Gli Stati Uniti puntano sulla forza del vento
Offshore wind power and energy farm with many wind turbines on the ocean. Sustainable electricity production

Il nuovo parco eolico off-shore fornirà elettricità a 400.000 famiglie

Il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, l’aveva fatto capire già durante la campagna elettorale: in caso di una sua vittoria nella corsa per la Casa Bianca, gli Stati Uniti avrebbero giocato un ruolo attivo nella lotta al cambiamento climatico e a favore della transizione ecologica.

Una delle ultime decisioni in materia ambientale riguarda l’approvazione definitiva del progetto Vineyard Wind, che consentirà la nascita del più grande parco eolico off-shore degli Stati Uniti a dodici miglia nautiche di distanza dalla costa del Massachusetts, nell’Oceano Atlantico.

Il progetto prevede l’installazione di ottantaquattro turbine capaci di generare 800 megawatt di elettricità e in grado di soddisfare energeticamente 400.000 abitazioni. La presenza d’impianti eolici off-shore non è una novità per gli Stati Uniti, ma il progetto Vineyard Wind, osteggiato dall’Amministrazione Trump, si caratterizza per essere fra i progetti più grandi adottati dagli Stati Uniti per diminuire le emissioni di gas serra e incrementare l’energia prodotta da fonti rinnovabili.

L’Amministrazione Biden ha previsto di produrre 30.000 megawatt grazie alla forza del vento entro il 2030, puntando a coprire il fabbisogno energetico di dieci milioni di case e creando almeno 77.000 posti di lavoro con un investimento pari a circa dodici miliardi di dollari. Si stima che se gli ambiziosi obiettivi di Washington per l’eolico off-shore saranno raggiunti, si potrebbe evitare l’emissione nell’ambiente di almeno settantotto milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Se diversi proprietari terreni costieri e associazioni di pescatori hanno manifestato la loro contrarietà, i rappresentanti sindacali hanno accolto positivamente il progetto, capace di garantire circa 3.600 posti di lavoro di buona qualità.

Secondo numerosi esperti, la riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente è solo una parte della strategia di lotta ai cambiamenti climatici che gli Stati Uniti devono affrontare. In particolare, si chiede all’Amministrazione Biden di essere più coraggiosa sulle norme di costruzione di case, strade e altre infrastrutture capaci di reggere l’urto di uragani, tempeste e l’innalzamento dei mari. Si tratta di misure che potrebbero rivelarsi impopolari, soprattutto per l’incremento dei costi che comporterebbe l’adozione di standard di qualità maggiori, ma che sono fondamentali per fronteggiare i disastri naturali causati dalle alterazioni climatiche. Molti osservatori ritengono che questi temi non sono ancora parte integrante nell’agenda climatica del governo americano.

Un piano infrastrutturale da 2mila miliardi di dollari sostenibile per l’ambiente

Il presidente americano ha presentato il 31 marzo un grande piano di ricostruzione post-covid da 2.000 miliardi di dollari che punta a rimodernare le infrastrutture, creare nuovi posti di lavoro e contrastare il cambiamento climatico. Le principali risorse sono indirizzate verso il settore dei trasporti, migliorandone la sostenibilità ambientale, e il sostegno alla mobilità elettrica. Nel capitolo infrastrutture rientrano anche quelle nature-based come foreste, zone umide, bacini, risorse costiere e oceaniche, la cui ricostruzione e protezione sono fondamentali nel prevenire i disastri ambientali. Alla riqualificazione degli edifici di proprietà pubblica sono destinati oltre 200 miliardi di dollari, cui si aggiungono altri 100 miliardi per l’edilizia scolastica. L’obiettivo è di favorire costruzioni sostenibili per l’ambiente e accessibili alle comunità più svantaggiate, con il chiaro obiettivo di coniugare la giustizia climatica a quella sociale. Si prevede la chiusura di pozzi di petrolio e di gas abbandonati con uno stanziamento di sedici miliardi e la creazione di un Civilian Climate Corps, un corpo di volontari/sentinelle per la protezione dell’ambiente. Fondi considerevoli sono destinati all’installazione di 500.000 nuove stazione di ricarica elettrica e 100 miliardi in favore delle tecnologie non fossili.

Impegno importante di riduzione delle emissioni, ma non basta

Il piano è stato tuttavia ritenuto insufficiente dall’US Climate Action Network e dalla sinistra del partito democratico, che ha contestato il numero esiguo di fondi messi a disposizione.

Nell’ultimo summit virtuale fra i leader mondiali, Biden ha annunciato che gli Stati Uniti ridurranno le proprie emissioni del gas serra del 52%% rispetto ai dati del 2005 entro il 2030, come parte del loro impegno per onorare l’Accordo sul Clima di Parigi del 2016.

Secondo un’analisi del Climate Action Tracker, un’organizzazione scientifica che studia l’azione governativa per il clima, il piano di Biden è ambizioso ma non sufficiente a permettere che quello che è stato il più grande inquinatore della storia possa fare la propria parte nell’obiettivo mondiale di mantenere il riscaldamento al di sotto di 1.5° gradi entro il 2050.

Lo studio suggerisce che la riduzione dei gas serra dovrebbe essere pari almeno al 57/63%, se davvero Washington volesse fare la propria parte. Secondo il Climate Action Tracker una completa decarbonizzazione del settore energetico entro il 2035, come promesso dal presidente Biden, ridurrebbe da sola le emissioni del 20-25% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030.

Il nuovo approccio della Casa Bianca all’emergenza climatica potrebbe portare gli Stati Uniti ad assumere la leadership internazionale nell’azione per il clima, stimolando la cooperazione internazionale su un tema che necessita inevitabilmente di un’azione globale.

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