Gli immortali: Enzo Tortora

L’arresto

Tante persone di mezza età e sicuramente quelle più anziane ricorderanno con nitidezza l’arresto spettacolare e indegno di un paese civile del noto conduttore televisivo Enzo Tortora, probabilmente all’apice del successo della sua carriera sul piccolo schermo, avvenuto venerdi 17 giugno 1983. Tortora venne svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma e arrestato in favore di telecamera per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico, tutto questo a seguito delle dichiarazioni di alcuni pregiudicati legati al clan di Raffaele Cutolo. Gli elementi oggettivi, al netto delle accuse dei camorristi “pentiti”, erano pressoché inesistenti e si fondavano unicamente su un’agendina trovata nell’abitazione di uno di loro, recante scritto a penna un nome che appariva inizialmente quello di Tortora con accanto un numero di telefono. Molto tempo dopo, in seguito ad una perizia calligrafica, il nome risulterà essere quello di un tale Tortona ed il numero di telefono nemmeno appartenente al presentatore.

La ricostruzione

L’intera vicenda sarebbe scaturita dallo smarrimento da parte della redazione del noto programma televisivo Portobello, condotto da anni dallo stesso Tortora, di alcuni centrini provenienti dal carcere in cui erano detenuti i pregiudicati in questione e che erano stati inviati perché fossero venduti all’asta, come era consuetudine del programma. Da questa vicenda, secondo la ricostruzione, si sviluppò lentamente un carteggio che assunse via via un carattere intimidatorio ed estorsivo ai danni del presentatore, fino probabilmente a degenerare nelle accuse rivelatesi poi totalmente strumentali e senza nessun fondamento. In un’intervista pubblicata sull’Espresso il 25 Maggio 2010 l’ex collaboratore di giustizia Gianni Melluso, principale accusatore del presentatore, chiese ufficialmente perdono ai familiari di Enzo Tortora per le dichiarazioni rese ai magistrati all’epoca dei fatti e reiterate in un secondo momento, ammettendo che erano state ispirate e condizionate dalla brama di vendetta di due boss.

“Dunque, dove eravamo rimasti?”

Dopo sette mesi di carcere e arresti domiciliari il presentatore fu poi assolto dalla Corte d’appello di Napoli ed il 20 febbraio 1987 ritornò in televisione con il suo Portobello. Al termine di una lunga standing ovation Enzo Tortora pronunciò commosso queste parole :” Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta”. L’assoluzione definitiva della Cassazione arrivò a quattro anni dal suo arresto il 13 giugno 1987, ma presto arrivò anche la malattia. Il 18 Maggio 1988 Tortora si spense nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare, ed i funerali a cui parteciparono anche i suoi amici Marco Pannella, Enzo Biagi e Piero Angela, si tennero presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Dopo la cremazione le sue ceneri furono collocate presso l’area F del Levante Superiore del Cimitero Monumentale e lì si trovano tuttora. Come da sua ultima volontà le ceneri furono poste in una cassettina contenente una copia del libro di Alessandro Manzoni Storia della colonna infame, recante una prefazione di Leonardo Sciascia, chiaro riferimento all’analogia della sua vicenda con quelle narrate da Manzoni nel suo saggio storico poco più di un secolo prima. La cassettina è stata poi inserita in una colonna marmorea ed è visibile grazie ad un vetro posto nella parte centrale della colonna stessa.

La politica

Enzo Tortora, che era nato a Genova nel 1928, era balzato agli onori delle cronache già nel 1965, in quanto brillante conduttore della Domenica Sportiva di cui aveva rivoluzionato il format con successo. Tenne a battesimo la prima edizione di Giochi senza frontiere e divenne con Mike Bongiorno e Pippo Baudo uno dei presentatori televisivi più noti di quegli anni. Quindi a partire dal 1977 assunse la conduzione di Portobello, battendo ogni record di share mai realizzato prima ed arrivando a quasi 26 milioni di spettatori, vale a dire circa la metà della popolazione italiana di allora. A quel punto arrivarono le accuse di cui detto sopra, l’incriminazione e l’arresto. In seguito il presentatore fu candidato nelle liste del Partito Radicale ed eletto al Parlamento Europeo con oltre mezzo milione di preferenze. In qualità di eurodeputato si occupò di diritti umani e civili nell’apposita commissione parlamentare, visitò carceri ed ispirò il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati che passò con l’80% circa dei voti, abrogando gli articoli del codice di procedura civile che ne escludevano allora la responsabilità. Poco tempo dopo il Parlamento approvò la cosiddetta legge Vassalli, che prevedeva il risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e la responsabilità civile dei magistrati, facendo tuttavia ricadere la responsabilità sullo Stato che poteva a sua volta rivalersi economicamente, in ragione di un terzo di annualità di stipendio sul magistrato.

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