Venezia e le grandi navi: quando

La bellezza della Serenissima, Patrimonio dell’Umanità

Repubblica marinara dalla vita millenaria, soprannominata Serenessima e conosciuta anche con il nome di Regina dell’Adriatico, la città delle gondole è una meta gettonatissima conosciuta in tutto il Mondo.

Nell’immaginario di molti dei viaggiatori Venezia è una delle mete italiane più belle in assoluto. E non si può certo affermare il contrario. Gli alti palazzi e le case che affollano le calli, le architetture religiose, i teatri e i musei, i ponti, i canali, i piccoli negozi e le botteghe artigiane, tra i sestieri in cui è divisa Venezia si nascondono tesori inestimabili, simbolo della Storia di una città tanto fiera e orgogliosa, quanto fragile.

Venezia non è solo bellissima. Venezia è unica.

Una città che si sviluppa in parte sulla terraferma e in parte su oltre cento isolotti, dichiarata insieme alla sua laguna Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, già dal 1967.

La fragilità della Regina dell’Adriatico e della sua laguna

Per le sue caratteristiche geografiche e fisiche Venezia è un territorio estremamente vulnerabile. All’equilibrio fortemente precario dettato dalla particolarità della sua natura, si aggiunge l’azione del tempo e degli agenti atmosferici, i fenomeni naturali, come la ben nota acqua alta, e anche l’azione antropica che ha profondamente modificato l’aspetto della laguna.

Da secoli l’uomo opera su quel territorio fragile al fine di renderlo maggiormente ospitale e abitabile; bonificando intere zone paludose, dragando canali, costruendo dighe, deviando foci dei fiumi, costruendo bocche di porto e casse di colmata ha di fatto minato la stabilità di quei luoghi. Un esempio su tutti: il cosiddetto “irrigidimento” della gronda lagunare, vale a dire quella zona di contatto tra laguna e terraferma, che ha causato un restringimento dell’area destinata ad accogliere l’espansione dell’acqua durante il fenomeno dell’alta marea.

Così Piazza San Marco si allaga, e con essa la gran parte di monumenti, palazzi, negozi, alberghi, abitazioni e tutto ciò che la marea riesce a raggiungere, nonostante l’imponente opera del MOSE.

Venezia e i grandi numeri del turismo

Malgrado la sua fragilità, Venezia ha saputo trasformare nel tempo i suoi limiti, dettati dalle peculiari caratteristiche morfologiche, in punti di forza, tanto da essere oggi una tra le principali città più visitate al Mondo. Secondo i dati dell’Annuario del Turismo del 2019 la Città Storica, ossia la parte più delicata di Venezia, accoglie 8.817.623 di presenze su un totale di 12.948.519. Un numero che non conosce battute d’arresto e che, pandemia esclusa, continua a crescere di anno in anno, tanto da sottolineare l’estrema urgenza di un piano turistico maggiormente sostenibile, al fine di limitare i danni che l’overtourism sta arrecando alla Serenissima. Se da un lato l’industria turistica è una fonte di guadagno e ricchezza, dall’altro però, presenta infatti un costo altissimo e moltissimi disagi, soprattutto alla popolazione locale.

Uno dei problemi che negli ultimi anni ha avuto una sempre maggiore risonanza è legato alle Grandi Navi. Come si legge dal sito del Comitato “il traffico croceristico -cui va aggiunto quello dei traghetti per la Grecia- a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima -ossia in città- entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale. Con i loro 300 e più metri di lunghezza, 50 di larghezza, 60 d’altezza, stazzano migliaia di tonnellate -e la tendenza è a produrre navi di dimensioni ancora maggiori perché economicamente più remunerative- sono evidentemente fuori scala rispetto la città”. Ma l’aspetto più importante non riguarda solo l’estetica, quanto piuttosto i danni per la salute pubblica provocati dall’inquinamento atmosferico, elettromagnetico, marino, acustico, e la distruzione di un equilibrio e di un ecosistema, quello lagunare appunto, già altamente a rischio.

Anche l’Unesco contro le Grandi Navi

La battaglia per estromettere le navi da crociera dalla laguna è iniziata già dal 2012 e due anni dopo sembrava aver portato a dei risultati incoraggianti quando il Decreto Clini – Passera aveva vietato il transito alle navi che trasportano merci o passeggeri di stazza lorda superiore a 40.000 tonnellate, sia nel Canale della Giudecca che in quello di San Marco. Ma evidentemente ciò non è servito, poiché il decreto è rimasto sospeso per nove anni in attesa di un approdo alternativo che non è mai stato trovato. E intanto il 2 giugno del 2019 una nave da crociera della MSC si scontrava con un battello gran turismo, proprio nel canale della Giudecca.

A marzo di quest’anno il governo Draghi ha deciso di mettere la parola fine al transito delle grandi navi in laguna, approvando un decreto legge che prevede nel tentativo di razionalizzazione e riordino della governance regionale nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, il divieto di transito per le navi nel Canal Grande e il loro dirottamento verso Marghera, dove però non c’è un terminal adatto ad accoglierle.

E intanto anche l’UNESCO minaccia Venezia.

Se non si prenderanno dei provvedimenti a lungo termine per impedire l’accesso in laguna alle grandi navi, e volti a tutelare l’immenso patrimonio storico, culturale e artistico della città, durante la prossima assemblea Onu di fine luglio potrebbe calare un’ombra sulla Regina dell’Adriatico che rischia di essere inserita nei patrimoni dell’umanità in pericolo.

E ciò sarebbe una grande perdita per tutti.

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