Inquinamento da plastica: l'Unione Europea

Dalla Conferenza di Stoccolma ad oggi

Il 5 giugno è stata la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita nel 1972 dall’Assemblea Generale dell’Onu, in occasione della Conferenza di Stoccolma, il summit in cui si delineò il Programma Ambiente delle Nazioni Unite.

La Dichiarazione di Stoccolma enunciata in 26 Principi ricorda, nel suo primo assunto, che “ l’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’eguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere, ed è altamente responsabile della protezione e del miglioramento dell’ambiente davanti alle generazioni future.”

Dal 1972 ad oggi, l’essere umano non è riuscito a porre un freno all’uso indiscriminato delle risorse che il Pianeta Terra ci offre, non ha modificato i propri stili di vita, continuando ad inquinare aria, terra, acqua, rendendosi così responsabile di quella che oggi possiamo definire una vera e propria emergenza ecologica, che ha mostrato tutta la drammaticità e l’urgenza di porre un rimedio efficace alla crisi climatica, correndo ai ripari e agendo anche sul Ripristino degli Ecosistemi, tema principale di questa Giornata.

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Già dal 2015, 193 Paesi Membri dell’ONU hanno sottoscritto un Programma d’Azione per le persone, il pianeta e la prosperità, al fine di eliminare la povertà e promuovere uno sviluppo più rispettoso dell’ambiente e di tutte le persone che abitano la nostra casa comune.

I 169 traguardi enunciati dall’Agenda 2030 contengono anche i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile da realizzare entro 15 anni, un arco di tempo che dovrebbe servire ad invertire la rotta e prendere maggiore consapevolezza della minaccia climatica.

Obiettivo 12 e la Direttiva SUP

Proprio l’Obiettivo 12 dei Global Goals si propone di incoraggiare un consumo e una produzione sostenibile, mettendo in atto azioni volte alla riduzione degli sprechi, al riuso, al recupero di rifiuti, ad una più attenta gestione di prodotti chimici e una produzione improntata alla sostenibilità.

E proprio in quest’ottica che dal prossimo 3 Luglio entrerà in vigore la Direttiva Europea SUP ( Single use plastic ), una stretta eco-friendly che ridurrà sostanzialmente l’utilizzo della plastica monouso nei Paesi Membri.

Approvata nel maggio del 2019, la Direttiva dell’UE 2019/94promuove approcci circolari che privilegiano prodotti e sistemi riutilizzabili sostenibili e non tossici, piuttosto che prodotti monouso, con l’obiettivo primario di ridurre la quantità di rifiuti prodotti.

Al bando prodotti quali cotton fioc, tazzine, cannucce, piatti, posate, bicchieri e imballaggi in plastica, ma anche tutti quei manufatti a uso singolo di plastica o contenenti parti in plastica. Vietati i contenitori di alimenti in polistirene espanso, utilizzati per l’asporto e il consumo di cibo e bevande direttamente dalla confezione. Guerra quindi anche ai prodotti in carta o cartone utilizzati per i liquidi, che per essere impermeabili hanno delle parti in plastica. La Direttiva è uno strumento di forte disincentivazione all’utilizzo di plastiche con l’obiettivo di riuscire a ridurre la presenza di tali rifiuti, soprattutto nell’ambiente marino, del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030.

Il punto sul recepimento della Direttiva

L’Italia ha recepito la Direttiva SUP il 20 Aprile 2021. Il Senato, anticipando il termine ultimo previsto per il 3 Luglio, ha approvato la Legge di delegazione europea con 215 voti favorevoli, 19 contrari e un astenuto.
Ma in Italia è bufera. Il nostro Paese è leader in Europa nella produzione di plastiche biodegradabili e compostabili, colpite anch’esse dalla normativa europea. Il nostro Governo già da tempo, infatti, aveva incentivato lo sviluppo dei manufatti in bioplastica e prodotti compostabili, riconoscendo alle imprese impegnate nella riconversione un credito d’imposta pari al 10%.
Ora l’UE è alle prese con un certosino lavoro di ridefinizione delle linee guida della normativa, al fine di salvaguardare questi prodotti innovati della bioeconomia e della chimica verde, che di fatto sono delle alternative sostenibili ai prodotti in plastica tradizionali.

Una corsa contro il tempo per un futuro più green

Dunque, per questa Giornata Mondiale dell’Ambiente una riflessione sul tema dell’inquinamento da plastiche è necessaria soprattutto alla luce di alcuni dati.

Dagli anni ‘50 ad oggi abbiamo prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, utilizzando prodotti chimici derivati da fonti non rinnovabili, quali petrolio, gas naturale e carbone. Si stima che 8 milioni di tonnellate, ogni anno, finiscono in mare e per effetto delle correnti si concentrano in alcuni punti formando vere e proprie “isole di plastica”. Ocean Cleanup ha stilato una classifica delle Plastic Island più grandi del Mondo e al primo posto troviamo il Great Pacific Garbage Patch, una massa di plastica grande più di tre volte la Francia. Al secondo posto quella che si trova tra Cile e Perù, grande almeno otto volte l’Italia.


Non solo le plastiche di grandi dimensioni contribuiscono alla morte di migliaia di animali marini che in esse restano intrappolati o di cui si nutrono per sbaglio, ma un dato ancora più preoccupante riguarda le microplastiche che, staccando da questi grandi ammassi, arrivano nelle profondità marine più remote e mischiandosi al plancton nutrono pesci di ogni specie che, quotidianamente, finiscono poi sulle nostre tavole.

La sfida per un futuro sostenibile che tuteli la salute e la vita di tutte le comunità e delle generazioni future è già in corso e noi siamo chiamati a dare il nostro contributo.

È ora di agire.

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