C'è un legame tra crisi climatica

Combustibili fossili, clima e razzismo

I combustibili fossili – carbone, petrolio e gas – sono al centro delle crisi che affrontiamo, compresa la salute pubblica, la giustizia sociale e il cambiamento climatico. Il recente rapporto di Greenpeace sintetizza la ricerca esistente e fornisce una nuova analisi sull’industria dei combustibili fossili e su che impatto abbia sulla salute pubblica e sulle comunità indigene. Negli Usa, Joe Biden e il 117 ° Congresso hanno un’opportunità storica per affrontare questa situazione e infliggere un duro colpo al razzismo sistemico eliminando gradualmente la produzione e l’uso di combustibili fossili.

Ma cosa c’entra il razzismo con il clima?

Razzismo e clima sono temi che a prima vista, per quanto importanti, non s’incontrano: e invece esiste una precisa correlazione fra i due fenomeni: ogni anno i combustibili danneggiano la salute dei cittadini e in particolar modo delle comunità afroamericane, latine, indigene, asiatiche e povere che vivono in siti dove vengono estratti, lavorati o trasportati combustibili fossili. Il report di Greepeace, avvalorato da moltissimi studi, dimostra come i combustibili fossili stiano alimentando il razzismo negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente, radicandolo all’interno delle istituzioni e nella società. Nel report sono riportati palesi esempi come le estrazioni nei luoghi dove gli indigeni hanno casa da più di 2000 anni o lo sfruttamento delle risorse senza cognizione di sostenibilità in alcune zone dei paesi più ricchi a danno della popolazione con reddito più basso.

Quando lo sfruttamento ambientale è razzismo

L’attività di estrazione negli Stati Uniti si svolge nelle terre ancestrali dei popoli indigeni, rendendo l’industria dei combustibili fossili complice dell’allontanamento forzato e del genocidio dei popoli indigeni. Pratiche razziste come il redlining e la discriminazione abitativa, le disuguaglianze sociali e razziali di lunga data, la colonizzazione, il genocidio e l’allontanamento degli indigeni e i funzionari eletti che sono legati al potere aziendale si combinano per creare un sistema in cui gli impatti più pericolosi dell’inquinamento ricadono più pesantemente sulle comunità più svantaggiate. Affrontare questo razzismo da combustibili fossili permetterebbe di affrontare due nostre-intendasi come occidentali-attuali crisi sovrapposte e correggere le ingiustizie che le comunità storicamente prese di mira hanno dovuto fronteggiare. Sarà necessario un ritiro graduale dei combustibili fossili e lo stop alla costruzione di infrastrutture, affiancata da una riduzione gestita della produzione esistente che dà la priorità alle esigenze dei lavoratori e delle comunità colpite.

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Classe 1995, nel 2018 ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Napoli “Federico II". Subito dopo si è iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario che ha terminato a pieni voti nel 2020 discutendo una tesi sugli impatti dei cambiamenti climatici sulle regioni euromediterranee. È stato speaker radiofonico presso RadioPRIMARETE. Ha scritto sulla rivista di IsAg e su OpinioJuris, dove si è occupato principalmente di Nordafrica, Africa Subsahariana e green politics. Ha preso parte a diversi progetti indipendenti come RockWebzine, Scenari Urbani e Blasting News con brevi collaborazioni. Dopo il conseguimento con massimi voti della laurea magistrale in Scienze Politiche ha conseguito il Master in Marketing, Comunicazione & Made in Italy. Attualmente è studente della VI Edizione del Master in Giornalismo della LUMSA di Roma. È stato coordinatore del podcast “La Geopolitica in Tasca” su OpinioJuris-Law&Politics. È stagista presso “Il Messagero” da marzo 2021.

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