Il PNRR italiano? Investimenti insignificanti per la transizione ecologica

La bocciatura su Green Recovery Tracker

Insignificanti rispetto alle necessità legate a una transizione alla neutralità climatica che coinvolga l’intera economia”, così i think tanks Ecco, E3G e Wuppertal Institut si sono espressi attraverso il sito Green Recovery Tracker in merito agli investimenti verdi previsti dal PNRR italiano.

Il sito, creato con l’apposito intento di analizzare gli interventi previsti nei piani nazionali di ripresa dei vari Paesi per avviare la transizione ecologica, ha messo a confronto le misure predisposte dal governo italiano con quelle di altri Paesi europei come Germania, Francia e Spagna e, numeri alla mano, si è espresso molto negativamente sulla percentuale irrisoria di risorse che il nostro Paese è pronto ad investire per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione indispensabili per fronteggiare la crisi climatica.

La situazione negli altri Paesi europei

Secondo le linee guida della Commissione Europea, infatti, gli Stati sarebbero tenuti ad impiegare almeno il 37% dei fondi ricevuti in investimenti verdi. Anche oltre questa percentuale è andata la Germania, che nel suo piano nazionale di ripresa ha destinato il 38% delle risorse alla transizione ecologica, eliminando il sovrapprezzo sull’elettricità verde e tagliando gli incentivi alle industrie ancora legate alle fonti fossili. Bene anche la Spagna, con il suo 31% di fondi destinati al green, di cui fanno parte anche i 3,2 miliardi destinati alle fonti rinnovabili; un po’ al di sotto si attesta la Francia, che alla transizione ecologica destinerà il 23% delle risorse europee.

In Italia solo il 16% dei fondi in investimenti verdi

E noi? Se guardiamo in terra nostrana i numeri che ci ritroviamo di fronte sono ben diversi e ci rendono immediatamente chiare le ragioni della bocciatura avanzata dai tre think tanks. Le risorse che il nostro PNRR destinerà alla riconversione ecologica si attestano, secondo le analisi del report, solo al 16% del totale, con il rischio, in alcuni casi, che una parte del denaro finisca addirittura per finanziare iniziative dannose per l’ambiente.

Secondo il sito Green Recovery Tracker, “manca un supporto appropriato per pilastri cruciali, come l’espansione della generazione di energia da rinnovabili e infrastrutture sostenibili per la mobilità”, ma la questione più preoccupante resta quella legata al rischio che una quota dei fondi finisca nel settore del gas. Nel report si evidenza infatti come, secondo il testo presentato dal governo, “in alcuni casi attività legate al gas fossile potranno accedere direttamente alle risorse del recovery, per esempio attraverso l’inclusione degli investimenti per l’efficientamento energetico dei boiler a gas o il supporto per i bus alimentati a gas, cosa che comporta un rischio di creare un’inerzia che rallenterà la transizione”.

Troppi punti deboli

Resta poi il paradosso di un quota, pari a 66,7 miliardi di Euro, destinata a interventi per cui si prevede un probabile impatto sul clima, senza però poter determinare con esattezza di che tipo di impatto si stia parlando. È il caso, ad esempio, del famigerato Superbonus 110%, che allo stato attuale è usufruibile al solo patto di migliorare la prestazione energetica dell’immobile di due classi, un vincolo decisamente poco stringente, soprattutto se si considera che nel nostro Paese gran parte degli edifici si attesta sulla classe energetica G.

Sempre in materia di interventi nel settore energetico, desta perplessità la decisione di limitare il supporto al solare fotovoltaico ai soli comuni con meno di 5.000 abitanti, come pure la mancanza di un progetto di ampio respiro per l’efficientamento nel settore pubblico; è sufficiente dire, ad esempio, che su 32.000 edifici scolastici solo 195 godranno di iniziative volte a migliorare l’efficienza.

Scarsi anche gli investimenti nel campo del trasporto pubblico, per il quale l’Italia è pronta a spendere due miliardi e mezzo, di cui solo poco più di un miliardo verrà impiegato per incrementare la mobilità elettrica.

Negativamente si sono espressi anche il coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli e l’eurodeputata di Europa Verde, Eleonora Evi, che in una nota congiunta hanno ribadito che “il PNRR del governo Draghi tradisce le promesso di fare del Recovery Plan una rivoluzione verde”.

Una bocciatura che sembra purtroppo più che meritata e che fa apparire ancora troppo lontana la transizione ecologica del nostro Paese.

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