L'88% degli incentivi alle rinnovabili

Ancora flop delle rinnovabili

Sentiamo continuamente parlare dell’esigenza di passare all’uso di fonti rinnovabili, eppure il dato di fatto è che tutti ne parlano ma nessuno le vuole e i bandi del Gse (Gestore dei servizi energetici) per l’assegnazione degli incentivi parlano chiaro.

Se il quarto bando aveva visto assegnare solo il 25% delle risorse a disposizione, l’ultimo – il quinto di sette- ha ottenuto risultati persino peggiori: su 2.461 Megawatt di potenza incentivabile disponibile ne sono stati assegnati soltanto 297,7; il che significa che ben l’88% è rimasto senza assegnazione.

L’Italia rischia di mancare l’obiettivo decarbonizzazione

Un risultato preoccupante, che rischia di compromettere il raggiungimento per il nostro Paese dei target di decarbonizzazione europei previsti per il 2030. Come evidenziato anche dal Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, per poter arrivare ad un 70-72% di elettricità da rinnovabili entro il 2030, “l’obiettivo è di 70 Gigawatt al 2030: significa 8 Gigawatt all’anno. E qui siamo in ritardo, negli ultimi anni raggiungiamo solo lo 0,8, un decimo in meno. Quindi dobbiamo aumentare di dieci volte l’installazione di sistemi complessi, con repowering, eolico, fotovoltaico”.

Aste deserte, perché?

Ma perché le aste per assegnare gli incentivi alle rinnovabili finiscono perlopiù deserte?

Alla base del mancato decollo del settore c’è il problema della macchinosità e della lentezza del sistema delle autorizzazioni per la realizzazione degli impianti; autorizzazioni che talvolta richiedono mesi, se non anni, a causa da un lato di una burocrazia contorta e farraginosa e dall’altro dalle numerose contestazioni che vengono costantemente mosse da più fronti. Dai no alla realizzazione di impianti eolici, fotovoltaici o idroelettrici avanzati dai comitati nimby, alle perplessità dei sindaci, passando per l’opposizione del Ministero dei Beni culturali che, secondo quanto affermato dal Presidente di Anev, Simone Togni, “blocca sistematicamente tutte le autorizzazioni in nome della tutela paesaggistica”; lo stesso Togni ha poi spiegato come la richiesta iniziale fosse quella di un parere espresso dal Ministero dei Beni culturali solo laddove ci fosse un vincolo ambientale, mentre “oggi le Sovrintendenze danno pareri anche in assenza di questo vincolo”. Sulla necessità di semplificare le procedure autorizzative esistenti insiste anche il Coordinamente FREE, che attraverso le parole del suo nuovo Presidente, Livio de Santoli, fa sapere che il Coordinamento ha realizzato “un documento che consegniamo oggi al mondo politico, nel quale si evidenziano sia le strategie, sia le tattiche operative per evitare quella che potrebbe essere una vera e propria Caporetto delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e della transizione ecologica in Italia”.

Non abbiamo più tempo

Quello del sistema delle autorizzazioni è un problema fondamentale che, se non verrà adeguatamente risolto, potrebbe rendere vano anche il decreto Semplificazioni in arrivo e allontanare il nostro Paese dell’obiettivo zero emissioni entro il 2050.

Come ha spiegato ancora Simone Togni, l’Anev ha calcolato che “con questa velocità di autorizzazioni, in Italia raggiungeremo l’obiettivo del 70% di rinnovabili fra 70 anni; con queste innovazioni del Decreto Semplificazioni forse ci arriveremo in 65” e la situazione globale ci dice chiaramente che non abbiamo più tempo.

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