L'Europa ha la sua legge sul clima

Via libera da Parlamento e Consiglio

Dopo oltre un anno dall’inizio di un iter legislativo fatto di lunghi e complessi negoziati, il Parlamento europeo ha approvato la legge sul clima che indica gli obiettivi prefissati dall’Unione Europea per il 2050; legge sulla quale è arrivato anche l’ok del Consiglio a cui seguirà la pubblicazione in Gazzetta e l’entrata in vigore.

Il testo accolto dal Parlamento è lo stesso approvato lo scorso maggio in Commissione Ambiente dopo lo scontro che sin da marzo 2020 aveva visto contrapporsi le istanze avanzate dal Parlamento e quelle portate avanti dal Consiglio. Il primo orientato ad alzare il target di riduzione delle emissioni al 60% entro il 2030, il secondo fermo sull’obiettivo -55%, percentuale peraltro da raggiungere servendosi anche dei cosiddetti carbon sinks, cioè di quei depositi di carbonio, come possono essere ad esempio il suolo o le foreste.

Obiettivi poco ambiziosi

L’accordo è stato raggiunto soltanto alla fine dello scorso aprile e ha trovato spazio in questa legge che, per quanto possa definirsi storica da un certo punto di vista, delude comunque le aspettative di chi confidava in azioni ben più decise nella lotta ai cambiamenti climatici, azioni che la stessa comunità scientifica ha più volte ribadito essere necessarie, ma che, a quanto pare, restano inascoltate dai leader europei.

Come previsto, il testo accolto dal Parlamento si pone come obiettivo il raggiungimento delle neutralità climatica entro il 2050, con il proposito di ottenere la riduzione del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 (quantità tuttavia non effettiva, visto che, come inizialmente richiesto dal Consiglio, include anche le emissioni assorbite dai carbon sinks, abbassando la percentuale reale a solo il 52,8%). Una scelta, questa, che non tiene in alcun modo conto delle indicazioni arrivate dal mondo della scienza, che si era già espressa sull’inadeguatezza di una simile riduzione delle emissioni al fine di rispettare l’Accordo di Parigi. Va poi precisato che quelli delineati dalla legge restano obiettivi dell’Unione Europea e non dei singoli Stati, con alcuni Paesi fattivamente impegnati nella transizione ecologica e altri, in primis i Paesi est europei, ancora fortemente ancorati all’uso del carbone – basti considerare il caso della Polonia – e ben lontani dall’affrontare le questioni ecologiche e climatiche.

Di “legge storica, ma insufficiente” ha parlato l’eurodeputata di Europa Verde, Eleonora Evi, che insieme ai colleghi dei Greens/EFA ha scelto di votare contro una norma che ancora dimostra la sordità della politica di fronte agli appelli della comunità scientifica, che appena pochi giorni fa, attraverso la bozza dell’ultimo rapporto elaborato dal gruppo intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc) ha dipinto un quadro sconcertante di quello che accadrà nei prossimi decenni al nostro Pianeta a causa dei cambiamenti climatici.

Il peggio deve ancora arrivare” e noi ci stiamo facendo trovare impreparati

Nella bozza si dice chiaramente che “il peggio deve ancora arrivare” e che l’impatto del surriscaldamento globale colpirà “la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti più delle nostre”. Lo scenario tratteggiato parla di 420 milioni di persone in più che, se dovessimo riuscire a contenere l’aumento delle temperature globali a +2 gradi, si ritroverebbero ad affrontare ondate di caldo estremo potenzialmente letali e altrettante 350 milioni che rischierebbero di ritrovarsi esposte alla scarsità d’acqua per via di una siccità crescente.

Di fronte a tutto questo pensare addirittura di abbassare le aspettative e di affidarsi ad una legge che si dimostra poco ambiziosa persino rispetto ad un quadro meno preoccupante di quello che il nuovo rapporto dell’Ipcc – in uscita a febbraio del 2022 – ha fornito, significa illudersi ancora che sia il tempo dei piccoli cambiamenti e non comprendere che senza scelte coraggiose e condivise rischiamo di compromettere in maniera irreversibile il futuro non solo del Pianeta, ma anche il nostro, delle nostre società e delle nostre economie.

Il 14 luglio la Commissione europea presenterà il pacchetto Fit for 55, che conterrà 12 misure con cui l’UE intende raggiungere gli obiettivi che si è preposta in materia di neutralità climatica e c’è ancora speranza che si presti ascolto ai segnali di allarme che la scienza continua a mandarci.

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