Le lobby contro le norme Ue su

Vincolare le aziende ai diritti umani e ambientali

Ad Aprile 2020, la Commissione europea ha annunciato un’ambiziosa iniziativa legislativa sulla “Corporate due diligence”: le aziende devono essere obbligate a verificare e far rispettare i diritti, e risponderne in tribunale oltre che essere sanzionate se non lo fanno. Di fatto l’Europa, dopo il fallimento delle iniziative volontarie di “corporate social responsability”, prova a vincolare le big corporations ai diritti delle persone e dell’ambiente. L’iniziativa è molto attesa dalla società civile: più di 700 organizzazioni, sindacati, ONG, e mezzo milione di persone si sono spesi per chiedere regole stringenti.

L’opposizione delle lobby all’iniziativa europea

Ma al momento la nuova iniziativa europea è stata congelata a causa delle pressioni dei lobbisti delle multinazionali, bisognerà infatti aspettare fino a Settembre per nuovi sviluppi. Oggi ogni tentativo di vincolare le catene del valore globali ai diritti dei lavoratori e al rispetto dell’ambiente si scontra con le lobby della grande industria. Ora ne abbiamo le prove: sono raccolte nel dossier che verrà pubblicato oggi dalle tre ONG Friends of the Earth, European coalition for corporate justice e Corporate Europe observatory. La loro ricognizione rivela l’influenza esercitata dalle corporation, tattiche e obiettivi.

Nel loro report Off the hook? le tre ONG fotografano i tentativi delle corporation – e dei loro lobbisti – di indebolire l’iniziativa europea «sia apertamente che dietro le quinte». L’accesso agli atti mostra ad esempio che l’associazione europea dei grandi marchi (Aim), i cui membri vanno da Coca Cola a Mars, da Danone a Nestlé, da Nike a Unilever, ha speso nel 2019 fino a 400mila euro per l’attività lobbistica in Ue. Lo scorso novembre ha bussato alle porte della direzione Giustizia per evitare che le corporations siano portate in tribunale, o perlomeno che siano legalmente perseguibili lungo l’intera catena del valore.

Negli USA, con l’aiuto dei difensori dei diritti umani, otto minorenni africani hanno sfidato in aula l’industria del cacao – Nestlé, Mars, Olam, Mondelez – per schiavitù infantile, mentre queste stesse industrie chiedono a Bruxelles porti sicuri (clausole safe harbour per evitare azioni legali) e di non «esporre le aziende a rischi eccessivi». La multinazionale francese Danone, che per il lobbying a Bruxelles nel 2019 ha speso 500mila euro, all’apparenza è per la sostenibilità ma – svela il report delle ONG – dietro le quinte sabota la legge. L’impatto ambientale della sua filiera è cresciuto dal 2015 al 2018. Le grandi aziende puntano a scalfire i futuri vincoli non solo sulla sostenibilità delle filiere di abbigliamento e del settore agroalimentare, ma anche quello dell’energia: non è un caso che il colosso Total ha bussato alle porte della Commissione per dirle che sarebbe difficile applicare una nuova legge europea lungo tutta la filiera.

2 Commenti

  1. articolo chiaro e sicuramente suscettibile di approfondimenti ed analisi articolate. Deve essere un monito per i consumatori che decidono il successo impreditoriale di queste multinazionali.
    brava Angela

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