Una riforma per combattere l'agropirateria

L’agropirateria mina la credibilità delle nostre produzioni agroalimentari

Nel gennaio 2014 un’infografica uscita sul New York Times “celebrava” il suicidio del mercato dell’olio extravergine d’oliva italiano, evidenziandone pratiche fraudolente che danneggiavano fortemente l’immagine e la qualità della produzione olearia dell’Italia. Al di là di esagerazioni, prese in giro e correzioni alla grafica del famoso quotidiano newyorkese, il tema delle frodi e della sicurezza alimentare è un argomento che sta minando la credibilità delle produzioni agroalimentari del bel paese che annovera il più alto numero di prodotti IGP (Indicazione Geografica Protetta) d’Europa.

Giornalmente vengono smascherate pratiche delinquenziali o al limite della legalità, ma anche eticamente deprecabili, che riguardano tutti i prodotti della filiera agroalimentare, dall’olio extravergine d’oliva, appunto, tagliato con oli meno pregiati, a volte addirittura di provenienza extracomunitaria, a salse di pomodoro spacciate per 100% italiane ma con concentrati provenienti da diverse parti del mondo, alla bresaola prodotta con carne brasiliana, che ha ricadute anche sulla deforestazione della foresta amazzonica. Per non parlare poi degli allevamenti e dell’agricoltura intensiva, con l’utilizzo di pesticidi in alcuni casi addirittura illegali, la produzione di pasta da farine con presenza di glifosato, erbicida sintetico, dichiarato dagli scienziati cancerogeno, all’utilizzo sovrabbondante di antibiotici, alle pratiche di allevamento crudeli, allo smaltimento di rifiuti speciali nei campi spacciandoli per concime, allo sfruttamento della manodopera e al caporalato.

I numeri delle agromafie

Secondo il rapporto Ecomafie 2020 di Legambiente, nel 2019 sono stai contestati 69.369 reati, 190 al giorno, tra infrazioni penali e illeciti amministrativi nell’ambito della produzione agroalimentare, con un incremento del 54,4% rispetto all’anno precedente. Il valore dei sequestri per frodi agroalimentari ammonta a 550 milioni e invece di 55 milioni l’ammontare delle sanzioni.

L’attività di contrasto e di controllo delle forze dell’ordine consta di 614.000 accertamenti, 1684 al giorno, registrando un aumento di denunce del 19,3% e degli arresti del 22,2%.

I reati che vengono contestati sono soprattutto di 2 tipi: quelli economici, legati alle frodi alimentari e quelli per lo sfruttamento della manodopera.

La riforma in materia di reati agroalimentari

In questo contesto è urgente una riforma in materia di reati agroalimentari. Accelerare l’iter di approvazione del disegno di legge 601, attualmente fermo alla camera, è un obbligo per contrastare, in modo più efficace, i fenomeni sempre più raffinati e subdoli di aggressione verso il prodotto italiano.

La riforma deve colmare un ritardo e aggiornare un codice penale risalente al 1930 e una legge, la 283 del 1962, non più attuale.

Il disegno di legge si basa su 3 linee principali:

  1. Riorganizzazione sistematica dei reati contro la sicurezza alimentare e quindi contro la salute pubblica, le acque, gli alimenti e i medicinali

  2. Le frodi, cioè la tutela della correttezza commerciale e introduce: la distinzione tra avvelenamento e contaminazione che permette un’imputazione più precisa, il reato di informazione commerciale ingannevole o pericolosa, per tutelare scelte consapevoli del consumatore, la tutela del biologico.

  3. La responsabilità da reato delle aziende agroalimentari: le aggressioni più gravi e pervasive avvengono all’interno di un contesto d’impresa, senza voler criminalizzare l’intero settore, ma piuttosto per tutelare gli operatori che rispettano le norme. Lo Stato fornisce in questo caso le linee guida per limitare il rischio delle imprese chiedendogli di adottare un modello di organizzazione, gestione e controllo che regolamenti passo passo l’attività dell’azienda.

Il rinnovamento del sistema agroalimentare è un punto fondamentale per una corretta transizione ecologica che deve concentrare la propria attenzione sulle produzioni biologiche e sulla limitazione e poi l’eliminazione di pratiche di sfruttamento intensivo della terra, di crudeltà nei confronti degli animali e di mancanza di rispetto del lavoro dell’uomo

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