Viaggio attraverso l'innovazione italiana
scientists in medical masks and goggles working on scientific research in laboratory

Il rapporto “100 italian life science stories”

Green economy, cultura e coesione sociale sono i tre indicatori fondamentali che, secondo la Fondazione Symbola, presieduta da Ermete Realacci, consentono di misurare quanto il nostro Paese stia puntando su innovazione e sviluppo, bellezza e creatività, capitale umano e territorio.

Lo scorso 10 maggio è stato presentato 100 italian life science stories, il rapporto di Symbola elaborato in collaborazione con Enel e con il contributo di Farmindustria che, attraverso cento storie di innovazione, ha ricostruito un sistema che somma 1,8 milioni di lavoratori, un valore della produzione di 225 miliardi di euro nel 2018, un valore aggiunto di 100 miliardi di euro e che, considerando anche l’indotto, raggiunge il 10% del PIL.

Pandemia e futuro

Ermete Realacci, in occasione della presentazione dell’annuale viaggio nell’innovazione italiana, ha dichiarato come “affrontare con coraggio la crisi prodotta dalla pandemia da Covid-19 e la crisi climatica non è solo necessario, ma rappresenta, come affermiamo nel Manifesto di Assisi, una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro”.

L’interessante rapporto prende spunto da quelli che sono stati gli effetti generati dalla pandemia sulle nostre vite e di come la salute, ritornata al centro di molte scelte sia individuali che collettive, abbia inevitabili riflessi simultanei su lavoro, coesione sociale ed economia. Molti Paesi hanno pagato a caro prezzo l’errore di avere ridotto la spesa sanitaria, indebolito la medicina territoriale e di aver delocalizzato la produzione di molti dispositivi medici e sanitari vitali; allo stesso tempo – si afferma nel report – in Italia è stata compresa l’urgenza di potenziare la produzione di vaccini e cure necessarie a gestire i fabbisogni attuali e futuri del Paese contro il Covid-19. Debolezze che hanno reso meno efficace nella pandemia un Sistema Sanitario Nazionale apprezzato in tutto il mondo, grazie alla qualità del suo personale medico e ricercatori, all’umanità dei suoi operatori e alla collaborazione sinergica con le imprese del comparto delle scienze della vita.

Le eccellenze italiane

Non di certo per effetto diretto e/o indiretto degli scarsi investimenti nella ricerca e sviluppo pubblica, ma un aspetto sorprendente e al tempo stesso confortante emerso dal rapporto è che l’Italia vanta una serie di primati proprio nel settore farmaceutico: ai primi posti in Europa, insieme alla Germania, nella produzione farmaceutica (primi tra i grandi Paesi per valore aggiunto per addetto), che negli ultimi dieci anni ha registrato l’incremento dell’export più alto tra i big europei (+168% rispetto al +86% della media UE); il primo Paese al mondo per numero di citazioni e per produttività della ricerca scientifica in termini di pubblicazioni per ricercatore.

Numerose sono le aree di competenza presidiate da imprese, start-up, università, ospedali e centri di ricerca pubblici e privati: dalla farmaceutica ai dispositivi medici, dalla medicina rigenerativa alla salute di precisione e alla diagnostica, dalla ricerca biotecnologica alla genomica, dalla telemedicina alla robotica e allo sviluppo di software e strumenti di data analysis.

Rafforzare la medicina territoriale

Il rapporto, infine, sottolinea come la qualità emersa delle istituzioni, delle imprese manifatturiere e della ricerca italiane andrebbe incanalata nella direzione di un rafforzamento della medicina territoriale, definito come quel patrimonio di grande valore strategico per il Paese che concorre a creare buona economia e posti di lavoro nella direzione di una visione umanistica del futuro.

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