Trofei di caccia UE

15.000 trofei di caccia importati in UE tra il 2014 e il 2018

Leoni, elefanti, ghepardi, zebre ma anche specie particolarmente vulnerabili come i rinoceronti neri e gli orsi polari: è lungo l’elenco di specie animali che ogni anno vengono uccise per assecondare una pratica barbara come quella dei trofei di caccia.

I numeri sono altissimi: secondo il rapporto “I numeri della caccia al trofeo: il ruolo dell’Unione Europea nella caccia al trofeo a livello mondiale” appena pubblicato dalla ong Human Society International, realizzato sulla base dei dati commerciali della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate da estinzione (CITES), tra il 2014 e il 2018 nella sola Unione Europea sono stati importati 15.000 trofei di caccia che includevano 73 specie protette a livello internazionale, con una media di importazioni che si aggira intorno ai 3.000 trofei all’anno.

Italia prima per l’importazione di trofei di ippopotamo

Numeri che fanno dell’UE il secondo importatore al mondo di questi macabri bottini, superato solo dagli Stati Uniti. Particolarmente grave la situazione di Germania, Spagna e Danimarca che da sole contribuiscono al 52% dei trofei importati in Europa, ma non molto meglio si può dire dell’Italia.

Il nostro Paese, infatti, si posiziona al primo posto per l’importazione di trofei di ippopotamo, al quarto per quello di leoni africani e al quinto per gli elefanti africani; nel periodo preso in esame dalla Human Society International l’Italia ha importato ben 322 trofei di caccia riconducibili a ben 22 diverse specie di mammiferi.

Urgente fermare questa barbarie

Ma la cosa ancor più inquietante, se possibile, è che il commercio di questi trofei nella maggior parte dei casi è assolutamente lecito. Alcuni Paesi hanno adottato delle misure di contenimento di questa pratica: la Francia, ad esempio, ha vietato l’importazione di trofei di leoni dal 2015 e la Gran Bretagna ha, almeno a parole, espresso l’intenzione di vietare l’importazione di trofei, ma ad oggi mancano dei divieti totali per quelli che nella legislazione attuale vengono ancora indicati come “oggetti personali e domestici”.

I cacciatori di trofei, in barba alla crisi della biodiversità che tutto il pianeta sta attraversando, insistono col ribadire che questa pratica non lede sulla conservazione della fauna selvatica e che giova al sostentamento delle comunità locali; narrazione che, lo ribadisce anche la HSI, è quanto mai falsata, considerando che i cacciatori pagano profumatamente per uccidere per puro divertimento e vanto personale. Ne è una dimostrazione l’esistenza di macabri registri, come il Safari Club International, in cui si tiene nota delle battute di caccia, attribuendo un punteggio ai partecipanti in base all’uccisione degli animali più grandi. Senza contare che, volendo anche fare un discorso meramente economico, ci sono studi che hanno dimostrato come mediamente solo il 3% del ricavato di queste attività oscene finisce nelle mani delle comunità locali.

I cacciatori di trofei dell’UE uccidono per divertimento molte migliaia di animali selvatici in tutto il mondo, comprese le specie in via di estinzione o minacciate e l’Italia è una destinazione importante per i trofei” ha dichiarato Martina Plauda, Direttrice per l’Italia di Human Society International. È tempo dunque che il nostro Paese si decida ad introdurre un divieto totale di importazione ed esportazione dei trofei di caccia e che prenda una posizione netta per interrompere questa vergognosa pratica di morte.

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