Le caratteristiche del faggio

Alle spalle della celebre chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano si cela uno splendido faggio, miracolosamente sopravvissuto alle devastazioni della Seconda guerra mondiale, per la precisione un faggio rosso, nome scientifico fagus sylvatica purpurea. Il faggio è una tipologia di albero con crescita molto lenta e discreta longevità, distribuito abbastanza uniformemente in tutta Europa, passando dalla Svezia meridionale alla Sicilia, dalla penisola iberica alla Turchia nord occidentale. Dai suoi frutti, chiamati faggiole, si ricava un olio che è un surrogato di quello di oliva, mentre le faggiole, tostate e macinate, sono un surrogato del caffè. Il legno del faggio, tra i più pesanti, è duro e compatto e viene impiegato nella costruzione di mobili, giocattoli, sedie, ripiani di banchi da lavoro. Interessanti anche le proprietà medicinali, il decotto di giovani radici raccolte in primavera o in autunno è un anticonvulsivo mentre il decotto di corteccia spezzettata ed essiccata ha proprietà febbrifughe. Il faggio rosso è una variante ornamentale piuttosto nota caratterizzato dalle tipiche foglie color rosso vino, normalmente distribuito in Italia, così come la tipologia classica, sui rilievi alpini ed appenninici dove spesso forma dei boschi puri, le cosiddette faggete. L’esemplare milanese colpisce per la sua collocazione in pianura, oltre che per l’età, la sua bellezza ed il contesto urbanistico di grande pregio in cui è inserito.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie

Nel 1492 Ludovico il Moro, fresco di nozze con Beatrice d’Este, decise la riedificazione della tribuna della primigenia chiesa di Santa Maria delle Grazie costruita dal Solari, con la precisa intenzione di trasformare il luogo in un mausoleo per la propria famiglia. Il risultato rappresenta una delle più alte realizzazioni del Rinascimento nell’Italia settentrionale. Il progetto iniziale è attribuito addirittura a Donato Bramante, che era in quegli anni ingegnere ducale, mentre i lavori veri e propri furono probabilmente diretti da Giovanni Antonio Amadeo. Due anni dopo nel 1494 Leonardo da Vinci cominciò a lavorare al Cenacolo nell’attiguo Refettorio ed i lavori si conclusero solo nel 1498. Originariamente accanto al capolavoro senza tempo del grande maestro toscano campeggiavano i ritratti della famiglia ducale, dipinti negli angoli corrispondenti dallo stesso Leonardo. Questi vennero dipinti con la stessa tecnica a secco utilizzata per il Cenacolo, rivelatasi in seguito tanto originale quanto foriera di tanti problemi di conservazione. Il crollo della volta del refettorio durante il bombardamento angloamericano dell’agosto del 1943 li ha portati via per sempre, mentre le due pareti del Cenacolo e della Crocefissione di Donato Montorfano sono rimaste miracolosamente in piedi. Anche l’antico Chiostro dei Morti, inserito nel complesso della struttura domenicana, fu completamente distrutto e poi ricostruito, mentre la chiesa di Santa Maria delle Grazie con la tribuna del Bramante sopravvisse ai bombardamenti.

Un’immagine da cartolina

La tribuna del Bramante è protetta all’esterno dal possente tiburio che si staglia ancora oggi austero ed elegante prospettando su corso Magenta e via Caradosso, la via dove si erge anche il nostro faggio rosso. I cittadini della zona sono molto affezionati a quest’immagine da cartolina dell’elegante albero che tra i suoi rami e le foglie rosso vino lascia intravedere il capolavoro della Milano rinascimentale. Si tratta di un albero che si avvia a celebrare il secolo di vita e che è bisognoso di cure ed attenzioni, anche se paradossalmente studi recenti sostengono che sono proprio le condizioni estreme talvolta a favorire la longevità di alcuni esemplari. In particolare uno studio a firma Gianluca Piovesan e Alfredo Di Filippo, oltre che del climatologo dell’Università di Milano Maurizio Maugeri, ha dimostrato che gli alberi più vecchi si sviluppano incrementando la crescita lentamente e per quasi tutta la vita invece di seguire il consueto modello sigmoidale per il quale dopo la maturità l’incremento di biomassa dovrebbe declinare. E’ come dire che se la vita per gli alberi è troppo facile essa ha più probabilità di essere anche più breve. Tra i fattori stressanti in grado di allungare la vita agli alberi ci sarebbe la temperatura: più è alta e meno vivono, in particolare la ricerca ha evidenziato che per ogni grado di aumento della temperatura la longevità diminuisce di ben 23 anni. Un motivo in più per prestare cure ed attenzioni ai nostri splendidi alberi monumentali, vista la tendenza climatica in atto, foriera di conseguenze nefaste, ed i deboli sforzi messi in campo per contrastarle. Intanto il nostro faggio rosso continua la sua resistenza eroica, avendo romanticamente preferito ai più ospitali pendii una delle zone più celebri e frequentate della città.

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