Sul Green Deal resta il nodo dei Paesi dell’Est

L’intesa mancata

Dopo quattro ore di discussione, i leader europei non hanno trovato un’intesa sul dossier Clima per ridurre del 55% le emissioni nocive entro il 2030. L’obiettivo va raggiunto a livello Ue e tutti i Paesi avranno i propri traguardi da rispettare. Ora la palla passa all’esecutivo per mettere sul tavolo una proposta per il 14 luglio, che sarà poi oggetto di trattative tra i governi dopo l’estate. L’ostacolo è soltanto rinviato e le tensioni che circondano il dossier rendono bene l’idea di quanto sia difficile mettere in pratica le ambizioni del Green Deal.

Europa a due facce

Esiste una doppia Europa: i Paesi dell’Est guidati dalla Polonia che chiedono di tenere conto delle loro specificità per la transizione ecologica, mentre i Paesi più ricchi vogliono una maggiore convergenza. Il principale problema è il regolamento sulla condivisione degli sforzi. I Paesi più ricchi vorrebbero rimodulare i criteri, che al momento avvantaggiano Bulgaria, Romania, Lettonia, Romania e Ungheria ed anche il Presidente del Consiglio, Mario Draghi ha chiesto di rivedere i parametri perché basati sul Pil del 2013: fattore che rischia di penalizzare seriamente l’Italia.

Come raggiungere la riduzione delle emissioni?

Per raggiungere i nuovi target più ambiziosi, la Commissione ha tra le misure allo studio l’estensione del sistema dello scambio delle quote di emissione di CO2 a due nuovi ambiti: il trasporto su strada e il riscaldamento. Questa soluzione non dispiace a Paesi come la Germania o ai nordici già avanti nella transizione ecologica. Mentre per i paesi dell’Est ci sono forti timori dell’impatto su lavoratori e famiglie. In una recente intervista Ursula Von der Leyen ha spiegato che il Pil è un principio guida di equità approvato da tutti, ma «è ovvio che se abbiamo aumentato i target, tutti dovremo essere più ambiziosi»: «Tutti i settori devono contribuire agli obiettivi pro clima compresi i trasporti e le costruzioni, ma è importante stabilire delle compensazioni sociali perché la trasformazione dell’economia a favore dell’ambiente deve essere equa» ha concluso.

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Classe 1995, nel 2018 ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Napoli “Federico II". Subito dopo si è iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario che ha terminato a pieni voti nel 2020 discutendo una tesi sugli impatti dei cambiamenti climatici sulle regioni euromediterranee. È stato speaker radiofonico presso RadioPRIMARETE. Ha scritto sulla rivista di IsAg e su OpinioJuris, dove si è occupato principalmente di Nordafrica, Africa Subsahariana e green politics. Ha preso parte a diversi progetti indipendenti come RockWebzine, Scenari Urbani e Blasting News con brevi collaborazioni. Dopo il conseguimento con massimi voti della laurea magistrale in Scienze Politiche ha conseguito il Master in Marketing, Comunicazione & Made in Italy. Attualmente è studente della VI Edizione del Master in Giornalismo della LUMSA di Roma. È stato coordinatore del podcast “La Geopolitica in Tasca” su OpinioJuris-Law&Politics. È stagista presso “Il Messagero” da marzo 2021.

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