Sos temperature: ai Poli l'estate

In Siberia il suolo arriva a 48 gradi

Venti giugno 2021, 48 gradi centigradi al suolo. La temperatura di una strada asfaltata in pieno sole come in una bella domenica di giugno a Palermo, un asfalto così caldo che le infradito scottano. Ma non siamo in Italia, siamo in Russia, a Verchojansk, Siberia, dove di solito si registra il clima invernale più rigido dell’emisfero nord del pianeta. È qui che lo scorso 20 giugno, i termometri hanno registrato con 118°F – ovvero 48°C – il record estivo di temperatura al suolo per i territori al di sopra del 66° parallelo. La temperatura dell’aria era invece pari a 38°C, un livello a malapena sopportabile anche per le popolazioni che vivono nel bacino del Mediterraneo.
Dopo che a Capodanno si erano registrati aumenti epocali delle temperature al Polo Nord, con un +35° sulla media degli anni precedenti, con una temperatura dell’aria di ben + 4°C a gennaio, siamo di nuovo in piena crisi. Le temperature nell’Artico non accennano a diminuire.
A rilevare queste anomale temperature, molto preoccupanti, sono stati i satelliti Copernicus Sentinel 3A e 3B gestiti dal programma Copernicus dell’ESA che monitora le condizioni terrestri, oceaniche e atmosferiche utilizzando radar e immagini multispettrali. Contemporaneamente, a conferma delle rilevazioni che hanno allarmato tutti gli organismi di vigilanza e controllo ambientale, sono giunti i dati pubblicati da DEFIS (Direzione Generale Industria della Difesa e dello Spazio) che ha reso note le temperature dell’aria nella città di Saskylah dove si sono raggiunti i 90°F ovvero32°C, il record più
alto registrato sin dal 1936.


Effetto domino

Ma quello di Verchojansk non è un evento isolato. Negli ultimi anni le temperature medie della regione artica sono aumentate esponenzialmente, in un’area dove nel passato la temperatura estiva ai primi di luglio si collocava mediamente tra 0° e 10°C. In zone come questa, 32° sono una temperatura pericolosamente alta. Inoltre gli incendi boschivi. mai avvenuti prima a quelle latitudini, oggi sono diventati una costante che contribuisce ad emettere in atmosfera importanti quantità di CO2 ed altri gas serra.
Il problema più serio e allarmante però secondo la WMO, Organizzazione Meteorologica Mondiale, sono le importanti emissioni di CO2 rilasciate dal permafrost che si sta sciogliendo, con un effetto domino che manifesterà i suoi pericolosi effetti nei prossimi mesi. Il permafrost è quella parte di suolo tipico delle regioni artiche, perennemente congelato sia d’inverno che d’estate, ghiacciato in profondità per svariate centinaia di metri. Negli ultimi anni questo strato di permafrost si sta velocemente riducendo, a causa dell’innalzamento medio delle temperature che nell’Artico è doppio e a volte triplo rispetto al resto del nostro bistrattato pianeta. Molti inoltre non sanno che, sotto il permafrost, ci sono da 1000 a 1500 miliardi di tonnellate di gas, di cui la maggior parte composte
da metano, un gas costituito da una molecola molto più dannosa anche della CO2. Questo gas è contenuto dentro delle “bolle”, che si rompono man mano che risalgono in superficie, lasciando dei veri e propri piccoli crateri a terra. Questo fenomeno è noto come termocarsismo.
La riduzione della crosta di permafrost potrebbe aver già avviato su larga scala il rilascio di gas nell’atmosfera, causando un aumento irreversibile delle temperature medie del pianeta.

Perché i poli si stanno riscaldando più velocemente?

Ad acuire la preoccupazione riguardo al surriscaldamento dei poli, si aggiungono poi i rilievi dalla NASA. Secondo le teorie dell’Agenzia spaziale americana, i poli della Terra si starebbero riscaldando più velocemente del resto del pianeta, a causa di un particolare fenomeno atmosferico di trasporto di energia termica su larga scala. Infatti, i venti e i mari stanno trasportando un’enorme quantità di calore dalle aree tropicali fino ai poli, in particolare nell’Artide. Le emissioni di CO2 causate dallo scioglimento del permafrost inoltre intrappolano più calore nell’atmosfera terrestre, modificando i regimi dei venti e delle precipitazioni.
In più, la CO2 nell’atmosfera contribuisce alla minore riflessione della luce solare e all’ulteriore aumento delle temperature, nel quadro di un fenomeno comunemente noto come effetto serra. È evidente oramai, che si è innescato un circolo vizioso che può solo peggiorare, in un prossimo visibile aumento dei fenomeni estremi, con vaste perdite economiche, di territorio, di biodiversità, di vite umane.
48° gradi al sole sui ghiacci del Polo Nord. E l’estate non è che iniziata.

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Nato a Napoli, classe 1960, vive a Zagarolo, in provincia di Roma, zona in cui opera dal 2005 come libero professionista nel settore della sicurezza sul lavoro, la sicurezza alimentare e la sicurezza ambientale. Formato alla Scuola del Corpo dei Vigili del Fuoco e specializzato in INAIL, è iscritto agli albi professionali degli Enti Bilaterali come Rspp professionista ed è anche apprezzato formatore tecnico per il settore OHSAS, con incarichi di docente anche per il Fondo Europeo FHSE. Da molti anni opera anche come Auditor di terze parti e consulente per la certificazione di aziende al sistema qualità internazionale ISO. Dal 1976 al 1981 è stato radio dj e conduttore radiofonico per Radio Globo e poi per Radio Gamma, successivamente è stato inviato per una rivista nazionale di motociclismo sportivo e ha partecipato alla redazione sportiva dell'emittente televisiva Rete Oro. Volontario della Protezione Civile, convinto sostenitore dell'ecologismo, è volontario anche di Europa Verde.

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