Quadri in plastica contro l'inquinamento

L’arte come strumento per la lotta alla crisi ambientale

Niente pennelli, né pittura ma solo frammenti di buste di plastica raccolte lungo le strade e i fiumi della sua San Paolo: è l’idea dell’artista brasiliano Eduardo Srur, che ha deciso di fondere così arte e ambientalismo in un connubio tra questi due mondi che si sta facendo ormai sempre più frequente.

Sono tanti, infatti, gli artisti non solo figurativi che decidono di mettere la propria arte al servizio della causa ambientalista, per denunciare ciò che sta accadendo al pianeta o anche solo per sensibilizzare fan ed estimatori alla questione della lotta alla crisi climatica.

No music on a dead planet

Basti pensare, ad esempio, all’iniziativa Music Declares Emergency che, nata nel 2019 sotto lo slogan “No music on a dead planet” riunisce influenti artisti del mondo della musica – dai Radiohead a Billie Eilish – in nome della salvaguardia del pianeta e con l’obiettivo di servirsi della musica come strumento universale “per promuovere quei cambiamenti culturali necessari per creare un futuro più verde, più giusto e migliore”.

La potenza comunicativa dell’arte, la sua capacità di lanciare messaggi, suscitare riflessioni e muovere l’animo umano anche senza la necessità di coinvolgere la sfera verbale la rende un mezzo particolarmente efficace per raggiungere un numero ampissimo di persone, avvicinandole in modo meno convenzionale, ma altrettanto significativo, ai problemi dell’ambiente.

I capolavori dell’arte riprodotti con i rifiuti in plastica

Ed è su uno di questi problemi che il pittore Eduardo Srur ha voluto porre l’attenzione attraverso le sue opere, che sono riproduzioni di celeberrimi quadri della storia dell’arte – dalla Gioconda di Leonardo da Vinci all’Urlo di Edvard Munch – realizzate lavorando frammenti di plastica, quella stessa plastica che sta soffocando il nostro pianeta e distruggendo interi ecosistemi.

La plastica domina tutto e tutti. Presento questa serie con il nome di Naturaleza Plastica, opere che non hanno vernice. Produco un ammasso di sacchetti di plastica che finiscono per creare le immagini che vedete” ha spiegato l’artista, che non è nuovo a lavori improntati alla causa ambientalista; già in passato, infatti, aveva realizzato delle installazioni in spazi pubblici nei pressi della città di San Paolo, come l’opera Pintado, un grosso gonfiabile di oltre 30 metri di lunghezza che lo scorso settembre ha attraversato il fiume Tietê come monito alla società sullo stato di degrado in cui si trovano le sue acque.

Oggi l’intento dell’artista è quello di scoraggiare l’uso della plastica, dimostrando quanto quest’ultima sia in grado di resistere al tempo come tante delle opere celebri opere pittoriche che ben conosciamo.

Sappiamo che la Gioconda ha molto più di 200 anni. Anche le plastiche che usiamo rimarranno in natura per più di 200 anni” ha dichiarato Srur, con l’auspicio che la sua denuncia arrivi forte e chiara.

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