Gli immortali: Fernanda Wittgens

La prima donna sopraintendente dell’Accademia di Brera

All’interno del Cimitero Monumentale di Milano, oltrepassato il Famedio, è facile riconoscere sulla destra una massiccia struttura squadrata in cemento armato e blocchi di granito rosa di Baveno, che poggia su tronchi di colonne arricchite da vasi di bronzo. Un edificio talmente robusto da essere stato scelto addirittura come rifugio antiaereo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Si tratta del Civico Mausoleo Palanti, conosciuto anche come piccolo Famedio, evidentemente non per la grazia e la bellezza dell’edificio, ma per la fama e notorietà di alcuni personaggi che qui hanno trovato l’eterno riposo. E’ il caso del comico Walter Annichiarico, in arte Walter Chiari, di Giovanni d’Anzi, l’autore della celebre O mia bela Madunina , di Hermann Einstein, il papà ingegnere del futuro premio Nobel per la Fisica Albert o di Fernanda Wittgens, la prima donna sopraintendente dell’Accademia di Brera.

Una storia di coraggio e passione

Nacque a Milano nel 1903, ove si spense prematuramente 54 anni più tardi, lasciando tuttavia un segno indelebile. Il padre, morto quando Fernanda era ancora piccola, le aveva instillato l’amore per l’arte. Questo la portò a laurearsi in Lettere con una tesi in storia dell’arte e a farsi assumere a Brera come “operaia avventizia”. Si distinse subito per preparazione ed efficienza nel suo lavoro e Ettore Modigliani, l’allora direttore della Pinacoteca di Brera, diventò rapidamente il suo mentore. Nel 1935 però Modigliani venne allontanato dall’amministrazione braidense perché antifascista e, in quanto ebreo, gli venne revocato qualunque incarico in applicazione delle leggi razziali del 1938. In questo periodo Fernanda Wittgens continuò la sua opera informando costantemente Modigliani e cominciò un’attività saggistica in solitario, cosa peraltro funzionale alla pubblicazione come prestanome di alcune opere del perseguitato ex direttore. Infine nel 1940, avendo vinto il relativo concorso, diventò la prima donna in Italia ad essere nominata direttrice di un’importante museo o galleria d’arte. Pur potendo contare solo su un sostegno minimo sia in termini di mezzi che di uomini, Fernanda Wittgens svolse un’attività meritoria per il salvataggio di tutte le opere di Brera e del Poldi Pezzoli. Queste verranno trasferite in luoghi più sicuri, al riparo dalle razzie naziste, e scamperanno altresì alla devastazione che entrambi gli edifici, insieme a molti altri in città, subiranno nell’Agosto del 1943 a seguito dei bombardamenti angloamericani. Se oggi noi possiamo ancora ammirare capolavori come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca o il Ritratto di giovane dama di Piero del Pollaiolo lo dobbiamo a lei, alla sua passione, alla sua incredibile tenacia. Allo stesso tempo, contando ormai su un notevole prestigio personale e su una fitta rete di relazioni sociali, Fernanda si adoperò per aiutare ad espatriare numerosi amici, familiari, ebrei e perseguitati di ogni tipo. Questo però le costerà caro e, a seguito della delazione di un giovane ebreo tedesco, verrà giudicata nemica del fascismo, arrestata e condannata a quattro anni di prigione. Con la fine della guerra recuperò il suo ruolo e inizialmente si occupò soprattutto, insieme al famoso architetto Piero Portaluppi, della ricostruzione dello storico edificio che ospita la Pinacoteca di Brera, delle cui sale solo otto erano uscite indenni dai bombardamenti. Nominata poi anche soprintendente alle Gallerie della Lombardia giocò un ruolo determinante nella ricostruzione e nel riallestimento del Museo teatrale alla Scala e della Casa Museo Poldi Pezzoli, nonché nel restauro del miracolato Cenacolo di Leonardo a Santa Maria delle Grazie. Fu sempre lei ad attivare a Brera un’intensa attività didattica per i visitatori, con particolare riferimento a bambini, anziani e disabili, facendo talvolta essa stessa da guida e a battersi tenacemente affinché il Comune di Milano acquisisse la proprietà della Pietà Rondanini di Michelangelo, oggi al Castello Sforzesco, che messa sul mercato era contesa da altre città e addirittura da importanti paesi stranieri. Arrivò persino a promuovere una raccolta di fondi popolare ed alla fine i suoi sforzi furono premiati.

La comunità ebraica non dimenticò il suo coraggio nel permettere la salvezza di tante vite umane durante la dittatura e per questo la Wittgens fu premiata con una medaglia d’oro da parte dell’Unione delle comunità israelitiche. Vicina alle posizioni del Fronte laico di Ferruccio Parri, rifiutò tuttavia la proposta di quest’ultimo per un impegno politico più attivo ritenendo prioritaria la sua dimensione di artista e la sua indipendenza intellettuale. Una grande donna che di se stessa ebbe a dire: “La mia vera natura è quella di una donna a cui il destino ha dato compiti da uomo, ma che li ha sempre assolti senza tradire l’affettività femminile”.

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