune irregolarità nel processo di approvazione delle concessioni.

Non sembra essere dello stesso avviso il tribunale di Nanterre che nel 2019 aveva chiesto ai Bunong di produrre i documenti che attestassero la loro effettiva proprietà sui territori affidati alla multinazionale.

La sconfitta dei Bunong

Ed è notizia dei giorni scorsi la sconfitta dei Bunong, nel frattempo diventati un gruppo di 80 contadini. Il tribunale, non solo ha dichiarato irricevibile la richiesta avanzata da loro, ma li ha condannati ad un risarcimento di 20mila euro a favore del gruppo Bolloré, come indennizzo di procedura. Nessuno degli 80 contadini Bunong che avevano agito le vie legali per l’accaparramento delle loro terre ancestrali è riuscito a produrre le prove dell’effettiva proprietà su quei territori. Questo per due semplici motivi: primo, la foresta non è considerata da loro proprietà privata e secondo, gran parte dei documenti che attestano la storia della comunità Bunong nei territori del Bousra è andata distrutta con i Kmer rossi.

Ma la battaglia non è ancora conclusa. Lo lotta tra i contadini Bunong e il leader mondiale Bolloré ricorda lo scontro di Davide contro Golia. E anche se il primo atto ha decretato la vittoria del più forte, i contadini indigeni, tramite il loro avvocato, hanno presentato appello contro la sentenza presso il Tribunale di Versailles.

Con l’auspicio che questa volta la Giustizia sia dalla parte dei più deboli.

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