Non c'è transizione ecologica con il nucleare
A nuclear power station with hill landscape and blue sky.

I mini reattori nucleari

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha rilasciato un’intervista a Il Foglio lo scorso 19 maggio nella quale, a proposito del nucleare, ha affermato che esiste un’opzione da sogno “(…) ancora lontana, che è quella del nucleare a fusione (…)” e che ne esiste un’altra più concreta “(…) che è quella che riguarda l’utilizzo dei mini reattori nucleari a fissione che sono quelli che vengono generalmente usati all’interno delle grandi navi, che producono poche scorie e che arrivano a produrre qualcosa come 300 MegaWatt”.

Nella concezione del ministro, la soluzione dei mini reattori nucleari, con tutta probabilità, ha avuto la pretesa di essere concepita non come alternativa alle fonti rinnovabili, ma come integrazione a queste, in linea con l’orientamento per il quale la transizione energetica non dovrebbe portare ad un rimpiazzo immediato e completo delle “vecchie” fonti – così come il petrolio non ha sostituito il carbone –, ma piuttosto all’aggiunta di “nuove” energie che lavoreranno insieme alle precedenti.

Tuttavia, le parole del ministro destano non poche perplessità, almeno per due ordini di ragioni.

L’Italia ha già detto no al nucleare

La prima è che in Italia non si può non considerare che con due referendum (uno nel 1987 e l’altro nel 2011) gli italiani abbiano espresso la loro contrarietà al ricorso ad ogni attività di programmazione elettronucleare. Pertanto, ogni ipotesi di riproposizione in tal senso è in contrasto ab origine con l’orientamento emerso dal duplice esito di un istituto di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione.

Il nucleare non conviene

La seconda, invece, riguarda il fatto che l’energia nucleare, benché rappresenti un’alternativa alle fonti fossili, continua a suscitare non poche preoccupazioni in relazione ai rischi per la sicurezza e la gestione delle scorie radioattive. In aggiunta alla cattiva percezione dell’opinione pubblica, vi sono anche i dubbi circa l’opportunità dal punto di vista economico. Sulla base dei dati ad oggi disponibili, infatti, sembrerebbe che le energie eolica e solare abbiano costi inferiori rispetto a quella nucleare, rendendo quest’ultima decisamente meno competitiva.

Ad affermarlo sono i risultati emersi e ben argomentati nel “The World Nuclear Industry” report del 2019, con il quale i ricercatori indipendenti autori dello studio hanno dimostrato come nel caso degli Stati Uniti, ad esempio, nel periodo 2009-2018 i costi scalari derivanti da fonti rinnovabili (solare ed eolico) abbiano subìto una riduzione rispettivamente del 88% e del 69%, mentre quelli relativi al nucleare hanno registrato un incremento del 23%. Stante la necessità di mitigare e/o di invertire i cambiamenti climatici, il report sottolinea come il nucleare risulti più lento nel raggiungimento di obiettivi tecnici ed operativi per i quali, invece, tutte le alternative low-carbon si rivelano migliori, meno costose e di più celere implementazione.

Un passo indietro

Purtroppo, le dichiarazioni del ministro Roberto Cingolani ancora una volta sembrano supportare la tesi in base alla quale le strategie per una decarbonizzazione del sistema energetico richiedano soluzioni che non sono nelle corde dei decisori politici preposti ad attuarle. In questo meccanismo, apparentemente inspiegabile, un ruolo importante lo svolgono sicuramente le influenze esercitate dalle lobby energetiche che, a livello ufficiale, sfociano in argomentazioni intrise di un’impostazione tecnologica e culturale legata a concezioni ormai superate.

Altra questione da considerare, infine, è che personalità dotate di visibilità mediatica, come appunto un ministro o un politico di primo piano, oltre a non favorire l’assunzione delle decisioni auspicate, finiscano per incidere in senso opposto sul comune sentire, diffondendo punti di vista e opinioni che, condizionando i titoli di una stampa poco incline ad andare oltre la mera dichiarazione, diventano purtroppo dominanti e fuorvianti.

Fortunatamente il ministro, forse per effetto proprio di quanto riportato dagli organi di stampa e delle critiche ricevute, qualche giorno fa ha precisato quanto dichiarato in precedenza, rassicurando che “il nucleare non è verde (…)” che “ci sono delle linee guida chiarissime per l’utilizzo dei fondi del Recovery”. Meglio tardi che mai.

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