Arriva la definizione di ecocidio.

La definizione elaborata da esperti legali di tutto il mondo

In principio fu l’ex premier svedese Olof Palme, che nel 1972 per primo sostenne la necessità di creare una legge sull’ecocidio, poi se ne parlò in occasione dello Statuto di Roma nel 1998 per finire in un nulla di fatto. Negli anni la proposta è più volte rimbalzata da una parte all’altra del Pianeta e si è fatta sempre più presente negli ultimi anni, soprattutto da quando si sono andate moltiplicando le cause da parte di associazioni ambientaliste e cittadini nei confronti di governi o di grandi aziende.

Oggi è stato finalmente compiuto un passo in avanti: ai quattro reati già processabili dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia – dunque ai crimini di guerra, ai crimini contro l’umanità, al genocidio e ai crimini di aggressione – potrebbe presto aggiungersi il reato di ecocidio.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Stop Ecocide, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di esperti legali provenienti da tutto il mondo, che hanno messo mano ad una bozza di legge, fornendo per la prima volta una definizione ufficiale di questo reato.

Nel documento, di cui ha dato una parziale anticipazione il Guardian, si definisce l’ecocidio come “atti illeciti commessi con la consapevolezza che ci sia una sostanziale possibilità di gravi danni a lungo termine all’ambiente causati da simili azioni”.

L’ecocidio potrebbe diventare il primo reato internazionale dal processo di Norimberga

Come spiegato dal professor Philippe Sands, docente di diritto alla University College London e Co-Presidente del gruppo che negli ultimi sei mesi si è occupato di trovare una definizione corretta di ecocidio, possibili esempi di questo reato così come inteso potrebbero essere incidenti nucleari, disastri petroliferi, ma anche le azioni di deforestazione portate avanti in Amazzonia.

Se la proposta venisse accolta dall’Aia, si tratterebbe del primo reato internazionale dai tempi del processo di Norimberga; “una grande innovazione giuridica”, così lo ha definito il Professor Sands, un’innovazione che “può contribuire a cambiare la coscienza dell’opinione pubblica, riconoscendo che dipendiamo dalla natura per la nostra sopravvivenza e che per proteggerla dobbiamo usare anche metodi legali oltre a quelli politici e diplomatici”. “Questa definizione” ha poi aggiunto l’altro Co-Presidente, il giurista delle Nazioni Unite ed ex procuratore senegalese, Dior Fall Sow, “aiuta a sottolineare che la sicurezza del nostro Pianeta deve essere garantita su scala internazionale.

Un momento storico

Jojo Mehta della Fondazione Stop Ecocide parla di “momento storico” e ci ha tenuto a sottolineare come la definizione emersa dai lunghi mesi di lavoro del gruppo di esperti legali sia perfettamente integrabile con le leggi già esistenti negli Stati, ribadendo la speranza che i governi prendano sul serio quanto fatto, soprattutto perché la creazione di questo reato rappresenterebbe a livello internazionale “uno strumento legale praticabile che corrisponde a un’esigenza reale e urgente del mondo”.

Non resta dunque che attendere il pronunciamento della Corte Penale Internazionale dell’Aia.

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